Leo&Cris: anime gemelle predestinate

“Non ti avevo mai visto prima, eppure qui conosco tutti, qui tutti conoscono tutti, e se non ti avevo mai visto da queste parti era perché probabilmente non c’eri mai stata.

Ricordo bene le espressioni del tuo viso, il corpo troppo magro, una maglietta larga che scendeva fino alle ginocchia, e gli occhi verdi tra i capelli che cadevano sul viso.”

 

“Avresti saputo presto che sono un egoista, che a volte faccio per gli altri ciò che non riesco a fare per me, presto avresti conosciuto anche le mie abitudini, i miei complessi, il fatto di non riuscire a stare al passo coi tempi, la mia ossessione per le cose che non esistono, che mi invento per scordarmi della realtà, avresti scoperto per che cosa mi imbarazzo e per che cosa mi stupisco. Avresti imparato presto come dentro io abbia un mondo che nascondo per paura che me lo rovinino come hanno fatto con questo mondo qui.”

 

“Ancora non potevo saperlo che con quelle labbra mi avresti detto le peggiori cose, ma mi avresti anche fatto provare quelle più belle di sempre, non lo sapevo che con quelle labbra mi avresti trafitto il cuore, e che mi avresti salvata con un bacio sul collo a mezz’aria quando sul collo avrei avuto il fiato di mezzo mondo. Come avrei potuto saperlo?”

 

“Non ti avevo mai visto prima, eppure c’era qualcosa in te che mi faceva venir voglia di guardarti un altro po’ e un altro po’ ancora.
Cos’era?

Le cicatrici aperte dei tuoi occhi.

La voglia di sapere perché chi ride sempre così tanto in realtà vorrebbe dire: “Ascoltami”.

La voglia di sapere chi fossi, senza nemmeno conoscerti.”

 

“Ho alzato lo sguardo ed eri lì. I tuoi occhi spalancati hanno sorriso ai miei: si sono subito piaciuti.

Ho sospirato con fatica, ho abbassato lo sguardo ed eri pure lì, fermo, e mi guardavi.

Eri strano. La prima cosa che ho pensato è che eri davvero strano.

In più mi stavi anche un po’ sul cazzo, ed era un male, perché le persone che odio tanto sono le uniche che poi arrivo ad amare.”

(Marzia Sicignano, Aria)

 

Lo ero anch’io, sai, stanca di combattere contro la vita, di dover sempre trovare una scorciatoia, una via d’uscita, di sentirmi inadeguata, di cercare un’alternativa al futuro, di non saper essere me stessa perché non sarebbe stato popolare; stanca del passato che si infila nel petto come le lame, dell’indecisione, del vuoto dentro che sembra parlare, che sembra dire: “Andrà tutto male”.

Mi hai sorriso.

Sembravi volermi dire: “Ehi, respira. Andrà tutto bene”.

(Marzia Sicignano, Aria)

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