La decima volta

La decima volta era primavera inoltrata.

Ricordo il tepore del sole, così piacevole sulla pelle, mentre me ne stavo seduta sui gradini del Centro Sperimentale, aspettando che mi dicessero che potevo finalmente entrare.

Era il giorno dopo il tuo compleanno, e io ti avevo portato una torta che ti ho poi fatto recapitare in camerino, e avevo paura che con il caldo si rovinasse.

Avevo salito le scale che mi portavano da te col cuore in gola, analizzando e memorizzando minuziosamente tutto quello che vedevo lungo il tragitto, pensando che era quello che vedevi ogni giorno tu, da più di due anni.

Per un tempo indefinito che non ricordo più, sono stata seduta su una panca scomoda ma in primissima fila a guardarti recitare, lì, davanti a me, senza nessun palco a dividerci, così vicino che a volte avrei quasi potuto allungare una mano e toccarti, così vicino che in certi momenti era davvero difficile gestire tutte le emozioni fortissime che stavo provando, così vicino da farmi letteralmente mancare il respiro.

E poi aspettarti, nel chiostro, con la paura di non riuscire a fermarti.

E invece è stato così semplice: ho chiamato il tuo nome e tu ti sei girato subito, regalandomi un sorriso meraviglioso, e mi hai raggiunta, e mi hai detto “Anche qui?!”.

E poi mi hai chiesto se fossi stata io a mandarti la torta, e che dovevi immaginarlo, e mi hai ringraziata mille volte, per la torta, e per il regalo, ed eri così stupito mentre sfogliavi il fotolibro con le storie dei fan che ti hanno incontrato, e continuavi a ripetere “Ma daaai! Ma pensa te!!!”, e io ero così felice di essere riuscita di nuovo a sorprenderti.

E così me ne sono tornata a casa ancora una volta con il cuore traboccante di gioia, quella pura, quella incontaminata, quella che tu hai un talento speciale nel donarmi.

Tu, come nessun altro.

Tu 💙.

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