Tutti i baci di Leo e Cris

Pensavo che la felicità fosse una roba che ti arriva addosso così, all’improvviso, tipo la pioggia,
un colpo di fortuna,
qualcosa che non sai perché eppure c’è
ma la verità è che per la felicità devi combattere
oppure non so, forse solo per me è così
è una guerra continua di intenti, sentimenti, amore e odio, progetti, passato e presente
e per fortuna ho ancora la forza di dire “me la vado a prendere”.

 

Quando ti ho visto inerme
e tu m’hai visto stupita
e io ti ho visto stupendo,
quando ti ho visto un’altra volta ancora
e poi tante altre
era solo un gioco, il nostro, dall’inizio:
è vero o sbaglio?
Era un gioco
mancarti per vedere se mi mancavi,
aspettarti e intanto scrivere una poesia su di me che ti aspetto,
sentire il tuo profumo e andare già nei guai,
vederti da lontano e ingoiare il cuore,
ché non avevo mai fame
e non facevo colazione,
era solo un gioco,
metterci in gioco,
scavare dentro
fin dove nessuno sa arrivare,
era un gioco poterti sfiorare,
non smettere di pensarti nonostante i giorni,
nonostante a volte non volessi,
era un gioco non capirti e scervellarmi
e impazzire se ti pensavo distante
impazzire se mi accorgevo che non mi guardavi,
era solo un gioco l’idea nell’aria che c’era di salvarci
nel silenzio, con le mani tra i capelli,
che io ti salvassi e che tu
mi salvassi,
solo un gioco
sai com’è,
sì,
ma fino a che?

 

Mi hai fregato.
Un minuto prima era un gioco e quello dopo tutto era cambiato. Mi chiedo spesso quand’è che capisci che una persona è importante, quand’è che ti accorgi che un incontro non è più solamente un incontro, ma è diventato un susseguirsi interminabile di palpitazioni, di sorrisi che fanno luce come stelle che nel cielo si prendono tutto lo spazio, quando sai che ogni giorno è più bello se hai con te una persona, una sola accanto.
Mi rispondo che succede quando cominci ad avere paura di perdere quella persona, anche se te la stai vivendo proprio in quel momento.
Tu mi hai fregato. Un secondo prima era un gioco e quello dopo era un gioco che mi avrebbe salvato, finalmente dai miei mostri sotto pelle, non sotto al letto, o che invece mi avrebbe ucciso del tutto.

 

Guardarti, mentre ridevi con me, di me, mentre i tuoi occhi si facevano minuscoli, era sorprendente per un cuore come il mio che non aveva mai perduto nemmeno un battito. E poi mi sono ritrovata così tanto dentro te che a momenti soffocavo, come dentro un labirinto, così tanto dentro te che ancora adesso non ritorno in me. Almeno fino a che non mi sono accorta che non avrei potuto farci più nulla, e non era più un gioco.
Eppure io non avevo mai smesso di giocare.
Per questo mi hai fregato: un minuto prima era un gioco e invece quello dopo ero già dipendente da te.
Già stupidamente tua, già stupendamente tua.

 

Che ancora adesso non faccio che domandarmelo:
quando una persona appartiene a un’altra,
quando le appartiene in tutto e per tutto
e le sue mani, quando sono sole, non fanno che cercare le mani
di quella persona là
e i suoi piedi,
quando stanno sotto le coperte al freddo,
non fanno che avere bisogno
di essere riscaldati
solo dai piedi
di quella persona là
e i suoi occhi non si sentono mai a casa
né al sicuro, né compresi
se non quando davanti a loro
ci sono gli occhi grandi
di quella persona là,
insomma,
quando una persona appartiene del tutto a un’altra
tanto che la sua anima ha una parte mancante
e si sente
nello stomaco e nelle membra
se quella persona là
s’allontana un po’,
quando una persona appartiene
nel profondo
a un’altra
smette mai
davvero
di appartenerle?

 

Forse la nostra è solo una storia come un’altra,
forse non abbiamo niente di diverso dagli altri:
le corse, gli affanni, i ritardi,
le prime volte, i primi acciacchi.
Forse è solo un puntino,
la nostra storia,
tra tutti gli altri puntini
che sono le storie degli altri
e che,
messi insieme,
fanno una terra fatta
a tratteggi,
forse la nostra storia
non avrà cambiato il mondo
forse non avrà fatto nessuna differenza
ed è solo una storia come un’altra
ma per me è speciale,
io dico che è speciale
perché è la nostra.

 

Volevi insegnarmi,
quel giorno,
che starti accanto significava questo:
non dover trovare sempre a tutto un nome,
non dover chiamare per forza un sentimento amore
per star bene;
non dover trovare sempre a tutto una ragione
e potermi ritrovare
vista nei tuoi occhi
come volevo essere,
e potermi ritrovare
dopo una vita passata in battaglia
senz’armi
che tanto non c’era niente più
da combattere,
volevi insegnarmi che starti accanto
significava sapere
di avere un posto,
uno solo nel mondo,
dove poter essere
me stessa nel profondo
e quello che ho imparato
quel giorno,
quando stretta nelle tue braccia
per un momento e basta
la fine non mi ha spaventata,
è che ogni rosa
diventa profumata
solo se viene curata,
e io non sapevo di niente
prima di incontrarti
e adesso, invece,
profumo di te.

 

Perché tu sei l’amore della mia vita
e sai cosa significa?
Non importa chi viene dopo,
non importa chi viene prima
io lo so, in qualche modo
nessuno mai potrà essere importante quanto te.
Sai cosa significa?
Non importa quanto speciali siano le altre persone,
tu sarai sempre la mia preferita.
Tu sei l’amore della mia vita
perché quello che abbiamo vissuto non lo potrò mai rivivere,
anche gli addii e ritorni,
anche i pianti,
la voglia di andar via, di lasciar perdere tutto
salvo poi restare dietro alla porta ad aspettarti che torni
perché in fondo non volevo nient’altro,
tutti gli abbracci dove ho confuso il mio corpo coi tuoi capelli,
tutti i brividi che ancora mi tengo nello stomaco
senza poterli allontanare.

 

E fu la tua dolcezza
non quella dei libri
non quella dei film
non quella delle frasi smielate
non quella dei regali,
fu la tua dolcezza
quella che è semplicemente
spontaneità
che esce fuori dai sorrisi,
che non sai trattenere ma vorresti
perché ti imbarazza,
fu la tua dolcezza
a sferrarmi il colpo di grazia,
a farmi capire con certezza
che non era solo paura di perdere, la mia,
era paura di perdere te.

 

Quando mi hai detto “ti amo”, io sono tornata a casa con le ginocchia che mi tremavano, avevo ancora addosso il tuo profumo e ci pensavo e ci ripensavo, ripetevo in testa quella nostra conversazione:
<<Ti amo.>>
<<Ti amo anch’io.>>
Che poi che vuol dire?, e io mica lo capivo così bene. Solo con il tempo l’ho imparato davvero.

 

Che ti amavo voleva dire che non riuscivo a immaginare niente che non fosse per due, per me e per te.
Che ti amavo voleva dire che ogni volta che ti aspettavo affogavo nella preoccupazione che tu non arrivassi più, che ogni volta che la sera chiudevo gli occhi per addormentarmi ecco che d’un tratto apparivi tu, e chi ti cacciava più ormai.
Che ti amavo significava che ogni brivido, ogni sorriso, ogni paura diventava incredibile, perché vicino a te tutto era amplificato.

 

E pensavo che con te accanto non mi apparteneva più quell’instancabile desiderio di cambiare il mondo, il mondo mi andava bene così com’era.
Ma che ti amavo, credimi, voleva dire che se ti vedevo fragile io il mondo lo volevo cambiare eccome, lo avrei rifatto da capo per te.
Nei nostri abbracci mi attaccavo a te come se ognuno di quelli dovesse essere l’ultimo, e ogni volta che ne uscivo ero felice di vedere che ancora eri lì. Che ti amo vuol dire che non smetto mai di farlo, anche quando fa un sacco male.

 

Ma quando ami qualcuno,
quando quel qualcuno diventa il tuo porto sicuro,
quando diventa il posto
in cui poterti fermare,
in cui poter stare
finalmente a posto,
quando qualcuno diventa tutto
e tremi se pensi che in fondo
non hai altro
e se non lo senti prima di dormire,
non sai più dormire
e se lo senti dentro anche quando
sei piena di vuoti
allora è difficile
non avere ogni istante paura
che lo perderai.

 

Son diventata dipendente
dalla tua voce,
dal tuo odore,
dalle tue piccole voglie
sulle braccia,
dai baci piccoli
sulle labbra,
dalle carezze fin dove solo che ti accarezza col cuore
sa arrivare.

 

Dipendente
dal tuo modo di dormire
e dal mio cercare
di indovinare i tuoi sogni,
dalle follie che avvenivano
quando i nostri corpi
si mischiavano,
dai baci sul collo,
dai morsi
che si mangiavano i mostri,
dalla piega del tuo sorriso
che faceva prendere
una piega buona
alla mia vita,
sì,
proprio buona.
Dipendente
dalla tua voce al telefono
quando,
sospiro dopo sospiro,
dicevi: “Devo andare”
e poi restavi
e dagli abbracci
prima di salutarci,
noi che entravamo deboli
nei nostri corpi
e ne uscivamo forti.

 

Io so che ti amo. Lo so per certo, l’ho capito, sai, per me è ovvio, come il sole, la luna, le stelle, che ci sono e basta, capito? Non c’è bisogno di alzare gli occhi al cielo per sapere che esistono.
Io so che ti amo.

 

Avevi la dolcezza dentro agli occhi
ma li chiudevi per non farmela vedere,
tranne qualche volta
che mi guardavi fino a consumarmi
e io ti sentivo che aprivi la porta dei miei sentimenti a calci.
Avevi bisogno di qualcuno,
non so se avessi bisogno proprio di me
io avevo bisogno di te
anche se pensavo di non avere bisogno di nessuno.
Avevi i tuoi occhi grandi
e io dentro ci ho visto l’estate.

 

… perché sei il più unico pezzo raro
che si possa trovare al mondo,
perché quando piangi
le tue
sono lacrime d’oro
perché quando vuoi essere il migliore
non rendi gli altri peggiori,
perché credi in ciò che credi
anche quando fa male,
perché non vuoi deludere gli altri
e ti metti da parte,
perché hai dentro un universo
che scoppia per venire fuori
ma tu lo tieni chiuso dentro,
e così scoprirlo
diventa più bello.

 

… perché sai mettere insieme
la felicità e il dolore
come se fossero una cosa sola,
è una roba rara
perché nella bocca
hai il sapore
dell’amore,
del terrore,
del piacere,
della vita che è vita
solo se tocca la tua vita.

 

Tra di noi non sarà mai un addio.
Forse non sappiamo andare troppo lontano
se non ci teniamo per mano,
tra di noi non sarà mai un addio,
di sicuro solo un ciao
un arrivederci, a presto,
ti prego, torni a guardarmi?
Non sarà mai un addio
perché continuerò per sempre a tenerti dentro
e continuo ancora adesso,
anche quando non voglio,
ma non so smettere mai,
non è un addio,
anche lontani,
anche distanti anni luce
oramai ci siamo percorsi dentro
e non si torna più indietro,
oramai hai quella parte di me
che nessuno potrà vedere più,
quella che fa di tutto
per strapparti un sorriso
anche quando sono triste
da morire,
anche quando vorrei morire,
non sarà mai un addio
ovunque tu sarai
ovunque io sarò
te lo prometto,
non sarà mai un addio.

 

Tu sei tutte le mie prime volte.
La prima volta in cui mi sono fermata
durante la mia corsa forsennata
per capire se era il caso di sedermi vicino a te a riprendere fiato per un po’.
Però poi non ci ho capito più niente,
e mi sono pure scordata di respirare.
Sei la prima volta in cui ho desiderato
che il tempo non esistesse,
in cui ho viaggiato in treno con un pensiero fisso addosso,
in cui ho camminato per le strade di una città qualunque
senza potermi liberare dalla asfissiante sensazione di poter essere libera solamente insieme a te.
La prima volta in cui ho tirato fuori il coraggio di essere me stessa
senza pensare alle conseguenze,
che ho capito che il tempo non sistema niente e il destino non esiste,
e allora se vuoi tenerti qualcuno devi lottare forte.
La prima volta in cui ho creduto sul serio
che il mio cuore avrebbe potuto avere ragione.

 

Sei tutte le mie prime volte.
La prima volta in cui ho pensato di essere fottuta per davvero,
in cui ho tentato di fuggire da un’esistenza estenuante –
soli io e te.
La prima in cui ho guardato il cielo e ho visto un viso che conoscevo,
in cui ho imparato che la paura crocifigge
i sentimenti e non li ascolta difendersi.
La prima in cui il cuore mi è saltato via dal petto
e se n’è andato chissà dove,
in cui ho pianto sensazioni amare,
in cui ho compreso che l’amore è come il bungee jumping:
una volta che sei in cima devi proprio saltare.

 

Se ci penso insomma, se immagino me
tutta la vita, sempre
con una sola persona e basta
allora non so perché
quella persona sei tu.
A me, che ho sempre odiato pensare
di toccare le stesse mani eternamente
e di sfiorare nel letto sempre gli stessi piedi freddi,
sì, a me forse andrebbe
di condividere con te
quel che resta di me
e di vedere tutti i giorni
ogni giorno
sempre e solo i tuoi capelli,
il tuo modo di morderti le labbra,
mi andrebbe di imparare a memoria le tue abitudini,
i giorni della settimana in cui più ti piace ridere
e mi andrebbe
di stringere solamente la tua mano
e mai quella di qualcun altro
e di tenere tra le dita i battiti del tuo cuore ogni notte
prima di dormire
e di chiudere i miei occhi in simbiosi coi tuoi
e di guardare sempre te
e solo te
uscire in punta di piedi
dal cancello di casa mia,
solo te
e sempre te
ogni mattina e ogni notte.

 

Non sei il mio primo amore. La prima persona con la quale ho visto un film al cinema, imbarazzata e timida, che mi ha fatto tremare le ginocchia di nascosto, sotto a un banco.
Non sei tu la prima persona che mi ha baciata quando ancora non sapevo che due bocche per comunicare veramente tra loro devono rimanere zitte.
Però sei il primo che ha visto i miei occhi brillare di stupore, di passione, di vita vera.
Sei il primo che ha tenuto le mie paure a riparo e ha fatto sì che per un po’, soltanto per un po’, potessero non esistere più.
Sei il primo che mi ha vista spogliata di ogni insicurezza, e poi piena di qualsiasi fragilità.
Il primo con il quale ho tentato di non rovinare tutto perché era tutto troppo importante per essere rovinato da me.
Il primo che si è incasinato dei miei casini e ha sorriso in funzione dei miei sorrisi e mi ha stretta forte quando non riuscivo a respirare, e invece che soffocarmi probabilmente mi ha dato un sacco di anni di vita in più.
Non sei la prima persona che ha sfiorato le mie mani, che è entrata dentro la mia vita, ma sei la prima persona per cui ce l’ho messa tutta affinché restasse, la prima che mi ha fatto sentire che ne valeva la pena.
Sei il primo che mi ha convinto a non sentirmi un disastro, e a volte è bastato anche solo uno sguardo, il primo che mi ha fatto pensare: “È meravigliosamente più bello, quand’è distratto”.
Sei stato il primo a farmi veramente battere il cuore
in una maniera talmente sensazionale da non avere più all’improvviso le parole.
Tu non sei il mio primo amore, sei il mio primo vero amore, e c’è una bella differenza.

 

Tu sei tu
è questo il guaio,
non hai niente a che vedere
col resto delle persone.
Hai tutto diverso,
sei tutto diverso
perché tu sei tu
e non c’entri col resto.
Tu sei tu
anche in mezzo a così tanta gente
che io non riesco a guardare come ti guardo
quando ti guardo e non mi stanco
anche in mezzo a così tanta gente
che dice di tutto e pensa tutt’altro
e tu invece non dici niente
però fai
e fai tanto,
sei tu
con il sorriso che ti spunta quando ti viene in mente un’idea che è geniale ma detta ad alta voce poi mica tanto,
con la tristezza che sale quando negli occhi hai un ricordo che non scappa mai,
con le mani grandi che dentro han tutto quello che mi serve per perdermi e dopo poco ritrovarmi.

 

Tu sei tu
e ci sono persone che mi sono entrate nel cuore
e ci sono persone che mi hanno fatto male
e mi hanno fatto bene
e mi hanno fatto sentire sbagliata
oppure speciale,
ci sono persone a cui voglio
ho voluto
vorrò sempre
un sacco bene
solo che non ti battono, non si prendono mai il tuo posto
nel mio cuore.
Tu sei tu
e nessuno per me
sarà mai come te.

 

Per te potrei venire ovunque
e, se me lo chiedessi piangendo,
potrei persino imparare a volare.

 

Voglio scrivere della tua bocca
che m’ha raccontato poesie,
che m’ha permesso di volare
su in cielo, tra le nuvole,
voglio scrivere di noi,
del tuo corpo nei giorni di maggio,
delle mie paure
posate sul tuo collo,
dell’attesa incessante,
tu che vai via
e non torni più,
io che t’aspetto
con un buco nel petto,
io voglio scrivere di me che ti voglio
più forte di sempre,
della vita che si ferma,
dei nostri piccoli frammenti
di felicita:
i tuoi capelli
tra le mie mani,
i miei dubbi e le tue certezze,
il tuo sguardo nel mio passato,
il mio viaggio nella tua vita,
voglio scrivere dei tuoi capricci
e del mare che m’hai portato a visitare
mano per mano
sulla spiaggia dei nostri sentimenti,
hai raccolto una pietra colorata
e m’hai chiesto perché mai
i miei occhi fossero finiti
nascosti tra la sabbia
e allora hai raccolto i miei occhi
e li hai messi in tasca:
<<Così sono con me sempre>>
hai detto,
sì,
così sono con te sempre.

 

Ricordo tutto,
voglio dire,
ogni momento,
ogni secondo,
ricordo senza potermi fermare.
Ricordo, e tu?
Il primo bacio
quando ti sei avvicinato,
lento,
e mi hai detto qualcosa all’orecchio,
e tu stavi lì a pensare:
“La bacio o no
che se la bacio e non vuole
poi rovino tutto
ma se non la bacio però vuole
allora sono un coglione”,
me l’hai detto poi
e io, ti confesso, pensavo un po’ lo stesso.
Alla fine mi baciasti
e meno male,
e io non pensai:
“Finalmente”
oppure cose così
non pensai: “Era ora”
perché fu una di quelle cose
talmente belle
che quando succedono
non ti lasciano la libertà di pensare
proprio a niente.

 

Ricordo
quando piangevi d’un tratto
e quando io piangevo d’un tratto
e bastava un sorriso dell’altro
per farci smettere
d’un tratto.
E poi ricordo
quando mi parlavi
di tutte quelle
che c’erano state
prima di me,
io ti chiedevo se erano belle,
tu mi dicevi di sì,
io ti chiedevo:
“Belle più di me?”
e tu abbassavi gli occhi
con le mani strette a me:
“No”
e dicevi che la mia bellezza
era una questione d’anima
e io ti dicevo: “Cazzate”
e tu mi dicevi no, è la verità,
mi dicevi che la mia anima
ti sorrideva ogni giorno,
ogni qualvolta
chiedevi al mondo
un po’ di pace del cazzo.
E mi dicevi che ero bella,
non per le gambe,
non per le labbra,
ma per ogni volta
che mi sentivo di non esserlo
per ogni volta
che non mi sentivo all’altezza
e invece
mi mangiavo il mondo.

 

Ricordo
la prima volta,
i respiri,
le mani,
gli occhi
mezzi chiusi,
semiaperti,
gli occhi,
chiuderli in simbiosi
e riaprirli,
i morsi,
i rimorsi
e tu dentro di me
a farti spazio
per rimanere
in eterno.
Io che non avevo più difese,
io che se m’avessi ucciso
non me ne sarei accorta
perché amarti
e morire
era la stessa cosa,
ricordo
la prima volta,
la tua pelle,
le tue ossa
e le mie
che si incastrano
e i miei polsi
tra le tue mani.
Io ricordo
come fosse ieri
che guardarti
dopo aver fatto l’amore
la prima volta
mi fece sentire il corpo
come incastrato,
incatenato al tuo,
inesorabilmente,
per sempre.

 

Mi hai bloccato il cuore sul più bello, e mi hai lasciata col fiato corto a volerti fino alla fine della notte, fino all’inizio del giorno, senza fermarmi un secondo, senza dormire un secondo.
Tu
mi hai condannato per sempre
con la tua unicità del cazzo
e le tue occhiaie uniche
e il tuo tono della voce particolare
e i tuoi modi unici
a non avere scampo,
a cercarti dentro a tutte
le persone che incontro.

 

Lo sai che ti amerò
fino alla fine dei tempi,
quando non lo saprai,
quando neanche io lo saprò.
Lo sai che ti amerò
senza scrupoli e ripensamenti,
senza tornare indietro mai,
ché indietro non ci sono tornata
da quando ho incontrato i tuoi occhi
e tu hai incontrato i miei
e si sono scontrati
e si sono capiti
e si sono piaciuti.

 

Lo sai che ti amerò
con o senza di te,
io ti amerò quando ci sarai,
se ci sarai,
e ti amerò quando non ci sarai,
quando avrò bisogno
che qualcuno mi asciughi le lacrime,
quando avrò bisogno
di un sorriso appena sveglia
e vorrò solo le tue mani
e vorrò solo il tuo sorriso.

 

Lo sai che ti amerò
che sarà difficile
ma io ci riuscirò
fino alla fine dei tempi
ti amerò e amerò il tuo dormire
con i pensieri sui pensieri
le mani nelle mani
io ti amerò senza esitare
fino alla fine dei tempi
porterò con me le frasi
che mi dici quando sei tu
e non una copia riuscita male.
Lo sai che
fino alla fine dei tempi
avrò bisogno del tuo sorriso
che è tuo e solo tuo
che non potrà mai essere
davvero anche un po’ mio.
Perché tu hai tutto di me,
ti appartiene tutto di me
e ti appartengo io
fino alla fine dei tempi
ti apparterrò
fino alla fine dei tempi
tu mi avrai
questo lo so
e lo sai anche tu
anche se abbassi la testa,
anche se siamo lontani,
anche senza il tuo amore
tu mi avrai.
senza che io possa combattere
contro questa spinta
questa spinta terribile
eppure sublime
che mi porta a te
che mi ha sempre portato
a te
che mi lega a te
inesorabilmente.

 

“Quando ti ho visto per la prima volta è stato come ritrovare la parte di me che avevo perso, forse, quando ho messo piede in questo mondo”.

 

Al primo “ciao”
io mica lo sapevo
che un po’ mi avresti cambiata tutta,
che mi avresti resa più coraggiosa,
meno paranoica e meno sola
e un poco più capita
e più me di quanto io non sia mai stata,
mica lo sapevo che avrei tenuto dentro me i tuoi occhi sempre
come stelle dentro al cielo un po’ coperte dalla nebbia.
Al primo “ciao”
che mi hai detto sottovoce
io mica lo sapevo che il tempo da quel giorno non ci avrebbe più sfiorato
che non avremmo più sentito che passava anche se invece passava pure un sacco veloce
che anche il lunedì sarebbe diventato domenica,
e che sarebbe stata primavera sempre dentro a tutti i nostri inverni
ogni istante,
mica lo sapevo che mi avresti fatto luce dentro al buio,
che i miei fantasmi li avresti stretti forte per farli sentire meno soli,
che mi avresti lasciata qui ad aspettarti ogni volta, ogni momento
come se vivere iniziasse sempre dove finisci tu.
Mica lo sapevo,
al primo “ciao” un po’ impacciato,
che tutto quel che sapevo da quell’istante non l’avrei saputo più,
che avrei conosciuto insieme a te la rabbia, il dolore, le paranoie e il rancore
e la meraviglia di svegliarmi e sapere che avrei visto i tuoi occhi
e che di certo mi sarebbero bastati a scordarmi tutto il male.
Al primo “ciao”
che ci siamo detti incerti
io mica lo sapevo che l’amore esisteva davvero
e che all’improvviso mi sarebbe caduto negli occhi direttamente dai tuoi sorrisi estremi -come un oceano tra i capelli-
no, che non lo sapevo
però
me lo sentivo.

(Marzia Sicignano, “Io, te e il mare”)

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