Nessuna traccia di Leo su quel palco: questa è la grandezza di Carmine e del suo Enrico.

Alla prima nazionale “ufficiale” de “La Partitella“, mi sono ritrovata seduta accanto ad un giornalista che era venuto a vedere lo spettacolo per poi recensirlo.

“Mi raccomando!” gli ho detto scherzando mentre aspettavamo che si aprisse il sipario. “Scriva bene, che altrimenti poi le fan di Buschini insorgono!”.

Lui si è messo a ridere, e da lì abbiamo cominciato a parlare di Carmine (pare che sia l’argomento in cui io mi cimenti meglio): del successo di Braccialetti Rossi, di come sia difficile scrollarsi di dosso un personaggio straordinario come Leo, di come ancora venga identificato con lui (e di come la cosa a me dia altamente fastidio). Lui mi ha detto che era proprio curioso di vederlo in una nuova veste e, soprattutto, in questa nuova sfida a teatro che ha un linguaggio completamente diverso da quello televisivo, e che non è affatto scontato che chi riesce bene in uno, riesca poi bene nell’altro.

Mentre guardavo Carmine, su quel palco, mi chiedevo cosa stesse pensando il giornalista: l’ho sentito ridere -tanto-, e l’ho sbirciato mentre se ne stava immobile durante le scene con più tensione emotiva; quando è arrivato l’intervallo tra il primo e il secondo atto, mi ha detto che era stupito perché si aspettava di ritrovarlo come protagonista, e invece “La partitella” è uno spettacolo corale dove non ha un ruolo di maggior spicco rispetto agli altri; gli ho spiegato che molti sono vittima di questo fraintendimento, dettato dal suo nome e dalla sua foto in evidenza sulla locandina, ma che in realtà le parti sono distribuite in modo più o meno equo, anche se nel secondo atto ha molte più scene rispetto al primo. Lui non si è sbottonato più di tanto; quello che mi ha detto è che l’avere accettato questa sfida gli fa onore: cimentarsi nel teatro (che per gli attori cinematografici/televisivi è difficile pure se hanno alle spalle decenni di carriera), perdipiù in uno spettacolo dove non è il protagonista indiscusso, e con un personaggio che è l’anti-leader per eccellenza! Ha detto che tutti gli attori che vogliono essere “grandi attori“, prima o poi questa prova la devono affrontare, e che lui è stato molto coraggioso ad affrontarla così giovane, e reduce ancora dalla scia dell’enorme successo di Braccialetti Rossi; ha aggiunto anche che il condividere la scena con altri diciotto ragazzi non popolari, e farlo con un personaggio non dominante, è da parte sua indice di grande umiltà e professionalità.

Io non lo so, cosa scriverà di Carmine e de “La partitella“, questo signore a cui non ho chiesto né il nome, né per quale giornale lavori, ma quel poco che mi ha detto mi ha resa tanto fiera di lui: che è coraggioso lo sapevo già, ma sentirmelo dire da un estraneo è stato molto, molto appagante; ed è stato appagante anche sentirlo concorde con me su come di Leo, su quel palco, non ce ne fosse traccia; Enrico è un’altra storia, è un altro personaggio, è un’altra avventura, e chiunque è andato o andrà a vederlo, di questo dovrebbe esserne consapevole, per evitare di incappare in confronti fuori luogo o in aspettative deluse: Leo su quel palco non c’è e non ci deve essere; è giusto così, e questa è la grandezza di Carmine. A chi avrà il piacere di vederlo in scena con Enrico (piacere che io mi sono concessa e mi concederò più e più volte), mi sento di dire di non cercare l’anima di Leo, su quel palco, perché non la troverete; l’anima di Carmine invece sì: quella c’è, ben visibile, in tutto il suo splendore e, se gli permetterete di pervadervi, vi abbaglierà, come sempre, con tutta la sua luce.

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