La settima volta

La settima volta è stato il primo di tre giorni indimenticabili, trascorsi in una dimensione parallela dove esistevate solo tu e Roma (anche le mie compagne di avventura, dai, e anche i tuoi).

Credo fu in quell’occasione che, tramite te, il mio legame indissolubile con Roma si saldò definitivamente.

Io e lei avevamo già un passato di lacrime e di gioia incontenibili alle spalle, un incontro mozzafiato lì, proprio lì, sui gradini di Trinità dei Monti, a due passi dal teatro dove adesso c’eri tu, un amore folle, un giorno di poesia per una vita in prosa, tanto tempo fa, prima che (anche grazie a te) mi ricordassi della me stessa più autentica, quella che di poesia vuole viverci sempre, tutti i giorni, tutti i momenti, e che la prosa la lascia a chi è portato, io no, io no di certo.

Ma questa è un’altra storia.

La storia che racconto adesso si svolge in un teatro importante, antico, nel centro di Roma.

Un teatro dove sono stata tanto felice.

Un teatro dove sono stata a un passo da te, per l’ennesima volta, ma stavolta tanto a lungo, ad ascoltarti, a vederti sorridere, a non poterci credere di averti lì per così tanto tempo, e così vicino che se avessi allungato la mano avrei potuto toccarti, così vicino che se ci fosse stato silenzio avresti sentito quanto batteva il mio cuore per l’emozione.

Ci tornerei a quel momento, sai?

Ci tornerei a quei giorni.

Nonostante io viva sempre centrata nel presente, al massimo appena appena proiettata nel futuro, nonostante io rifugga la nostalgia per ciò che è passato e non esiste più, io a quei giorni con te ci tornerei.

Tornerei in quel teatro, ad un passo da te, tornerei su quella poltrona rossa in fila zero altre mille volte, tornerei ad aspettarti accanto a quella porta bianca, con Daniele che esce sempre per primo e ricicla sempre la stessa battuta, dicendo che tu sei andato via in elicottero.

Tornerei lì per stare con te, e vederti recitare, e sentire la tua voce, e scambiare due parole, e sorridere delle tue battute, e, perdonami la superficialità, tornerei anche ad ammirarti con indosso quella divisa azzurra che ti sta d’incanto.

Ma d’altronde lo sai, che l’azzurro è il tuo colore, ed è anche il nostro codice speciale, quello che mi permette di non sentirti lontano mai, nonostante lontano lo sei.

Tanto.

Da tanto tempo.

Ho il privilegio di sentirti sempre vicino, è vero.

Però in quel teatro, lì con te, a un passo da te, io ci tornerei.

Ci tornerei all’infinito.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *