La seconda volta.

Roma, 21 settembre 2017

 

Tre anni fa.

La seconda volta.

Migliore della prima, come spesso capita per tutte le seconde volte della vita in generale. Forse perché la seconda volta sei più preparato a quello che ti aspetta, anche se col tempo ho imparato che con te è tutto così imprevedibile che preparata ho smesso di sentirmici già da un bel po’.

Ho il batticuore ancora adesso, se solo ci ripenso, a quella volta lì.

Al sole che iniziava a calare sul cortile, alla pianta di rosmarino che ho torturato mentre ti aspettavo, al tuo passo spedito che contrariamente alla prima volta ho riconosciuto immediatamente.

Quel tuo “Cià-oo” che non mi scorderò mai.

Il mio imbarazzo, mentre ti chiedo se hai cinque minuti per me.

Sì, ce li avevi, e alla fine ne hai trovati anche di più, dieci, quindici, non so, mentre io per la paura che scappassi via da un momento all’altro, ti investivo di parole a raffica, parlando così veloce che a pensarci ora mi stupisco del fatto che tu capissi tutto e riuscissi a rispondermi in modo pertinente.

E poi la mia voce da bambina timida che ti chiede “Ti posso abbracciare…?” mentre stiamo per fare la foto insieme, e tu che mi rispondi “Certo!” e che mi guardi con quell’espressione stupita, perché mi sa che era da un po’ che nessuno te lo chiedeva e ti eri abituato a prenderli tutti a prescindere, gli abbracci, e mi sorridi, e mi attiri a te stringendomi, prima ancora che io trovi il coraggio di abbracciarti per davvero.

Era la prima volta che sentivo il calore del tuo corpo, e non sapevo ancora quante altre volte lo avrei cercato, in ogni successivo incontro, e lo avrei trovato, provando quella meravigliosa sensazione che provi quando sei lì, proprio lì, nel posto dove vorresti essere.

Avevi una felpa grigia, calda e morbida, che non ti avevo mai visto indossare prima e che non ti ho rivisto indossare più. Mi piace molto questa cosa: è come se quella felpa appartenesse solo al mio ricordo e a quello di nessun altro. Profumava di ammorbidente, e quell’odore mi è rimasto addosso per giorni. Ho passato tutto il viaggio in treno a sniffare la manica del mio cardigan che era stata a contatto con te, e per una settimana l’ho indossato per dormire, fino a che il tuo odore è andato via, al contrario di tante altre cose che non sono andate via più.

In qualche modo lo avevo sempre saputo, che sarebbe stato un viaggio senza ritorno ?.

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