Incantevoli frammenti di te

Sono folle, folle di te, amore
che vieni a rintracciare

nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d’amore per te.

(Alda Merini)

 

 

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

(Pablo Neruda)

 

 

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo.
Amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte.
Amo in te le cose lontane.
Amo in te l’impossibile.
Entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

(Nazim Hikmet)

 

 

Règia catena, ripido crinale,
patibolo di amplessi, di piacere;
Tu, tu, tutto tu, canto d’Animale:
cerco lo schianto d’ossa per godere
dopo quel pànico fiutare fiero
l’ischio robusto di maschio guerriero.
Nell’acetàbolo voglio cullare
la perversione che pura pretende
leccare lenta lombi – per lodare
lo lembo ligneo ch’al sesso scende.
Tu m’ubriachi, cresta iliaca
goduria pelvica, dionisiaca…

(Chiara Daino)

 

ù

O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
queste notti frenetiche sarebbero
la nostra estasi!
Futili i venti,
a un cuore in porto:
ha riposto la bussola,
ha riposto la carta.
Vogare nell’Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi,
stanotte in te!

(Emily Dickinson)

 

 

Io desidero te, soltanto te,
il mio cuore lo ripeta senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Come la notte nell’oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità
della mia incoscienza risuona questo grido:
“Io desidero te, soltanto te”.
Come la tempesta cerca fine
nella pace, anche se lotta
contro la pace con tutta la sua furia,
così la mia ribellione
lotta contro il tuo amore eppure grida:
“Io desidero te, soltanto te”.

(Rabindranath Tagore)

 

Rapita,

nello specchio dei tuoi occhi,
respiro
il tuo respiro.
E vivo.
(Saffo)

 

 

Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.
Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine io t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.
Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.
In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.

(Pablo Neruda)

 

 

Io sono folle, folle, folle d’amore per te.
Io gemo di tenerezza perché sono folle, folle, folle
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era cosi caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento
ero malata di tua perdizione.

(Alda Merini)

 

 

Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

(William Shakespeare)

 

 

Sei la mia schiavitù.
Sei la mia libertà.
Sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate.
Sei la mia patria.
Tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi.
Tu, alto e vittorioso,
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

(Nazim Hikmet)

 

 

Torna amore.
Vela delicata e libera 

che occupi il pensiero della mia terra.
Sto morendo sulla grandiosità di un fiume 
che è rosso di desiderio 
e vorrebbe travolgere il tuo amore
.

(Alda Merini)

 

 

Ancora mi struggo per l’angoscia dei desideri.
Ancora l’anima mia ti desidera.
E nella tenebra dei ricordi,
ancora io rivedo il tuo volto…
Il tuo caro, indimenticabile volto,
che è sempre, e ovunque, davanti a me,
così inafferrabile, così immutato,
come una stella nel cielo notturno…

(Fedor I. Tjutcev)

 

 

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

(Pablo Neruda)

 

 

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.
Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

(Pablo Neruda)

 

 

Perché ti amo, 
di notte son venuto da te 
cosi’ impetuoso e titubante 
e tu non mi potrai più dimenticare:
l’anima tua son venuto a rubare. 
Ora lei è mia, del tutto mi appartiene
nel male e nel bene.
Dal mio impetuoso e ardito amare,
nessun angelo ti potrà salvare.

(Herman Hesse)

 

 

L’amore non dà nulla 
fuorché se stesso 
e non coglie nulla 
se non da se stesso. 
L’amore non possiede, 
né vorrebbe essere posseduto,
poiché l’amore basta all’amore.

(Khalil Gibran)

 

 

Oggi, in questa notte calda 
dolce come il profumo di fiori esotici, 
svegliati ad una vita che scotta. 
La mia nostalgia ed il mio amore 
è tutta la mia fortuna e sfortuna 
è scritta come una muta canzone
nel tuo sguardo oscuro da fiaba.
E la mia nostalgia ed il mio amore,
sfuggito al mondo e ad ogni suo rumore,
si è costruito nei tuoi occhi oscuri
un segreto trono da re.

(Herman Hesse)

 

 

Farò della mia anima uno scrigno 
per la tua anima, 
del mio cuore una dimora 
per la tua bellezza, 
del mio petto un sepolcro 
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

(Kahlil Gibran)

 

 

Sovrumana dolcezza,
io so, che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.
Se tutti i succhi della primavera
fossero entrati nel mio vecchio tronco,
per farlo rifiorire anche una volta,
non tutto il bene sentirei che sento
solo a guardarti, ad aver te vicino,
a seguire ogni tuo gesto, ogni modo
tuo di essere, ogni tuo piccolo atto.
E se vicino non t’ho, se a te in alta
solitudine penso, più infuocato
serpeggia nelle mie vene il pensiero
della carne, il presagio
dell’amara dolcezza,
che so che ti farà i begli occhi chiudere
come la morte.

(Umberto Saba)

 

 

Scuote Amore il mio cuore
come il vento sul monte
si abbatte sulle querce.

(Saffo)

 

 

Rimani davanti ai miei occhi, e lascia
che il tuo sguardo infiammi i miei canti.
Resta fra le tue stelle, e alla loro luce
lascia ch’io accenda la mia adorazione.
La terra rimane in attesa 
sul ciglio della strada del mondo;
Rimani in piedi sul verde mantello
ch’essa ha steso sul tuo cammino;
e fa ch’io senta nei fiori di campo
il prolungamento del mio saluto.
Resta nella mia sera solitaria
dove il mio cuore veglia da solo;
e colma la coppa della sua solitudine,
che sente in me l’infinità del tuo amore. 

(Rabindranath Tagore)

 

 

Furtivo e caldo
il mio desiderarti
scivola sotto la pelle,
lenta dolce marea
a sommergermi il cuore.
Piccolo sasso levigato
il mio continuo pensarti
solleva increspando
il lago delle mie emozioni
in cerchi che sempre
più grandi diventano.
Sei un brivido di primavera
a ricoprire con iridati
fiori l’anima,
a ridestare le tenere melodie
dalle silenziose profondità
del mio essere…
Tu ladro gentile dei miei pensieri,
io, derubata, eppur più ricca di vita.
Ubriacante mio sogno d’amore
temo il risveglio…
Non sopravviverei alla ripida discesa
dopo esser salita in paradiso.
Ma se un vento contrario
ti portasse lontano da me
di te conserverò,
come dono raro e fecondo,
l’acqua della vita che hai versato
sulle mie secche labbra
e i teneri germogli
nati quando credevo
d’esser morta
a me stessa.

(Loretta Margherita Citarei)

 

 

Sei bello come
è bello il prato tenero dietro l’arcobaleno
nel tacito meriggio d’acqua e sole,
come i riccioli della primavera
nel sole dell’aurora,
l’avena fine della staccionata
contro il sole calante dell’estate,
come i tuoi occhi verdi e il mio riso vermiglio,
il mio profondo cuore e il mio amoroso palpito.

(Juan Ramon Jimenez)

 

 

Aspro amore, viola coronata di spine,
cespuglio tra tante passioni irto,
lancia dei dolori, corolla della collera,
per che strade e come ti dirigesti alla mia anima?
Perché precipitasti il tuo fuoco doloroso,
d’improvviso, tra le foglie fredde della mia strada?
Chi t’insegnò i passi che fino a me ti portarono?
Quale fiore, pietra, fumo ti mostrarono la mia dimora?
Certo è che tremò la notte paurosa,
l’alba empì tutte le coppe del suo vino
e il sole stabilì la sua presenza celeste,
mentre il crudele amore m’assediava senza tregua
finché lacerandomi con spade e con spine
aprì nel mio cuore una strada bruciante.

(Pablo Neruda)

 

 

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

(Victor Hugo)

 

 

In quanti modi t’amo? 
Lascia che conti.
Ti amo nell’alto, nel vasto, nel profondo
cui l’anima si tende quando, 
sentendosi non vista, 
si protende ai confini
dell’Essere e dell’Ideale Grazia.
Ti amo nel più modesto uso quotidiano,
dal sole alla candela.
Come chi lotta per Giustizia t’amo, libera.
Come chi dagli onori fugga t’amo, pura.
Con la passione di antiche pene t’amo e con puerile fede.
Ti amo con l’amore che credevo perduto coi miei
perduti santi,
– ti amo col respiro, il riso, i pianti di tutta la mia vita! –
e, Dio mi conforti,
meglio ti amerò dopo la morte.

(Elizabeth Barrett Browning)

 

 

Non mi hai toccato ancora.
Amor passa per gli occhi
e scende nel cuore.
Amor di lontano
ci esercita
e perfeziona.
Ma chi
potrebbe ora toccarmi,
se non tu?
Passeggio nell’aria,
nel bosco sacro
color di brina,
nell’aureola.

(Jacqueline Risset)

 

 

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato
ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E tuo
E mio…

(Jacques Prévert)

 

 

Non posso esistere senza di te. 
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: 
la mia vita sembra che si arresti lì, 
non vedo più avanti. 
Mi hai assorbito. 
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduto
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

(John Keats)

 

 

La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi mai incontrato.
Meno sconforto ogni volta
che dobbiamo separarci,
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà.
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile,
e subito,
fra un istante.
E che poi,
giacché non è possibile,
si sgomenta,
e respira a fatica.
La vita
sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi incontrato.
Soltanto,
non sarebbe la mia vita.

(Erich Fried)

 

 

Stella, mia unica stella,
nella povertà della notte sola,
per me, sola, rifulgi.
Nella mia solitudine rifulgi.
Ma, per me, stella
che mai non finirai d’illuminare,
un tempo ti è concesso troppo breve.
Mi elargisci una luce
che la disperazione in me
non fa che acuire.

(Giuseppe Ungaretti)

 

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
È in te l'illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento,
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alto e taciturno.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

(Pablo Neruda)

 

 

Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un’altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.

(Pedro Salinas)

 

 

Non posso più essere contenta.
Per tutti i miei giorni devo portare
nella mia nostalgia la tua immagine.
Son proprio tua.

(Federico Garcia Lorca)

 

 

Saprai che non t’amo e che t’amo 
perché la vita è in due maniere, 
la parola è un’ala del silenzio, 
il fuoco ha una metà di freddo. 
Io t’amo per cominciare ad amarti, 
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.
T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo
e per questo t’amo quando t’amo.

(Pablo Neruda)

 

 

Nella lontananza, 
l’amore brilla come una stella lontana. 
Non ti puoi scaldare con il suo calore, 
non puoi vedere con la sua luce,
eppure il nostro sguardo rimane fisso su di lei,
e mai vi sarà nulla di più bello.

(Alan Douar)

 

 

Invidio i mari che lui attraversa,
invidio i raggi delle ruote
della carrozza che lo porta in giro,
invidio le curve colline
che osservano il suo viaggio.
Tutti possono vedere facilmente
quel che invece – ah, cielo –
a me è vietato assolutamente.
Invidio i nidi dei passeri
che punteggiano le sue lontane grondaie ,
la mosca soddisfatta sul suo vetro,
e le foglie felici – felici –
che fuori dalla sua finestra
scherzano approvate dall’estate.
Invidio la luce che lo sveglia
e le campane che gli annunciano con forti
rintocchi il mezzogiorno.
Fossi io per lui il mezzogiorno.

(Emily Dickinson)

 

 

Mio caro ragazzo,
ti amo ancora
e ancora
e senza riserve…
In ogni modo possibile.
Anche le mie gelosie non erano che agonie dell’Amore,
nelle fitte più intense che mai ho provato,
sarei morta per te.
Tu sempre nuovo.
L’ultimo dei tuoi baci era il più dolce,
l’ultimo sorriso il più luminoso,
l’ultimo movimento il più aggraziato.

(John Keats)

 

 

Sarei già andata lontano,
tanto lontano quanto è grande il mondo,
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio al tuo destino,
così che solo in te posso conoscermi.
E la poesia, i sogni, il desiderio,
tutto mi spinge a te, alla tua natura,
e dalla tua dipende la mia vita.

(W. Goethe)

 

 

Il mio amore era così unico,
come il cielo iridato di una goccia
di rugiada, in un fiore dell’alba.
Il tuo sole mi colpì nel sangue,
evaporò la rugiada,
e restai senza cielo.

(Juan Ramon Jimenez)

 

 

Ah questo vuoto!
Questo tremendo vuoto
che sento qui nel petto…!
Spesso penso,
se potessi stringerlo,
una sola volta,
stringerlo al cuore,
questo vuoto verrebbe colmato.

(Johann Wolfgang Goethe)

 

 

Rassegnazione d’amore,
tanto infinita
come l’impossibile.

(Juan Ramon Jimenez)

 

 

L’amore, quando si rivela,
non si sa rivelare.
Sa bene guardare lui,
ma non gli sa parlare.
Chi vuol dire quel che sente
non sa quel che deve dire.
Parla: sembra mentire…
Tace: sembra dimenticare…
Ah, ma se lui indovinasse,
se potesse udire lo sguardo,
e se uno sguardo gli bastasse
per sapere che lo sto amando!
Ma chi sente molto, tace;
chi vuol dire quello che sente,
resta senz’anima né parola,
resta solo, completamente!
Ma se questo potesse raccontargli
quel che non oso raccontargli,
non dovrò più parlargli,
perché gli sto parlando…

(Fernando Pessoa)

 

 

Oh i tuoi occhi,
ancor fissi
ai roseti del cielo;
feriti, nel misto
di umano e divino,
da spine di stelle!

(Juan Ramon Jimenez)

 

 

Appare il sole radioso,
e tu dietro a lui, spero.
Esci fuori in giardino e sei rosa fra le rose,
e sei giglio fra i gigli.
Quando nel ballo ti muovi si muovono le stelle,
insieme e intorno a te.
Notte! E così sarebbe notte!
Tu superi lo splendore soave e seducente della luna.
Seducente e soave sei tu,
e fiori, luna e stelle a te s’inchinano, o sole!
Sole, sii anche per me artefice di giorni radiosi!
Questa è vita, è eternità.

(Goethe)

 

 

Quando si ama
non vi è nulla di meglio che
dare sempre, tutto:
la propria vita,
il proprio pensiero,
il proprio corpo,
tutto quel che si possiede;
sentire quel che si dà;
mettere tutto in gioco e poter dare
sempre di più.

(G. de Maupassant)

 

 

Quando l’amore vi chiama, seguitelo,
anche se le sue vie sono dure e scoscese.
E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui,
anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni
come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché l’amore come vi incorona,
così vi crocifigge.
E come vi fa fiorire, così vi reciderà.
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri
rami che fremono al sole,
così scenderà alle vostre radici
e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.

(Khalil Gibran)

 

 

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno ha perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s’illanguidiscono un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d’autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà giorno, mia rosa, verrà giorno
che gli uomini si guarderanno l’un l’altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

(Nazim Hikmet)

 

 

Ti amo tanto, amore mio…
non canta il cuore umano con più verità…
Amo te come amico e come amante,
in una sempre diversa realtà.
Ti amo affine, di calmo amore pronto,
e da oltre ti amo, presente in nostalgia.
Ti amo, insomma, con grande libertà,
dentro l’eterno ed in ogni momento.
Come ama l’animale ti amo semplicemente,
d’amore privo di mistero e privo di virtù,
con un desiderio massiccio e permanente.
E di amarti talmente e di frequente,
un giorno nel corpo tuo di repente
avrò da morire di amare più che uno possa.

(Vinicius De Moraes)

 

 

Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiato?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio,
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia,
lui lo accarezza.
O forse sta camminando,
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari,
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?

(Nazim Hikmet)

 

 

Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda
e la voce non esce
e la lingua si spezza.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle
e gli occhi più non vedono
e rombano le orecchie.

(Saffo)

 

 

Fa’ pure del tuo peggio per sfuggirmi:
tu in me vivrai per tutta la mia vita.
Mi par di meritare miglior sorte
di quella che è balia dei tuoi capricci.
Non puoi torturarmi con la tua incostanza.
Ma esiste felicità che nuvole non tema?

(William Shakespeare)

 

 

A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente.
Subito a me il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda,
e la voce si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

(Saffo)

 

 

Quando sarai arrivato e ti avrò visto,
piangendo a forza di aspettarti,
cosa ti dirò?
E dell’angoscia di amarti, aspettandoti
ritrovato, come ti amerò?
Che bacio tuo di lacrima avrò
per dimenticare ciò che ho vissuto ricordando,
e che farò del vecchio dolore quando
non potrò dirti perché ho pianto?
Come nascondere l’ombra in me sospesa
per l’angoscia della memoria immensa
che la distanza ha creato – fredda di vita,
immagine tua che io ho composto serena
attenta al mio richiamo e alla mia pena
e che vorrei non perdere mai più…

(Vinicius De Moraes)

 

 

Ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
come fa di una torcia la luce del giorno;
i suoi occhi in cielo fluirebbero per l’aereo spazio così luminosi
che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.

(William Shakespeare, Romeo e Giulietta)

 

 

L’amore non dà nulla
fuorché sé stesso
e non attinge
che da se stesso.
L’amore non possiede
né vorrebbe essere posseduto,
poiché l’amore
basta all’amore.

(Khalil Gibran)

 

 

Poiché non sei colui che io cercavo,
né del mio ieri alcunché ricordi;
poiché non c’è, al di qua e al di là dei mari,
qualcuno più erba e seta, avena e lava;
poiché l’effimero e il vano mi riveli
degli idoli antichi che adoravo
e così senza inni arrivi
quando io già di tutto disperavo.

(Vinicio de Moraes)

 

 

Dammi la mano e danzeremo.
Dammi la mano e mi amerai.
Come un solo fior saremo,
come un solo fiore e niente più.
Lo stesso verso canteremo,
allo stesso passo danzerai.
Come una spiga onduleremo,
come una spiga e niente più.
Ti chiami rosa e io speranza,
ma il tuo nome dimenticherai
perché saremo una danza
sulla collina e niente più.

(Gabriela Mistral)

 

 

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nudo e vestito di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà.
Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati
come nell’arco delle mie braccia,
nel tuo sonno non dimenticarmi.

(Nazim Hikmet)

 

 

Dammi le tue mani per l’inquietudine.
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato,
di cui tanto ho sognato nella mia solitudine.
Dammi le tue mani perch’io venga salvata.
Quando le prendo nella mia povera stretta
di palmo e di paura, di turbamento e fretta,
quando le prendo come neve disfatta
che mi sfugge dappertutto attraverso le dita,
potrai mai sapere ciò che mi trapassa,
ciò che mi sconvolge e che m’invade?
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
e che ho tradito col mio trasalire?
Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo,
questo muto parlare dei sensi animali,
senza bocca e senz’occhi, specchio senza immagine,
questo fremito d’amore che non dice parole?
Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
d’una preda tra esse per un istante tenuta?
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
un lampo avrà d’insaputo saputo?
Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi.
Taccia il mondo per un attimo almeno.
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti,
ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

(Luis Aragon)

 

 

Uno sguardo che rivela il tormento interiore
aggiunge bellezza al volto,
per quanta tragedia e pena riveli,
mentre il volto che non esprime,
nel silenzio, misteri nascosti non è bello,
nonostante la simmetria dei lineamenti.
Il calice non attrae le labbra
se non traluce il colore del vino
attraverso la trasparenza del cristallo.

(Khalil Gibran)

 

 

Grazie:
per i grandi occhi colorati di mare
ove il mio sogno scalpita;
per le tue labbra morbide dolci come il miele
ove il mio sogno corre e ride;
per la tua pelle vellutata, liscia come la seta
ove il mio sogno plana e approda;
grazie per come sei,
la tua bellezza ossigena i miei desideri.

(Bruno Baldo)

 

 

Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello
che canta la sua melodia nella notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere trafitti dalla vostra stessa
comprensione d’amore
e sanguinare condiscendenti e gioiosi.
Destarsi all’alba con cuore alato
e rendere grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio
e meditare sull’estasi d’amore.
Grati, rincasare la sera
e addormentarsi
con una preghiera in cuore per l’amato
e un canto di lode sulle labbra.

(Khalil Gibran)

 

 

Non dire mai che il mio cuore ti è stato infedele.
Sebbene la lontananza sembrasse attenuare la mia fiamma:
Potrei forse allontanarmi da me stesso?
No, come non potrei abbandonare la mia anima
che è chiusa nel tuo petto:
quella è la casa del mio amore.
Se ho vagato,
come ogni viaggiatore alla fine torno a casa,
giusto in tempo,
dal tempo non cambiato.
Porto l’acqua nella fedeltà per lavare le sozzure del viaggio.
Non credere – benché nella mia natura regni
la fragilità che assedia ogni tipo di sangue –
che io possa stupidamente insozzare quell’acqua,
che io lasci per un nulla la tua ricchezza di bontà:
perché nulla è per me l’intero l’universo,
tranne te, mia rosa:
nell’universo sei tu il mio tutto.

(William Shakespeare)

 

 

Di te amo i grandi occhi,
dove sondo la voragine buia della mia ansia,
per scoprire negli arcani
sotto l’oceano, oceani.
Di te amo più di quanto riescano a dire
la mia parola
e la mia tristezza.

(V. De Moares)

 

 

Dammi le tue mani per l’inquietudine.
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato,
di cui tanto ho sognato nella mia solitudine.
Dammi le tue mani perch’io venga salvata.
Quando le prendo nella mia povera stretta,
di palmo e di paura, di turbamento e fretta;
quando le prendo come neve disfatta
che mi sfugge dappertutto attraverso le dita.
Potrai mai sapere ciò che mi trapassa?
Ciò che mi sconvolge e che m’invade?
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge?
E che ho tradito col mio trasalire?
Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo?
Questo muto parlare dei sensi animali,
senza bocca e senz’occhi,
specchio senza immagine?
Questo fremito d’amore che non dice parole?
Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
d’una preda tra esse, per un istante, tenuta?
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
un lampo avrà d’insaputo saputo?
Dammi le tue mani, ché il mio cuore vi si conformi.
Taccia il mondo per un attimo almeno.
Dammi le tue mani, ché la mia anima vi s’addormenti,
ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

(Louis Aragon)

 

 

Si può essere innamorati
di diverse persone per volta,
e di tutte con lo stesso dolore,
senza tradirne nessuna.
Il cuore ha più stanze di un bordello.

(Gabriel Garcia Marquez)

 

 

Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo;
nel vuoto dei vetri grevi di silenzio e d’ombra
dove con nude mani cerco i tuoi riflessi.
Chimerica è la forma del tuo cuore
e al mio desiderio perduto il tuo amore somiglia.
O sospiri di ambra,
sogni,
sguardi.
Ma non sempre sei stato con me, tu.
La memoria mia oscurata è ancora
d’averti visto giungere e sparire.
Ha parole il tempo,
come l’amore.

(Paul Eluard)

 

 

Al di là della gente,
sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te, ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora,
più oltre di me, ti cerco.
Non sei ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
E per trovarti,
cessare di vivere in te,
e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull’altra sponda di tutto
– per trovarti –
come fosse morire.

(Pedro Salinas)

 

 

La beltà così fisso mirai
che la vista n’è colma.
Linee del corpo.
Labbra rosse.
Voluttuose membra.
Capelli da un ellenico simulacro,
spiccati e tutti belli,
pur sì scarmigliati,
cadono appena sulla fronte bianca.
Volti d’amore,
come li voleva il mio canto…
incontrati nelle notti
di giovinezza,
nelle mie notti,
segretamente…

(K. Kavafis)

 

 

Ti guardo e il sole cresce,
presto ricoprirà la nostra giornata.
Svegliati cuore e colorati mente,
per dissipare le pene della notte.
Ti guardo, tutto è spoglio,
fuori le barche hanno poca acqua.
Bisogna dire tutto con poche parole,
il mare è freddo senza amore.
E’ l’inizio del mondo.
Le onde culleranno il cielo
e tu vieni cullato dalle tue lenzuola.
Tiri il sonno verso di te.
Svegliati, che io segua le tue tracce:
ho un corpo per attenderti,
per seguirti,
dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra,
un corpo per passare la mia vita ad amarti,
un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno.

(Paul Eluard)

 

 

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza;
aureola di tempo, arca notturna e sicura;
e se non so più quello che ho vissuto
è perché non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.
Foglie di luce e spuma di rugiada,
canne del vento, risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,
profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.

(Paul Eluard)

 

 

Sempre c’è un domani
e la vita ci dà un’altra possibilità
per fare le cose bene,
ma se mi sbagliassi
e oggi fosse tutto ciò che ci rimane,
mi piacerebbe dirti quanto ti amo,
che mai ti dimenticherò.

(Gabriel Garcia Marquez)

 

 

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci,
il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
Lontano come i tuoi occhi
tu sei venuto dal mare,
dal vento che pare l’anima.
E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa,
portata via dal suo soffio.
Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercato.
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
E il bacio che cerco è l’anima.

(Alfonso Gatto)

 

 

Vorrei poter soffocare
nella stretta delle tue braccia,
nell’amore ardente del tuo corpo,
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti,
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest’acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confusa in te,
disperatamente
quest’insaziabilità della mia anima.

(Cesare Pavese)

 

 

Irrequieto è l’animo mio,
rapito dal profumo di un sogno.
Mi trascino come un ubriaco
inebriato dal verde dei suoi occhi.
Trovo rifugio
nel calore di vivi ricordi,
nella fantasia,
nella speranza di carezze e di dolci sorrisi.
……. Ma ecco la realtà mi sveglia!
Il primo sorriso non è il mio.
Il suo nome non posso sussurrarlo.
……. sottovoce dico: mi manchi!

(P. Di Meo)

 

 

Qui io ti amo.
Tra i pini scuri si srotola il vento.
Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
Passano giorni uguali, inseguendosi l’un l’altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo.
A volte mi alzo all’alba e persino la mia anima è umida.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui io ti amo.
Qui io ti amo e invano l’orizzonte ti occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come quelle vecchie ancore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.

(Paolo Neruda)

 

 

Ha sempre gli occhi aperti
e non mi lascia dormire.
I suoi sogni in pieno giorno
fanno evaporare i soli.
Mi fanno ridere,
piangere
e ridere
parlare
senza aver nulla da dire.

(Paul Eluard)

 

 

Io adesso ti sto pensando
facendomi del male.
Io vorrei non pensarti
ed averti invece qui,
qui vicino a me.
Ma non ci sei.
Non voglio pensarti
ma non lasciarmi sola,
non andare via anche dai miei sogni.
Tu dolce ferita mi tagli il cuore,
ma io sorrido sai?
Non mi fa male questo maledetto male.
Sorrido perché dentro ci sei te e ti vedo,
almeno posso vederti.
Tienimi con te.
Non mi fa male la ferita al cuore, no,
non mi fa male,
sei tu che non ci sei,
non andare via oltre.

(Charles Bukowski)

 

 

T’amo per tutte le stagioni
che non ho vissuto,
per l’odore d’altomare
e l’odore del pane fresco,
per la neve che si scioglie
per i primi fiori,
per gli animali puri
che l’uomo non spaventa.
T’amo per amare.

(Paul Eluard)

 

 

Sorriderti forse è morire,
porgere la parola
a quella terra leggera,
alla conchiglia in rumore,
al cielo della sera,
a ogni cosa
che è sola
e s’ama col proprio cuore.

(A. Gatto)

 

 

Ti sostengo con tutte le mie forze.
Ascolto in me la tua intima voce,
la tua voce per gli altri,
e rido ancora
di quell’orgogliosa
che tratti come una mendicante,
dei folli che rispetti,
degli ingenui in cui credi;
e nella mia testa,
che a notte dolcemente s’accorda con la tua,
mi meraviglio dello sconosciuto che diventi,
uno sconosciuto che ti assomiglia
e assomiglia a tutto ciò che amo,
che sempre si rinnova.

(Paul Eluard)

 

 

È triste pensarti lontano,
immergermi nel tuo silenzio
e non capire.
Quante parole ho da dirti,
quante ne ho dimenticate,
tante le ho lasciate cadere
e finire in dubbi mai svelati.
Mi manchi,
nel silente respiro delle notti
cullate dalle stelle,
al sorgere inquietante del giorno,
nello stormir vivace
delle foglie al vento.
Mi manchi,
tra le opache pieghe
dei miei sogni
quando il tuo viso appare
e poi si perde
al mio risveglio,
quando svanisce il sogno
e io m’accorgo
d’aver paura di rincorrerti
e non raggiungerti.

(R. Minniti)

 

 

I tuoi occhi:
sentieri luminosi nella foschia,
appigli dell’anima,
eternamente pieni di sole,
intelligenti,
brillanti,
immensamente gioiosi.
Vorrei che il mondo
potesse vedere con i tuoi occhi,
così che tutti imparino ad amare.
Io, i tuoi occhi li guardo
e amo.

(P. De Meo)

 

 

Sei il morso
che mi attanaglia
-da qualche parte
tra la gola e lo stomaco-
e che mi divora
dall’interno.
Eterna fame
insaziata.

(Maria Corrao)

 

 

Aspetto,
il sorgere del giorno
chiedermi quanto sarà lunga l’attesa.
La felicità
è un’incognita di dubbi
incollati sulla pelle,
come fossero
astratte emozioni
ai miei occhi impauriti,
lugubri figure
artefici del se.
Aspetto,
quel tuo somigliare
al fiorire d’una rosa al sole,
schiudersi il respiro,
d’accarezzare il tuo viso
imperlato
da gocce di brina,
alla finestra,
mentre gocciola un sogno,
quando stringo
la debolezza d’un’illusione,
e cangianti le lacrime,
muoiono e poi vivono
ai piedi
d’ore sfinite e finite
in un tramonto che sfuma
o che torna a sorridere.

(R. Minniti)

 

 

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

(Pablo Neruda)

 

 

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima,
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio,
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e doloroso come se fossi morto.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

(Pablo Neruda)

 

 

Piena di te
è la curva del silenzio.

(Pablo Neruda)

 

 

Non ti domando sicurezze,
mai con te ho pensato
a un amore routine.
Se torni,
quando torni,
per favore non dirmelo.
Son queste le cose
che non voglio sapere,
che so.
Tu bada a non farmi promesse
io a non chiederne.

(Daria Menicanti)

 

 

Sii sempre con me,
prendi qualsiasi forma,
portami alla follia.
Solo non lasciarmi in quest’abisso,
nel quale non riesco a trovarti.

(Emily Bronte)

 

 

T’insegneranno
a non splendere.
E tu splendi, invece.

(Pier Paolo Pasolini)

 

 

Il problema è che non so che fare di questa nostalgia.
Siamo stati insieme così poco
rispetto a tutto il tempo che passo a pensarti,
che ho quasi finito i ricordi.
Sono lisci e consumati,
a forza di rigirarmeli tra le mani in controluce,
per guardarli da tutte le parti,
per cercare tra le pieghe
e negli angoli più stretti
qualcosa che mi era sfuggito.

(Fioly Bocca)

 

 

Non c’è ritorno,
pensavo,
questo viaggio
manca di simmetria:
è solo andata.

(Erri De Luca)

 

 

Te ne sei appena andato,
io però già ti aspetto.
Lo so, te ne stai andando,
a infinita distanza,
ma i tuoi passi risuonano
in tutte le vaghe ombre di rumore che,
tenui, a notte fonda,
incrinano l’azzurro del silenzio:
suonando come echi.
Se è un rumore di ruote,
sono i treni a portarti,
o le ali, o le nuvole.
Se è un frangersi di onde,
è perché le cavalca
la nave di cristallo su cui torni.
Se foglie secche,
che il vento spinge,
sei tu che vieni piano,
contro il limpido suolo dell’aria.
Ogni suono in un’eco di te
me lo trasforma l’anima che ti attende.
I tuoi passi si sentono sempre
come venissero dall’assenza,
quel lungo volteggio che fai per ritornare.
Ti si vide all’andartene il rovescio:
il tuo arrivo, vibrante nell’addio.

(Pedro Salinas)

 

 

Le lancette si impigliano sul quadrante,
le ore si nascondono come bambini stupiti
e la parola “prima” e la parola “dopo” ammutoliscono.
Ogni cosa aspetta dalla tua mano il tocco dell’eternità.

(F. Caramagna)

 

 

Io parlo molto, ma quando ti guardavo avevo solo il desiderio di ascoltarti respirare. Mi facevi venire voglia di vivere, di avere più giorni da darti. Mi allungavi la vita senza saperlo.

(Massimo Bisotti)

 

 

Spero di riuscire a guarire da te,
uno di questi giorni.
Devo smettere di fumarti, di berti, di pensarti.
È possibile.
Seguendo le prescrizioni della morale di turno.
Mi prescrivo tempo, astinenza, solitudine.
Ti va bene se ti amo solo una settimana?
Non è molto né poco, è abbastanza.
In una settimana si possono riunire
tutte le parole d’amore
che sono state dette sulla terra
e gli si può dare fuoco.
Ti scalderò
con quel falò dell’amore bruciato.
E anche il silenzio.
Perché le parole d’amore più belle
si trovano tra le persone
che non si dicono niente.

(Jaime Sabines)

 

 

Più che a guardarle,
le mani s’impara ad ascoltarle.
E a tradurle.
Nel modo che hanno di muoversi,
mentre si parla,
si tace,
non si fa nulla.

(Dj Rone)

 

 

“Non ho bisogno di te”,
vado scrivendo
e pregando sia vero.
Lo recito più e più volte,
uccidendo sul nascere
ogni altra parola
per ripeterlo, poi con voce
altera e bugiarda,
fino all’orlo delle tue labbra,
fuggendo
uno sguardo incalzante,
ultimo baluardo
dietro a cui ripararmi.
Ma sarà un respiro
corto
e affannato
a tradire
questo mio
“Non ho bisogno di te”.

(Fernando Pessoa)

 

 

Sapessi quanto è duro tirare fino a sera,
calcarla, sospingersi in avanti,
pensar che restano ancora
rimasugli di giorno per non pensarti,
banchine bassoventre.
Sapessi com’è duro il coraggio,
a volte,
alzarsi, affrontare il mattino
con tanta notte dentro,
sedersi alla finestra
a intrecciare distanze,
a vagheggiar telefoni,
consegne e rituali.
Sognarti,
nella simmetrica consuetudine
dell’abbraccio,
amarti senza affanni,
odiarti senza imbrogli,
temere che nulla resti,
sapere che nulla avremo:
guardarci senza quasi,
lasciarci senza ieri.
Sapessi come duole
stare senza te,
a volte.

(Milton Fernandez)

 

 

L’amore è lontananza,
si nutre di distanze impercorribili.
Non ho bisogno di vivere con te.
In questo buio,
dove non ti vedo e non ti ho,
è perfetto amarti.
Fare a meno di te
è l’amore.

(Paola Mastrocola)

 

 

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!
E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi,
dalla stella,
attraverso specchi
e gallerie
ed anni bisestili
può venire.
Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
– se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi –
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.
Mai dalle labbra che ti bacio,
mai dalla voce che dice:
non te ne andare.

(Pedro Salinas)

 

 

Ama.
Ama follemente.
Ama più che puoi.
E se ti dicono che è peccato,
ama il tuo peccato
e sarai innocente.

(William Shakespeare)

 

 

I giorni se ne vanno
ma tu ritorni.
Anch’io ti aspetto.
Ho solo due parole da dirti,
ma cento lettere non basterebbero.

(Dannemark Francis)

 

 

L’amore perfetto è nell’assenza,
ciascuno lo sa:
nell’assenza e nell’attesa.
Un amore solo pensato,
desiderato,
invocato,
rimpianto.
Sognato ogni notte
e intatto ad ogni risveglio.
Illanguidito dalla mancanza fisica.
Mai sporcato da una frase,
da un gesto,
da un’ombra di realtà.
Un amore brillante,
remoto,
assoluto.
L’amore per chi non c’è.
Incorruttibile.

(Concita De Gregori)

 

 

Sono venuta a dire
che ti ho dimenticato;
che ti dimenticherò ancora,
ogni giorno:
ognuno dei giorni della mia vita.

(Benjamín Prado)

 

 

Ho fame della tua bocca,
della tua voce,
dei tuoi capelli,
e vado per le strade
senza nutrirmi,
silenziosa.
Non mi sostiene il pane,
l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamata del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio;
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia;
e affamata vado e vengo,
annusando il crepuscolo,
cercandoti,
cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.

(Pablo Neruda)

 

 

Come se si potesse scegliere,
in amore,
come se non fosse un fulmine
che ti spezza le ossa
e ti lascia lungo disteso,
in mezzo al cortile.

(Julio Cortàzar)

 

 

Sei così anticamente mio,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca,
senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono
lettere e forme,
e si fanno conti,
e si crede di vedere
chi tu sia,
o mio invisibile.

(Pedro Salinas)

 

 

La sua bellezza era inesprimibile e, come altre volte, Aschenbach sentì con dolore che la parola può, sì, celebrare la bellezza, ma non è capace di esprimerla.

(Thomas Mann, La morte a Venezia)

 

 

È uno strano dolore,
morire di nostalgia
per qualcosa
che non vivrai mai.

(Alessandro Baricco)

 

 

Dono e pena inattesi
nel turbinio continuo
dei vani mutamenti.

(G. Ungaretti)

 

 

Beato te, che quando vuoi puoi vedere il tuo sorriso.
Beato te, che puoi asciugare le tue lacrime.
Beati i tuoi occhi, che possono vederti ogni giorno.
Beate le tue mani, che possono toccare ogni tuo incantevole frammento.
Beate le tue orecchie, che possono sentire sempre la tua voce.
Beata la tua gioia,
la tua tristezza,
la tua noia,
la tua malinconia,
il tuo piacere,
il tuo dolore.
Beate le tue emozioni, tutte:
beate loro che possono viverti come nessuno può.
E beato te, che sei sempre con te
e non ti manchi mai.

(Maria Corrao)

 

 

Credo in te come al profumo,
come al cantar d’uccello nelle tenebre.
Credo in te come al mare.
Credo in te come alla rosa schiusa a mezzanotte.
Credo in te, solo in faccia al mondo,
là dove il sole si fa neve e l’aria fuoco.
Io credo in te, solo all’orizzonte dell’uomo.
Ti credo a perdifiato,
alla vertigine e allo stordimento,
alla caduta e all’annientamento.
Io credo in te come si crede alla vita
nel momento della morte.
Io credo in te senza tenermi ad alcun sostegno.
Io credo in te nell’assenza e nel sonno,
o mia magnolia d’insonnia.
Io credo in te nel frastuono e nel silenzio.
Io credo in te nel dolore.
Io credo in te come alla prova dell’esistenza,
come allo strazio dell’addio.
Io credo in te più della mia stessa ombra.
Io credo in te come l’acqua nera dai riflessi d’oro,
come la polvere al piede nudo.
Io credo in te come alla pioggia il deserto,
come la solitudine all’abbraccio,
come all’orecchio crede il grido.

(Louis Aragon)

 

 

Non importa quanto tu sia lontano.
I legami tra le anime esistono perché creati dal pensiero.
Fili invisibili che legano ricamando sull’anima
tutto ciò che gli occhi non possono vedere
e lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche in ricordo.
In sorriso o in lacrima.
Avviene tutto dentro.
Nei meandri del cuore,
nei nascondigli della mente.
E vivono come tatuaggio sulla pelle dell’Anima.
E arrivano Ovunque.
E toccano l’Oltre.
Un pensiero mi lega a Te.
Un pensiero che gli altri chiamano Amore.
Io invece lo chiamo con il Tuo Nome.

(Catherine Morena Ramos)

 

 

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo.
Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.

(Fernando Pessoa)

 

 

Non sono dei ricordi
a trattenerti in me;
né ti fa mio la forza
di un bel desiderio.
Quanto ti fa presente
è quella curva ardente
che una lenta tenerezza
descrive nel mio sangue.
Io non sento il bisogno
di vederti apparire;
è bastato nascessi
per perderti un po’ meno.

(Rainer Maria Rilke)

 

 

Ma tu chi sei
che avanzando
nel buio della notte
inciampi nei miei più segreti pensieri?

(William Shakespeare)

 

 

E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

(Pirandello)

 

 

La bellezza
ci può trafiggere
come un dolore.

(Thomas Mann)

 

 

Ti meriti un amore che ti voglia spettinato,
con tutto, e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto, e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicuro,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

(Estefania Mitre)

 

 

Avrei potuto amarti in modo più piacevole per te. Infatuarmi della tua superficie e restar là.[…] Ebbene no. Io sono andata al fondo. Non ho ammirato quello che tu mostravi, che tutti potevano vedere, che stupiva il pubblico. Sono andata al di là e ho scoperto dei tesori. […] Quello che provo per te non è un frutto d’estate dalla buccia liscia, che cade dal ramo al minimo soffio e sparge sull’erba il suo succo vermiglio. Ha a che fare con il tronco, con la scorza dura come una noce di cocco, o guarnita di spine come i fichi d’India. Fa male alle dita, ma contiene del latte.

(Gustave Flaubert, Lettera a Louise Colet).

 

 

Non trattenerti mai,
quando vorrai cercarmi.
Ti aspetto come un essere
che non aspetta gli altri:
solo per te c’è spazio,
là dove io ti aspetto.

(Pedro Salinas)

 

 

“… e comprendevo l’impossibilità contro la quale urta l’amore. Noi ci figuriamo che esso abbia per oggetto un essere che può stare sdraiato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè! L’amore è estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupato e che occuperà”.

(Marcel Proust)

 

 

Per nessun altro,
amore,
avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggio a svegliarmi.
E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno:
lo prolunghi.
Tu così vero
che pensarti basta
per fare veri i sogni
e le favole storia.

(John Donne)

 

 

“Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno.”

(Ferzan Ozpetek)

 

 

“… non poteva sbagliarsi.
Unici al mondo erano quegli occhi.
Solo uno era al mondo
l’essere capace di concentrare
tutta la luce e il significato della vita…”

(Lev Tolstoj)

 

 

Se ti amo,
non è perché te lo dico:
è perché me lo dico e me lo dicono.
Dirlo a te,
quanto poco riguarda
la pura verità che è nel suo fondo,
l’amarti!
Me lo dico,
ed è come un risveglio dal non dirlo,
come un nascere nuda,
dirlo soltanto io, senza interazione
che non lo sappia nessuno,
neanche te.
Me lo dicono
il cielo e le mie carte così bianche,
le musiche casuali che si trovano
dischiudendo i segreti della notte.
Guardandomi agli specchi,
non la mia faccia,
è un amare che vedo.
Dipende da come l’attraverso,
il mondo mi dice che ti amo,
o con grida o sussurri.
E alcune volte te lo dico a te,
ma tu non saprai mai
che quel “ti amo”,
alla fine,
è solo segno, un pegno minimo;
onda, messaggio,
poi spezzato in suono,
in bianca schiuma,
d’amore tacito,
mare totale.

(Pedro Salinas)

 

 

Mi sorvola
l’ala del pensiero
di te lontano.
Ci si abitua alle assenze,
come alle notti
senza luna.
S’attende con i gomiti
appoggiati sul davanzale,
gli occhi vigili
in fondo al vialetto,
in cerca d’un ombra,
un’illusione,
una speranza avanzata,
agli ululati dispersi
giù per la valle,
nei piedi del monte
mentre
stringo forte i pugni,
sino a farmi male
e non l’afferro.
Nella mano
sanguinante
una lucciola spenta.

(Anileda Xeka)

 

 

Quando ti sogno
io divento pallida come la morte.
Che fenomeno è questo,
che io e te abitiamo altrove
portati dalle mani di Dio?
Perché siamo due mani così maneggevoli
che qualsiasi idolo ci può portare lontano?
Cos’eravamo prima?
Cosa diventeremo dopo?
Io ogni notte metto gli abiti migliori
e tu me li togli,
ma non riuscirai mai a far di me una schiava.
Anche nuda io vesto come una regina
perché io e te non pecchiamo mai,
perché io e te non ci siamo mai visti.
Eppure ci vediamo ogni giorno,
eppure siamo talmente poveri
che non dobbiamo più neanche comperare la morte
perché la vita ce la regala.

(Alda Merini)

 

 

In un luogo dove non ho mai viaggiato,
gioiosamente oltre ogni esperienza,
i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo più fragile gesto
ci sono cose che mi includono,
o che io non posso toccare
perché sono troppo vicine.
Il tuo sguardo più leggero
facilmente mi schiude,
sebbene io abbia chiuso me stessa
come un pugno,
tu mi apri sempre,
petalo per petalo
come la Primavera apre
(toccando sapientemente,
misteriosamente)
la sua prima rosa.

(Edward Estlin Cummings)

 

 

L’amore è sofferenza,
pianto, gioia, sorriso.
L’amore è felicità,
tristezza e tormento.
Non si ama con il cuore,
si ama con l’anima
che si impregna di storia.
Non si ama se non si soffre
e non si ama
se non si ha paura di perdere.
Ma quando ami vivi,
forse male, forse bene, ma vivi.
Allora muori
quando smetti di amare,
scompari quando non sei più amato.
Se l’amore ti ferisce,
cura le tue cicatrici
e credici, sei vivo…
Perché vivi per chi ami
e per chi ti ama.

(Alda Merini)

 

 

Mi spingi oltre i miei limiti
e sento di vivere appieno la mia stessa vita.
In te ho incontrato me stessa
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile limite.
Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi,
cercando di comprenderti
ma, ho visto tutto quello che di me
mai avrei voluto vedere.
Ho visto la mia fragilità e la mia insicurezza,
i miei sensi di colpa e i miei complessi,
le mie paure e la mia insofferenza,
ho visto le mie tenebre e i miei demoni,
allora, ho guardato ancora oltre,
e nel profondo del mio cuore, un mare in tempesta,
un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi
e lì nel profondo della mia anima ho compreso!
Ho provato piacere e orgoglio,
nel capire quello che oggi provo,
nel sapere chi oggi sono veramente.
Adesso so che amo le cose belle,
so che amo tutto quello che la vita mi offre,
e una di quelle sei tu.

(Paulo Coelho)

 

 

Scrivo perché tu esista,
ti scrivo,
perché è un altro modo di inventarti,
e perché tu sappia
che so godere di te anche da lontano.
Ti scrivo,
perché una tua parola prenda forma;
ti scrivo,
perché la nostra immaginazione
attenui la brace dei corpi;
ti scrivo in balia delle vocali,
immaginandoti fortemente.
Ti scrivo per farti trepidare,
ti scrivo perché ti si inumidiscano gli occhi,
ti scrivo perché tu smetta di essere una finzione.
Oggi ti dico una sola parola,
te la affido tra le ceneri
e il silenzio.

(Rafael Ángel Herra)

 

 

Io non lo so, cos’è che hai,
proprio non te lo so dire,
ma se si tratta di te,
il cuore fa rumore.

(Charles Bukowski)

 

 

Adesso ti amo,
come ama il mare la sua acqua:
dal di fuori, dal di sopra,
senza smettere di farsi con essa
tempeste, fughe, dimore, riposi, calme.
Che frenesia nell’amarti!
Che entusiasmo di alte onde,
e che deliqui di schiume
vanno e vengono!
Una frotta di forme, fatte, disfatte,
al galoppo scarmigliate.
Però dietro i loro dorsi,
un sogno si sta sognando
in un modo più profondo di amare,
che è laggiù, sotto:
non esser più movimento,
smettere questo va e vieni,
avanti e indietro,
da cieli e abissi,
e trovare infine,
fermo,
il fiore senza autunno
di un amarsi quieto,
quieto.

(Pedro Salinas)

 

 

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi di cielo e stelle
bevuti sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.
Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive,
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.
Ti do me stessa,
i meriggi sul ciglio delle cascate,
i tramonti ai piedi delle statue,
sulle colline,
fra tronchi di cipressi
animati di nidi.
E tu accogli
la mia meraviglia di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio degli orizzonti,
piegato al vento limpido
della bellezza;
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo,
profondi come secoli di luce,
inabissati al di là
delle vette.

(Antonia Pozzi)

 

 

Il pugno stretto
intorno al mio cuore
si allenta un poco,
e io respiro ansiosa luce;
ma già preme di nuovo.
Quando mai non ho amato
la pena d’amore?
Ma questa si è spinta
oltre l’amore fino alla mania.
Questa
ha la forte stretta del demente,
questa si aggrappa
alla cornice della non-ragione,
prima di sprofondare
urlando nell’abisso.
Tieni duro allora, cuore;
così almeno vivi.

(Derek Walcott)

 

 

Ho creduto in sogni impossibili,
abbracciato dimensioni sconosciute.
Ho sentito vibrare l’anima
e fermarsi il cuore, pensando a te.
Ho contato ore che ci separavano
ma che non ci appartenevano,
sperando di trovarci uniti,
abbracciati ad un attimo fatto di noi.
Ho ascoltato il tuo immenso,
per poi trovare niente,
costruendo castelli di sabbia,
mi sono infangata tra le onde del mare,
che tutto ha travolto e tutto si è ripreso.
Ed ora raccolgo frammenti
di ciò che speravo, di ciò in cui ho creduto,
di ciò che poteva essere,
di ciò che avrei voluto fosse.
Anche solo per un attimo,
per un solo istante,
per sentire i suoni della tua anima,
ne sarebbe valsa la pena.
Avrei voluto incrociare il tuo sguardo
passarti le mani fra i capelli
sentire l’odore della tua pelle
amarti, anche solo per un’ora.
Perché sarebbe stato amore
puro, limpido, cristallino
prezioso e forte come un diamante.
Un amore che nessuna
tempesta avrebbe spezzato.

(Silvana Stremiz)

 

 

Ho conosciuto in te le meraviglie;
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte spiagge corrive
e lì, dentro l’amore, mi son persa
come alla bufera,
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

(Alda Merini)

 

 

Mi hai dato ciò che non immaginavo:
un tempo dove ogni secondo di te
conterà nella mia vita più di ogni altro secondo.
Io ero di tutti i villaggi,
tu hai inventato un mondo.
Te ne ricorderai, un giorno?
Ti ho amato come non credevo che fosse possibile,
sei entrato nella mia vita come si entra nell’estate.
Non provo né rabbia né rammarico.
I momenti che mi hai dato hanno un nome:
l’incanto.
Lo hanno ancora.
Sono fatti della tua eternità.
Anche senza di te non sarò mai più sola,
perché tu esisti da qualche parte.

(Marc Levy)

 

 

E se devi abbracciare fallo forte.
O non farlo affatto.
L’abbraccio è una cosa seria.
Se qualcuno mi chiedesse:
“Qual è il posto migliore in cui sei stato?”,
risponderei: “Un abbraccio, quell’abbraccio”.
Respiri emozioni che il respiro te lo tolgono.
E vuoi tornarci.
Vuoi tornarci più volte che si può.
Da certi abbracci non ci esci mai abbastanza.
Sono attimi che ti cammineranno dentro per sempre.
Ti faranno piangere o sorridere.
Avrai tante parole,
o un nodo in gola da non poterne parlare.

(Angelo De Pascalis)

 

 

Hai mai conosciuto una persona
che fosse molte cose in una,
le portasse con sé,
che ogni suo gesto,
ogni pensiero che tu fai di lei
racchiudesse infinite cose
della tua terra e del tuo cielo,
e parole,
ricordi,
giorni andati che non saprai mai,
giorni futuri,
certezze,
e un’altra terra e un altro cielo
che non ti è dato possedere?

(Cesare Pavese)

 

 

Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo,
questo che provo per te.
Non voglio tu irrida al cuor mio,
com’altri a’ miei canti,
ma, guarda,
se amore non è,
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive,
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici.
Oh, poco e povero sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso,
quel tuo bene,
nome non ha…

(Sibilla Aleramo)

 

 

Egli dorme nell’anima mia,
e a volte si sveglia di notte
e gioca coi miei sogni.
Certi li butta a gambe all’aria,
certi li mescola e li confonde,
e batte le mani da solo,
sorridendo al mio sonno.

(Fernando Pessoa)

 

 

Io scriverei poesie d’amore
anche sulle parti di te
che tu non sopporti.

(Virginia Woolf)

 

 

Io non ti ho,
ma ti sono:
perché tu mi sei,
mi sei dentro.
Io non voglio averti,
voglio esserti:
esserti altro,
silenziosamente;
non di carne
ma di testa e pensiero,
di voglia subliminale,
di necessità impellente,
di esigenza costante.

(Mariella Buscemi)

 

 

“Vorrei vedere dai tuoi occhi, ascoltare dalle tue orecchie, sentire con la tua pelle, baciare con la tua bocca.
Per vederti dal di sotto, vorrei essere la tua ombra nata dalla suola del tuo piede, che si estende lungo il terreno su cui cammini…
Vorrei essere l’acqua che ti lava, la luce che ti dà forma, vorrei che la mia sostanza fosse la tua sostanza, che la tua voce uscisse dalla mia gola così che tu mi accarezzassi da dentro […] e nella tua risata trovare la mia gioia.
Se a volte soffri, vorrei riempirti di tenerezza così che tu ti senta meglio. Quando hai bisogno di me, mi troverai sempre vicino a te. Sempre, aspettandoti. E vorrei essere leggera e soffusa quando vuoi restare solo”.

(Frida Kahlo)

 

 

Perché ti ho e non ti ho;
perché ti penso;
perché la notte è qui ad occhi aperti;
perché la notte passa e dico amore;
perché sei qui a riprendere la tua immagine,
e tu sei meglio di tutte le tue immagini;
perché sei bello dai piedi fino all’anima;
perché sei buono dall’anima fino a me;
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio,
piccolo e dolce,
cuore corazza;
perché sei mio;
perché non sei mio;
perché ti guardo e muoio;
e peggio ancora muoio,
se non ti guardo, amore,
se non ti guardo:
perché tu esisti sempre, ovunque,
ma esisti meglio dove io ti voglio;
e la tua bocca è sangue,
e senti freddo;
io devo amarti amore,
ti devo amare,
anche se la ferita fa male per due,
anche se ti cerco e non ti trovo,
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.

(Mario Benedetti)

 

 

Mai altro che te,
a dispetto di stelle e solitudini;
a dispetto di mutilazioni d’albero
all’arrivo della notte.
Mai altro che te
proseguirà il mio stesso cammino;
più t’allontani,
più s’allunga la tua ombra.
E mai altro che te.

(Robert Desnos)

 

 

Finché tu esisti,
finché il mio sguardo ti cerca
al di là delle colline,
finché niente mi riempie il cuore,
se non è la tua immagine,
e c’è una remota possibilità
che tu sia vivo
da qualche parte,
illuminato da una luce
– qualunque –
Finché io
ho il senso che sei
e che ti chiami così,
con quel nome tuo
così piccolo,
continuerò come adesso,
amato mio,
affranta di distanza,
sotto l’amor che cresce e che non muore,
questo amor che continua e non finisce.

(Ángel González Muñiz)

 

 

Rimani davanti ai miei occhi,
e lascia che il tuo sguardo infiammi i miei canti.
Resta fra le tue stelle,
e alla loro luce lascia ch’io accenda
la mia adorazione.
La terra rimane in attesa,
sul ciglio della strada del mondo;
rimani in piedi sul verde mantello
ch’essa ha steso sul tuo cammino,
e fa ch’io senta nei fiori di campo
il prolungamento del mio saluto.
Resta nella mia sera solitaria,
dove il mio cuore veglia da solo;
e colma la coppa della sua solitudine,
che sente in me l’infinità del tuo amore.

(Rabindranath Tagore)

 

 

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia:
è la mia nostalgia,
cresciuta sul ramo inaccessibile;
è la mia sete,
tirata su dal pozzo dei miei sogni;
è il disegno
tracciato su un raggio di sole.
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità:
è la tua grazia,
cesta colma di frutti rovesciata sull’erba;
è la tua assenza,
quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via;
è la mia gelosia,
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati;
è la mia felicità,
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe.
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

(Nazim Hikmet)

 

 

Non hai idea di quanto sia stato difficile
trovare un dono da portarti.
Nulla sembrava la cosa giusta.
Che senso ha portare oro ad una miniera d’oro.
Oppure acqua all’oceano.
Ogni cosa che trovavo
era come portare spezie in Oriente.
Non ti posso donare il mio cuore e la mia anima
perché sono già tuoi.
Così, ti ho portato uno specchio.
Guardati e ricordami.

(Jalal Ad-Din Rumi)

 

 

La vita è amore.
E perciò voglio più vita
per amare.
Per amare te.
Amare le tue gioie,
le tue lacrime,
il tuo cuore,
la tua carne.
E di te,
di te,
ho cercato,
perlustrando
ogni raggio di luna,
frugando nella mia anima
scandagliando i fondali del cuore,
setacciando i sedimenti della mia esistenza.
Sempre,
sempre,
alla ricerca di te.
E in te
rinvenni il profumo dell’aurora.
Con te
inciampai tra le braccia dell’amore.
Colsi una stella
che piantai
addosso i fremiti di questo bene.
Per questo,
io ti amo.
Per questo,
io respiro.
Per tutto ciò,
alimento i miei battiti.
E sono canna,
canna spezzata al vento
e marmo,
marmo che sostiene
un pugno di petali.

(Silvana Rossellini)

 

 

Perché fino alla punta delle dita,
sei presente;
perché ho desideri
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome;
per il tuo tepore
e la tua oscurità,
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti;
perché sei andato
e venuto;
e per tutto ciò che di te non so,
queste mie esili
sillabe
sono troppo poco
o troppo.

(H. Magnus Enzensberger)

 

 

Aspettare, aspettarti.
Ma un solo presente
presuppone l’attesa: tu.
Se non ci sarai
all’altro capo,
è al nulla che il mio animo
si rivolge.
E allora tutto è vano,
io stessa non ho ragione,
e i miei pensieri
mancano di significato,
e il mondo non esiste,
crollano le persone,
si dissolvono le città
come nuvole e vapore,
muore il sole, vive l’ombra,
tutto è spento,
dormono le ali,
cessano di vibrare,
perché soltanto attenderti
tiene sveglia la mia vita.
Allora, aspetto.

(Kalindi Achala)

 

 

Stasera, per un attimo,
sul palcoscenico aperto
hai danzato per me.
Tra le povere scene di carta,
sotto le luci false,
nel frastuono di note e nel respiro
della folla piegata,
s’è fatta per un attimo
una pausa altissima,
un brivido di estatica purezza,
e hai sfiorato i tappeti
in un cielo d’aurora.
Sei stato per me,
un attimo,
la raffica di musica
che da una porta schiusa
si riversa in un turbine
nella strada notturna.
Per un attimo solo,
in una luce splendida,
poi sei tornato nudo.

(Cesare Pavese)

 

 

T’aspetto dove il sipario
si chiude in fretta,
e sorge l’alba delle labbra aggrovigliate.
Dove s’oscura il mondo
e gli occhi che pulsano in petto
trattengono la meraviglia
al tuo respiro.

(M. Montinari)

 

 

A me basta il silenzio,
un finestrino,
il tuo sentire
nel mio ricordo,
perché,
detto tra noi,
tu sei il viaggio
dal quale non ho più
fatto ritorno.

(Carlo Bramanti)

 

 

Io vorrei stare sopra le tue labbra
per spegnermi alla neve dei tuoi denti.
Io vorrei stare dentro il tuo petto
per sciogliermi al tuo sangue.
Fra i tuoi capelli
vorrei eternamente sognare.
E che diventasse il tuo cuore
la tomba al mio che duole.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Tutta l’anima mia vorrei che entrasse
nel tuo corpo.

(Federico Garcia Lorca)

 

 

Se tu non mi vedi non importa:
sarà il tuo profumo misto al mio
ad avvicinarci senza mai lasciarci.
Se tu non mi senti non importa:
sarà la melodia che i nostri cuori intonano
a far sì che le parole non servano.
Se tu non mi conosci non importa:
ogni stella, ogni alba, ogni tramonto,
ti parleranno di me
come mai avevi sentito.
Se tu non mi trovi non importa:
i nostri sentieri sanno già
in quale strada incrociarsi
per non perdersi mai più.
Prendi le mie parole:
fanne una collana da indossare
tutti i giorni.
Prendi le mie frasi e fanne una cornice:
nei giorni di tristezza e malinconia
non ti sentirai più solo.
Prendi il mio cuore:
rattoppato, ferito troppe volte,
ma vivo e pulsante,
e ascolta cosa ti sussurra.
Chiudi gli occhi:
e fatti accompagnare nel mondo dei sogni,
dove io sarò lì ad aspettarti.

(Ishak Alioui)

 

 

Non eri l’amore della mia vita,
né dei miei giorni,
né del mio tempo
(di questo tempo).
Ma ti ho amato,
e ti amo,
anche se non siamo destinati ad essere.

(Julio Cortázar)

 

 

C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato
per quanta emozione provi;
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età.

(Alda Merini)

 

 

Adesso ti amo
come ama il mare la sua acqua:
dal di fuori,
dal di sopra,
senza smettere di farsi
con essa tempeste, fughe,
dimore, riposi, calme.
Che frenesia nell’amarti!
Che entusiasmo di alte onde,
e che deliqui di schiume
vanno e vengono!
Una frotta di forme,
fatte, disfatte,
al galoppo scarmigliate.
Però dietro i loro dorsi
un sogno si sta sognando,
in un modo più profondo di amare,
che è laggiù, sotto:
non esser più movimento,
smettere questo va e vieni,
avanti e indietro,
da cieli e abissi,
e trovare infine,
fermo,
il fiore senza autunno
di un amarsi quieto,
quieto.

(Pedro Salinas)

 

 

Sognai che lui sedeva vicino al mio capo,
arruffando teneramente i capelli con le dita,
suonando la melodia del suo tocco.
Guardai il suo volto,
e lottai con le lacrime,
finché l’agonia di parole non dette
lacerò il mio sonno come una bolla.
Mi sedetti sul letto e guardai lo splendore
della Via Lattea sopra la finestra,
come un mondo di silenzio in fiamme,
e mi chiesi se in quel momento
lui sognasse un sogno simile al mio.

(Rabindranath Tagore)

 

 

Lui è vicino al mio cuore
come fiore di campo alla terra:
mi è dolce come è dolce il sonno
per le stanche membra.
Il mio amore per lui è la mia vita
che scorre nella sua pienezza,
come un fiume gonfio in autunno,
fluente con sereno abbandono.
I miei canti si confondono al mio amore,
come il mormorio d’un ruscello,
che canta con tutte le sue onde
e tutte le sue correnti.
Se possedessi il cielo con tutte le sue stelle,
e il mondo con le sue infinite ricchezze,
chiederei ancora di più;
ma sarei paga del più infimo cantuccio
di questa terra, se lui fosse mio.

(Rabindranath Tagore)

 

 

Queste poesie
le hai scatenate tu,
come si scatena il vento,
senza sapere da dove
né perché.

(Angel Gonzàlez)

 

 

Se tu non parli,
riempirò il mio cuore del tuo silenzio,
e lo sopporterò.
Resterò qui ferma ad aspettare,
come la notte
nella sua veglia stellata,
con il capo chino a terra.
Paziente.
Ma arriverà il mattino,
le ombre della notte svaniranno,
e la tua voce,
in rivoli dorati,
inonderà il cielo.
Allora le tue parole,
nel canto,
prenderanno ali
da tutti i miei nidi di uccelli,
e le tue melodie
spunteranno come fiori
su tutti gli alberi della mia foresta.

(Rabindranath Tagore)

 

 

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio:
temo che il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perché parlo stupidamente
e nascondo il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
Il mio cuscino mi guarda di notte
con durezza, come una pietra tombale;
non avevo mai immaginato
che tanto amaro fosse essere sola
e non essere adagiata nei tuoi capelli.

(Federico García Lorca)

 

 

Tu sei l’unico
a cui voglio dare
quello che risvegli in me.

(David Grossman)

 

 

Muoio dalla voglia
che avvenga un miracolo
e che tu mi compaia davanti
per caso,
in strada.

(David Grossman)

 

 

Genetica d’un rapitore sentimentale,
innamorato del passaggio del vento prima dell’inverno,
gemo alle strade nel morso freddo,
poi tormento i passi tra le foglie morte,
mi avvicino al tuo cuore con brividi d’aria,
cercando il fuoco che rende forti i vivi,
poi smetto appena si scatena pioggia,
raggiungo il quieto sonno tra i rami,
quasi sperando di trovare pace
all’amore di cui alimento il fuoco.
Danzo notturno con antiche maghe
o ti rincorro il sogno nel mio immaginario,
per accenderci vicino a quei confini
dove vento e uomini spingono al limite e per amore
la loro vela.

(Jacqueline Miù)

 

 

Tutto quello che valichi e rimuovi,
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è,
tutto quello che cancellerai in un colpo,
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali,
tutto resterà sempre con me.

(Josif Aleksandrovič Brodskij)

 

 

Ci sono amori che non passano,
che restano sospesi per anni,
spesso per una vita intera,
come quelle melodie
che perdurano nell’aria
anche quando l’orchestra
ha smesso di suonare.
Amori irrisolti,
che si aggirano dentro di noi
come fantasmi in cerca di pace.

(Virginie Ollagnier)

 

 

Ora ascolta:
ovunque io sia,
riconoscerò le tue risate,
vedrò il sorriso nei tuoi occhi,
sentirò la tua voce.
Il semplice fatto di sapere
che tu sei da qualche parte
su questa terra sarà,
nell’inferno,
il mio angolo di paradiso.

(Marc Levy)

 

 

“Il pensiero di lui era sempre con me: non era una nebbia mattutina che il sole potesse disperdere; né un’immagine tracciata sulla sabbia che le tempeste potessero cancellare: era un nome scritto sul marmo, destinato a durare a lungo quanto il marmo su cui era inciso”.

(Charlotte Brontë, “Jane Eyre”).

 

 

“Se per baciarti dovessi poi andare all’inferno, lo farei. Così potrei poi vantarmi coi diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci.”

(William Shakespeare)

 

 

Non voglio dimenticarti, amore,
né accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un’ascia di ricordi.

(Alda Merini)

 

 

Non sai di quante allusioni a te sia pieno il mondo…

(David Grossman)

 

 

Paura. Di te.
Amarti è il rischio più alto.
Molteplici, la tua vita e tu.
Ti ho, quello di oggi;
ormai ti conosco,
penetro in labirinti,
facili grazie a te, alla tua mano.
E i miei ora, sì.
Però tu sei il tuo stesso più oltre,
come la luce e il mondo:
giorni, notti, estati,
inverni che si succedono.
Fatalmente, ti trasformi,
e sei sempre tu,
nel tuo stesso mutamento,
con la fedeltà
costante del mutare.
Dimmi, potrò io vivere
in quegli altri climi,
o futuri, o luci
che stai elaborando,
come il frutto il suo succo,
per un domani tuo?
O sarò appena qualcosa
nata per un giorno tuo
(il mio giorno eterno),
per una primavera
(in me fiorita sempre),
e non potrò più vivere
quando giungeranno
successive in te,
inevitabilmente,
le forze e i venti
nuovi, le altre luci,
che attendono già il momento
di essere, in te, la tua vita?

(Pedro Salinas)

 

 

… se d’improvviso scoprissi
che tu non esisti,
che la tua esistenza
è un parto della mia mente,
che la mia realtà
è la rappresentazione letteraria
di un’altra entità,
che sono un sogno millesimale
di un soggetto sconosciuto,
continuerei a cercarti
con la semplicità lineare
dei meteoriti nello spazio
segnati dal destino
di doverci incontrare.

(F. Sobberi)

 

 

Avrei voluto baciarti
con la forza del vento,
urlarti che t’amo.
Con un filo di voce ti salutai,
come si saluta il panettiere.

(Gianmaria Testa)

 

 

Sì, un momento
passi ancora
per il mio vago pensiero,
e ricordarti sarebbe tormento
se immaginare fosse disgrazia.
Sì, in quell’ora
in cui parlammo più guardando
che parlando,
derivò questa cronica esitazione
che ora ho nel ricordarti.
Apparisti
nella mia vita
come una cosa che era alla porta.
Sparisti.
Più tardi seppi del tuo eclissarti.
Tuttavia, tuttavia,
riuscisti
a prendermi un po’ il cuore.
È un cuore triste
e non
si intende con tutto
né ha modi
per farsi amare
o per immaginarlo.
Salvo quando
il tuo sguardo
ostinatamente dolce
mi faceva saltare
il cuore in petto.
Ove andavo io?
Già lo scordavo.
Sì, il mio cuore fu tuo
in quel giorno o in un altro…
Neanche vi fosse altra terra o cielo
qualcosa sarebbe accaduto.

(Fernando Pessoa)

 

 

Lei desiderava un sorriso,
una musica muta,
una riva di mare per bagnarsi,
il suo amore impossibile,
i suoi piedi nudi e piagati,
i suoi meschini capelli.
Lei ignorava che il ricordo
è un ferro piantato alla porta,
non sapeva nulla
della perfezione del passato,
del massacro delle notti solitarie,
non sapeva che il più grande
desiderio
è un niente
che s’inventa stranissime cose,
e vola come un’idea
verso l’enciclopedia
del Paradiso.
Sogna
su un altare di piombo
e frusta strampalati pupazzi
che non portano mai allegria.

(Alda Merini)

 

 

Forse ti ho incontrato
nell’ora scura,
vagabondando tra i pensieri,
dormiente tra le morte foglie,
mentre in cerca di un viso amico
la luna assente e in lacrime
dissetava le labbra.
In verità non ho più memoria
di dove ti ho incontrato,
forse tra le saette del cielo
o tra vicoli e segrete vie
che dividono attimi e memorie
e spengono il cuore.
Forse ti ho incontrato
in un accennato battito d’ali,
sotto furtivi occhi
di un’anima che respirava amore,
ti ho incontrato
là dove i silenti passi
hanno accarezzato l’alito
della mia primavera.

(C. Pettineo)

 

 

Sei la parte mancante che torna da lontano a combaciare.

(Erri De Luca)

 

 

È questo il mio unico dolore, e solo tu lo puoi cancellare o alleviare. È il dolore di essere separata da te. Fino a che ti ho conosciuto, era un dolore vago, indistinto, e si sarebbe forse riassorbito, sommerso dalle preoccupazioni quotidiane. Ma sei arrivato tu, dandogli un nome e un lessico.

(David Grossman)

 

 

Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra,
spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire,
la vedo interrompersi, per seguirmi fino all’ora
del mio silenzio assorto, della mia ansia di te.
Ecco la tua tenerezza d’occhi dolci che attendono.
Ecco la tua bocca, parola mai pronunciata.
Sento che mi sale il muschio della tua pena
e mi cresce tentoni nell’anima infinita.

(Pablo Neruda)

 

 

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

(Charles Bukowski)

 

 

Qui nel cuore, forse, o meglio ancora:
una ferita inferta col coltello,
lama d’inganno, taglio di rifiuto,
da cui sfugge la speranza
colano le emozioni, la sete, i sogni.
Desiderare, volere, non bastare,
disillusa ricerca del motivo
che spieghi un senso.
Un senso che non c’è.
Questo è che duole, forse qui nel cuore…

(José Saramago)

 

 

“È strano. Se un pensiero ti domina, lo trovi espresso dappertutto, ne senti perfino l’odore nel vento, nella vernice, nel profumo della primavera, no?”.

(Thomas Mann)

 

 

Te.
Lasciarti essere te.
Tutto intero.
Vedere che tu sei tu,
solo se sei tutto ciò che sei:
la tenerezza e la furia,
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire.
Chi ama solo una metà,
non ti ama a metà,
ma per nulla:
ti vuole ritagliare a misura,
amputare,
mutilare.
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza,
ma da quanto amore
e quanta aperta nostalgia di tutto
-di tutto-
quel che tu sei:
del calore e del freddo,
della bontà e della protervia,
della tua volontà e irritazione
di ogni tuo gesto,
della tua ritrosia,
incostanza,
costanza.
Allora,
questo lasciarti essere te,
non è forse così difficile.

(Erich Fried)

 

 

Non conosco miglior linguaggio per parlarti,
che la poesia:
sottile, delicata, e allo stesso tempo così intensa,
come te.
Come non evocare le tue labbra?
La tua pelle,
la tua fragranza.
Per te mi spoglio in ogni lettera
e mi dimentico della morfosintassi.
Allora mi permetto di sentirti
come un punto e a capo.
Lascio la mia immaginazione
nel punto di seguito.
Ti ricordo,
nei punti di sospensione,
ti tocco nelle virgole,
e metto esclamazioni nei frammenti
più dolci della tua voce.

(Cesar A. Robles Machado)

 

 

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio,
e il corso dell’estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo,
e spesso il suo volto d’oro si rabbuia,
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
né perdere possesso del bello che tu hai;
né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perché al tempo contrasterai la tua eternità:
finché ci sarà un respiro od occhi per vedere,
questi versi avranno luce e ti daranno vita.

(William Shakespeare)

 

 

Non è vero che mi manchi.
È solo una bugia.
L’alfabeto delle cose sa mentire bene.
La verità è un’altra.
Tu aggiungi
(calore alle coperte,
aria alle stanze,
chiavi alle porte,
pioggia ai vetri).
Sì, tu aggiungi.
Anche quando non ci sei.

(Rodolfo Cernilogar)

 

 

Tu sei un’altra cosa.
Sono andata avanti per anni senza vederti,
quasi senza conoscerti,
e tu eri mio esattamente come adesso.
Io, che sono abituata ad aspettarmi il peggio,
non ho paura di perderti.
Puoi dimenticarmi,
abbandonarmi,
lasciarmi,
sarai sempre mio e solo mio.
Ti ho inventato io, amore mio.
Sei molto più che il mio amante.
Sei una mia creatura.
È per questo che mi appartieni,
quasi tuo malgrado.

(Irène Némirovsky)

 

 

“Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità, ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità. L’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. Lo sai mio cielo, tu piovi su di me, ed io come terra, ti ricevo”.

(Frida Kahlo)

 

 

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

(Julio Cortazar)

 

 

Se non fosse perché i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l’agilità dell’aria;
se non fosse perché sei una settimana d’ambra;
se non fosse perché sei il momento giallo
in cui l’autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina per il cielo,
oh, adorato, io non t’amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch’esiste,
l’arena, il tempo, l’albero della pioggia,
e tutto vive perché io viva:
senz’andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive.

(Pablo Neruda)

 

 

“In fondo, il segreto della vita è di fare come se ciò che ci manca più dolorosamente, noi l’avessimo”.

(Cesare Pavese)

 

 

Non importa che non ti abbia,
né importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutto,
ti volevo intero.
Oggi più non chiedo
agli occhi e alle mani
le ultime prove.
Di stare al mio fianco
ti chiedevo prima;
sì, accanto a me, sì,
sì, però lì fuori.
A me già bastava
sentir le tue mani
darmi le tue mani,
sentire che ai miei occhi
tu davi presenza.
Ma adesso ti chiedo
di più, ben di più
di un bacio o uno sguardo:
di starmi più addosso
di me stessa, dentro.
Come il vento sta
donando, invisibile,
la vita alla vela.
Come sta la luce,
ferma, fissa, immobile,
facendo da centro
che non mai vacilla
al tremulo corpo
della fiamma inquieta.
Come sta la stella,
presente e sicura,
senza voce o tatto,
sul petto disteso,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è di essere l’anima
dell’anima mia,
sangue del mio sangue
dentro le mie vene.
È che tu stia dentro
di me come il cuore
mio, che io mai
vedrò, toccherò,
ma il cui palpitare
non sarà mai stanco
di darmi la vita
finché morirò.
E come lo scheletro,
segreto profondo
di me, che soltanto
mi vedrà la terra,
intanto però,
è lui che nel mondo
sostiene il mio peso
di carne e di sogno,
di gioia e di pena
misteriosamente
senza che degli occhi
lo vedano mai.
Quel che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza
per noi non sia fuga,
mancanza, oblio:
ma che per me sia
possesso totale
dell’anima lontana
eterna presenza.

(Pedro Salinas)

 

 

Ho smesso di contare le volte in cui,
arrivata alla seconda riga,
ho cancellato e riscritto tutto nuovamente.
Cercavo un inizio ad effetto,
qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo,
qualcosa di grandioso, ma agli occhi.
Non ci sono riuscita.
Poi ho capito,
ricordando ciò che non avevo mai saputo:
che per i grandi cuori
che muoiono nel corpo
ma che continuano a battere nel respiro della notte,
non ci sono canoni o bellezze regolari,
armonie esteriori,
ma tuoni e temporali devastanti
che portano ad illuminare un fiore,
nascosto,
di struggente bellezza.

(Frida Kahlo)

 

 

Vorrei essere almeno la mano che ti protegge,
una cosa che non ho mai saputo fare con nessuno
e con te invece mi è naturale come il respiro-.
Tu sei veramente una fiamma che scalda,
ma bisogna proteggere dal vento.
A volte non so se un mio gesto tende a scaldarmi
o a proteggerti.
Anzi allora m’immagino di fare le due cose insieme
e questa è tutta la mia e la tua tenerezza,
come una cosa sola.

(Cesare Pavese)

 

 

Calma non può esserci nell’amore,
perché quel che si ottiene è sempre
solo un nuovo punto di partenza
per desiderare di più.

(Marcel Proust)

 

 

Guardo aggrappata al vetro
ogni goccia di pioggia
che cade sui pensieri distanti
e mi riportano ai tuoi sorrisi
mentre la voglia smania tra le dita
di scrivere e urlare
rompere il silenzio delle labbra
e nutrire la forza del vento
con la mia serena malinconia.

(C. Pettineo)

 

 

Non è tristezza.
Non è felicità.
È un istante che stringi gelosamente tra le tue mani o che vuoi allontanare da te.
Un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi.

(Josè Saramago)

 

 

Mi sorvola
l’ala del pensiero
di te lontano.
Ci si abitua alle assenze,
come alle notti senza luna.
S’attende con i gomiti
appoggiati sul davanzale,
gli occhi vigili
in fondo del vialetto
in cerca d’un ombra,
un’ illusione,
una speranza avanzata;
agli ululati dispersi,
giù per la valle,
nei piedi del monte,
mentre
stringo forte i pugni
sino a farmi male
e non l’afferro.
Nella mano
sanguinante
una lucciola spenta.

(Anileda Xeka)

 

 

Ancora non ho trovato il tono giusto per spiegare questo mio sentimento intatto e gioioso, in cui sono compresi tutti i dolori e tutte le passioni.

(Etty Hillesum)

 

 

Conoscerò il rumore dei tuoi passi
che sarà diverso da tutti gli altri.
Gli altri passi mi fanno
nascondere sotto terra.
Il tuo mi farà uscire dalla tana,
come una musica.

(Antoine de Saint-Exupéry)

 

 

Quanto ti ho amato…
tu non lo saprai mai:
molto più dell’ape
che punge il suo fiore;
molto più della pioggia
che bagna il pineto.
Ti ho amato forse,
se mi è lecito dirlo,
più di quanto Dio
ami l’uomo.
E per amarti meglio
avrei voluto essere bella
come il silenzio
o come una sfera di stelle.
Ma le mie proprietà
erano miserevoli
e tremavo,
tremavo di passione
senza potertelo dire.

(Alda Merini)

 

 

Contro i sentimenti siamo disarmati,
poiché esistono e basta
e sfuggono a qualunque censura.
Possiamo rimproverarci un gesto,
una frase, ma non un sentimento:
su di esso non abbiamo alcun potere.

(Milan Kundera)

 

 

“Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli”.

(John Fante)

 

 

Ho un desiderio desolato di te stasera.
Ahimè stasera e sempre.
Ma stasera il desiderio è di qualità nuova.
È come un tremito infinitamente lungo e tenue.
Sono come un mare in cui tremano tutte le gocciole,
tremano tutte le ali dell’anima,
tremano tutte le fibre dei nervi,
tremano tutti i fiori della primavera
e anche le nuvole del cielo
e anche le stelle della notte
e anche la piccola luna trema.
Trema sui tuoi capelli.
Ho la bocca piena delle tue spalle,
che sono ora come un fuoco di neve tiepida
disciolta in me.
Godo e soffro.
Ti ho dentro di me
e vorrei tuttavia sentirti sopra di me.
Non mi hai lasciato tanta musica partendo.
Stanotte tienimi sul tuo cuore,
avvolgimi nel tuo sogno,
incantami col tuo fiato,
sii solo con me sola.
Oh melodia melodia…
Tremano tutte le gocciole del mare.

(Gabriele D’Annunzio)

 

 

Bisogna lasciare al tempo
l’ingorda gioia d’insegnare
che l’amore non è ricevere,
né dare,
ma lasciarsi prendere,
affondare.

(Giovanni Testori)

 

 

Se io fossi Dio
e avessi il segreto
farei un essere esatto a te;
lo proverei
(alla maniera dei panettieri
quando provano il pane, ovvero:
con la bocca),
e se questo sapore fosse
uguale al tuo, ossia
il tuo stesso odore,
e il tuo modo di sorridere,
e di stare in silenzio,
e di stringere la mia mano strettamente,
allora,
se io fossi Dio,
potrei ripeterti e ripeterti
sempre lo stesso e sempre differente,
senza stancarmi mai del gioco identico,
senza disdegnare neppure quello che fosti
per quello che saresti diventato tra un attimo;
ancora non so se mi spiego,
ma voglio chiarire che se io fossi Dio,
farei il possibile per essere me stessa,
per amarti così come ti amo
per attendere con calma
affinché ti creda te stesso ogni giorno,
affinché sorprenda tutte le mattine
la luce appena nata con la tua propria luce,
e scorra la tenda impalpabile che separa
il sogno dalla vita,
resuscitandomi con la tua parola,
Lazzaro allegro,
io,
bagnata ancora
di ombre e pigrizia
sorpresa e assorta
nella contemplazione di tutto quello che,
in unione di me stessa,
recuperi e salvi,
muovi,
lasci abbandonato quando – dopo – taci…
Ascolto il tuo silenzio.
Odo costellazioni: esisti.
Credo in te.
Sei.
Mi basta.

(Ángel González Muñiz)

 

 

Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione?

(Sándor Márai)

 

 

Vederti una volta sola
e poi mai più
dev’essere più facile che vederti ancora una volta
e poi mai più.
Vederti ancora una volta
e poi mai più
dev’essere più facile che vederti ancora due volte
e poi mai più.
Vederti ancora due volte
e poi mai più
dev’essere più facile che vederti ancora tre volte
e poi mai più.
Ma io sono uno sciocca
e voglio vederti
ancora molte volte
prima di non poterti vedere mai più.

(Erich Fried)

 

 

Ci sono cose che non smetteresti mai di guardare.
Cose che catturano il tuo sguardo e non lo lasciano andare.
Cose che lasciano un’impronta indelebile sulla tua retina.
Cose che lasciano un’impronta indelebile sulla tua Anima.
Cose che non ti sazi di guardare.
E mentre cerchi di scoprire il perché di tanto fascino,
scopri dopo e solo dopo, ripensandoci,
che le guardavi perché le amavi.

(Pedro Almodovar)

 

 

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene.
Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.

(Dino Buzzati)

 

 

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale;
come se alzandomi la notte bruciante di febbre,
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto;
ti amo come guardo il pesante sacco della posta:
non so che cosa contenga e da chi,
pieno di gioia, pieno di sospetto agitato;
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo;
ti amo come qualche cosa che si muove in me,
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco;
ti amo come se dicessi
Dio sia lodato
son viva.

(Nazim Hikmet)

 

 

In certi momenti ti mancherà così tanto da sentire un buco nello stomaco, profondo come un silenzio incolmabile, in altri ti riempirai di parole consolatorie e ti dirai : “È meglio così”.
In certi momenti ne parlerai, seduto su una panchina, immobile, in altri cercherai di fuggire lontano sperando di dimenticare il suo nome.
In certi momenti sarai solo più fragile, in altri forte e pieno di impegni per stemperare i pensieri. Siamo anime in altalena su un terreno di ricordi.

(Massimo Bisotti)

 

 

“Io vissi dell’attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi…”

(Paul Valéry)

 

 

Ho divorato il tuo viso quella sera. Ti ho visto forse per cinque minuti, ma quei cinque, lunghi minuti, ti hanno impresso in me, e già ti conosco a memoria.

(David Grossman)

 

 

È la tua voce che mi tranquillizza.
È il tuo modo di parlare, il tuo modo di chiamarmi.
È il fatto di immaginarti perché non posso vederti.
È dovermi figurare la smorfia della tua bocca.
È che sei tu.
E quando si tratta di te, io non lo so che mi succede.
Per quanto cerco di trattenermi, se si tratta di te, io sono felice.

(Carlos Ruiz Zafòn)

 

 

Non è necessario che tu mi ascolti,
non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso.
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.
Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni,
sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno, e con lui il silenzio del tuo amore.
Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…
Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente,
e non per cattiveria,
bensì solo per la tenerezza della tua solitudine,
per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo,
per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

(Josif Aleksandrovič Brodskij)

 

 

Ci sono visi
i cui angoli fanno sperare l’impossibile,
occhi che sono linee aperte sul mare,
labbra che si vorrebbe seguire
fino a dove si incurva
l’ultima parte del mondo.

(Fabrizio Caramagna)

 

 

Gli occhi molto belli sono insostenibili, bisogna guardarli sempre, ci si affoga dentro, ci si perde, non si sa più dove si è.

(Elias Canetti)

 

 

L’amore è una compagnia.
Non so più andare sola per le strade,
perché non posso più andar sola.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelta
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarlo.
Se non lo vedo, lo immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se lo vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutta me stessa ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.

(Fernando Pessoa)

 

 

Ti sento qui con me
nella pioggia fine
che mi bagna.
Ti sento qui con me
nel polline fastidioso
della primavera.
Ti sento qui con me
nelle parole scritte
documentario
di una vita d’amore.
Ti sento qui con me
trapunta che mi avvolge
nei silenzi freddi
della solitudine.
Ti sento qui con me
come lega fusa
di quei nostri
sospiri d’infinito.

(Oliviero Widmer Valbonesi)

 

 

Il tuo sguardo
ostinatamente dolce
mi faceva saltare
il cuore in petto.
Ove andavo io?
Già lo scordavo.
Sì, il mio cuore fu tuo
in quel giorno,
in quel giorno o in un altro…
Neanche vi fosse altra terra o cielo
qualcosa sarebbe accaduto.

(Fernando Pessoa)

 

 

Tu sai di Felicità,
di Splendore,
di luoghi da scoprire
e di luoghi in cui tornare.
Tu sai di attese e di arrivi,
di sorrisi e familiarità,
senza mai partenze.
Tu sai di Meraviglia,
di Emozioni,
e di una me stessa
a cui non posso rinunciare più.

(Maria Corrao)

 

 

Se, solo per un attimo,
tu potessi guardarti con i miei occhi,
forse capiresti.
Disegnato sul tuo sorriso vedresti
il sole che scaldava il mio cuore
in quei giorni che oggi sono lontani.
Nel tuo sguardo troveresti il rifugio,
l’angolo di paradiso,
in cui mi perdo ammirandolo.
Sulle linee delle tue mani leggeresti il brivido,
lento e feroce,
che attraversa il corpo percorso dalle tue dita timide.
Nei tuoi gesti scopriresti la parte più dolce di te che ho trovato,
annaspando a mani nude,
nel ghiaccio tagliente che avvolge difensivo il tuo io.
Se, solo per un attimo,
tu potessi guardarti attraverso i miei occhi,
forse capiresti perché ti amo.

(Sara Caminati)

 

 

Chi ama inventa le cose che ama.
Forse sei giunto quando io ti sognavo.
E improvvisamente s’è accesa la fiamma.
Era la brace sopita che si svegliava.
Un nuovo volo sopra le macerie,
nell’aria sorpresa rintoccavano campane,
suonate da quegli angeli speciali
che hanno il dono di far resurrezioni.
Un ritmo divino?
Semplicemente
il palpitare dei nostri cuori
che battevano uniti e a festa,
o solitari, con un ritmo triste.
Mio povero, mio grande amore lontano,
nemmeno sai tu quanto bene fa alla gente
aver sognato
e aver vissuto il sogno.

(Mario Quintana)

 

 

In questo mondo dove
nessuno arrossisce più,
trova qualcuno che
si imbarazzi ad averti vicino
al punto tale che
abbassi un po’ gli occhi
per riprendere fiato
per essere cosciente del fatto
che sei vero sul serio,
qualcuno che pensi alle parole che dice
perché non vorrebbe mai ferirti
e che metta al primo posto
i tuoi irrefrenabili sentimenti
e faccia di tutto
per non calpestarli.
In un mondo dove
nessuno più sa cos’è lo stupore
trova qualcuno che
trovandoti accanto
si meravigli ogni giorno
qualcuno che inciampi nelle parole,
mentre ti parla,
e che trovi sempre modi diversi
per creare imprevisti
per incontrarti di nuovo
per caso
quando meno te l’aspetti.
In un mondo dove
è passata di moda la vergogna,
dove tutti sono sfacciati
a volte indelicati
e sicuri di sé
aspetta per qualcuno che
tremi all’idea di incontrarti
ma che tremi forte
senza potere fermarsi,
che non riesca a guardarti fisso negli occhi
per più di dieci secondi
e che mascheri con la tosse l’imbarazzo
e che abbia le mani sudate
e i polsi impazziti
nel tenerti addosso,
trova qualcuno che non dorma per pensare a te
e che non sappia tenere a freno l’entusiasmo
al pensiero di ritrovarsi ancora
i tuoi occhi fermi
addosso,
trova qualcuno che si emozioni
con te, per te
e che senza te si senta perso, spento
ma per il semplice fatto
che senza di te sente
di aver perso se stesso.
Ecco, vedi,
quello che so per certo
è che chiunque
per quanto forte possa mostrarsi all’esterno
per quanto sicuro di sé possa essere,
quando si innamora
diventa più insicuro
paranoico e impacciato,
l’amore ci rende vulnerabili
deboli,
semplicemente perché ci rende veri.
in questo mondo
dove nessuno
arrossisce più
devi trovare qualcuno
che arrossisca per te.

(Marzia Sicignano)

 

 

Dedicato all’Amore e a chi ci crede.
A chi lo ha inseguito per anni, quando
bastava fermarsi per farsi raggiungere.
A chi lo ha coltivato con premura,
come si trattasse di un fiore delicato.
A chi lo ha difeso con le unghie dalle intemperie della vita,
dalle difficoltà della convivenza e della quotidianità,
dalle tentazioni nei momenti di crisi e di confusione.
A chi, per amore, ha saputo comprendere e perdonare…
e non per opportunismo o debolezza,
ma perché ha continuato a credere con forza
nel suo sogno d’amore… a dispetto di tutto!
A chi ha saputo abbracciare anche le pene d’amore,
come se abbracciasse il suo destino, consapevole
che la sua vita non sarebbe mai stata la sua vita
senza quella persona.
A chi ha capito che solo l’amore può regalare momenti di felicità così intensi da dimenticare tutto quello accaduto prima.
Perché l’amore rimane pur sempre magia.
L’amore non è solo essere con l’altro…
ma è essere nell’altro, essere l’altro.
Dedicato a chi sa che senz’amore
avrebbe avuto una vita più tranquilla,
ma non avrebbe mai potuto sentirsi così vivo.

(Antonio Curnetta)

 

 

Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti “Che bello!”. Niente altro diresti, perché noi saremmo felici.

(Dino Buzzati)

 

 

In un luogo dove non ho mai viaggiato,
gioiosamente oltre ogni esperienza,
i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo più fragile gesto
ci sono cose che mi includono,
o che io non posso toccare
perché sono troppo vicine;
il tuo sguardo più leggero
facilmente mi schiude,
sebbene io abbia chiuso me stessa
come un pugno,
tu mi apri sempre
petalo per petalo
come la Primavera apre
(toccando sapientemente,
misteriosamente)
la sua prima rosa;
o se il tuo desiderio
è di chiudermi,
io e la mia vita ci chiuderemo
molto splendidamente,
improvvisamente,
come quando il fiore
di questo cuore immagina
la neve discendere amorosamente
dovunque,
nulla che noi si percepisca
in questo mondo
eguaglia il potere della tua intensa fragilità:
la cui trama
mi sbaraglia con il colore
dei suoi paesi,
rendendo la morte e il sempre
a ogni respiro
(non so che cosa sia di te
che chiude e apre, solo
qualche cosa in me capisce che
la voce dei tuoi occhi
è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia,
ha così piccole mani.

(Edward Estlin Cummings)

 

 

E ti saluto mentre ti allontani,
e ti tratterrei con il vento,
e so che non è un vizio,
è un bisogno.
Un bisogno che non sarà mai l’ultimo.
Un bisogno di te che sei il mio incantesimo vivente.

(Massimo Bisotti)

 

 

Non so come si scrivono lettere d’amore. Ma voglio dirti che tutta me è aperta per te. Da quando mi sono innamorata di te, tutto si è trasformato ed è pieno di bellezza. Voglio darti i colori più belli, voglio baciarti… voglio che i nostri mondi da sogno siano uno solo. Vorrei vedere dai tuoi occhi, sentire dalle tue orecchie, sentire con la tua pelle, baciare con la tua bocca. Per vederti dal di sotto, vorrei essere la tua ombra nata dalla suola del tuo piede, che si estende lungo il terreno su cui cammini… Voglio essere l’acqua che ti lava, la luce che ti dà forma, vorrei che la mia sostanza fosse la tua sostanza, che la tua voce uscisse dalla mia gola così che tu mi accarezzassi da dentro… nel tuo desiderio e nella tua lotta rivoluzionaria per una vita migliore per tutti, voglio accompagnarti e aiutarti, amarti e nella tua risata trovare la mia gioia. Se a volte soffri, voglio riempirti di tenerezza così che tu ti senta meglio. Quando hai bisogno di me, mi troverai sempre vicino a te. Sempre aspettandoti. E vorrei essere leggera e soffusa quando vuoi restare solo.
Perdonami se tutte queste cose che ti scrivo ti sembrano stupidità, ma credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità, l’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia. Lo sai, mio cielo, tu piovi su di me e io, come la terra, ti ricevo.

(Freeda Kalo)

 

 

Ti lascio passeggiare un po’ tra i miei pensieri,
non farti spaventare dal disordine:
fa parte dell’arredamento.
Troverai qualche soldatino di guardia:
fanno tanto i duri, ma in fondo vogliono solo una carezza.
Ti lasceranno entrare.
Paura e ansia non le guardare,
sono due prime donne:
non aspettano altro che farsi belle agli occhi delle novità.
Prosegui pure avanti, hanno poco da raccontarti.
Appena superata la curva della speranza
– tra incoscienza e (s)ragione-
lì potrai affacciarti ai miei desideri.
Vedi quelli in corsivo?
Ecco, per loro ho scelto un vestito elegante.
Di quelli proibiti ho perso la chiave.
Ma non sono in prigione.
Già che ci sei, liberami un po’ di follia.
La notte urla e straparla,
non mi lascia riposare.
La malinconia è sempre a leggere in disparte,
un po’ per scelta un po’ per arte.
Sì, insomma, non cercare di fare ordine:
l’ultima volta mi ci sono voluti due anni di analisi
per risistemare.
Puoi fermarti quanto vuoi, o restare a dormire,
ma ricordati di baciarmi gli occhi
se deciderai di uscire.

(Andrew Faber)

 

 

L’amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione, e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana.

(Elsa Morante)

 

 

Amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.

(Hermann Hesse)

 

 

Volevo dirti qualcosa di straordinario, ma poi i tuoi occhi si sono dischiusi.
La gemma è fiorita senza nulla chiedere al profumo, se non di colorare il mistero di questa abbagliante notte.

(Gianluca Nadalini)

 

 

Ti amerò dal panorama che vedi, dalle montagne, dagli oceani e dalle nuvole, dal più sottile dei sorrisi e a volte dalla più profonda disperazione, dal tuo sonno creativo, dal tuo piacere profondo o passeggero, dalla tua stessa ombra o dal tuo stesso sangue. Guarderò attraverso la finestra dei tuoi occhi per vedere te.

(Frida Kahlo)

 

 

Amare un altro essere umano in tutto il suo splendore e nella sua imperfetta perfezione è un magnifico compito… tremendo e folle e umano.

(Louise Erdrich)

 

 

… e vedo gli occhi
che si aprono in grandi sorrisi
luminosi
e l’anima che danza intorno
alle narici,
tutto quello che c’è sulla tua faccia
andrebbe regalato
ai poveri di spirito,
le tue labbra da dare
a chi esce dai cinema
o dalle chiese
e anche a chi sta a casa
mezzo addormentato sui divani,
la tua faccia in cui compare
qualcosa che solleva la terra verso il cielo
qualcosa che abbassa il cielo
verso la terra.

(Franco Arminio)

 

 

Ti scrivo dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l’orto al sole di settembre
a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d’amore al sole
e carezzarti e baciarti un po’ di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone
guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste
e due o tre sereni.

(Vivian Lamarque)

 

 

Mi piace guardarti
mentre pensi che non sei speciale.
Abbassi gli occhi
e sei ogni immaginazione.
Non lo sai
ma dai voce al mio sentimento.
Tu, ripieghi i silenzi.
Le parole non possono pronunciarti!
Ecco perché io grido.
Ecco perché tengo il segno con un dito sulle tue labbra.
Leggerti è audacia.
Armonia
Pazienza
Giardino
Segno
Ricostruzione
Inchiostro
Penitenza
Poesia
Didascalia
Romanzo
Novella
Teatro.
Tu
sei la priorità ansimante prima di ogni mio egoista e inutile respiro.

(Gianluca Nadalini)

 

 

Calma non può esserci nell’amore, perché quel che si è ottenuto è sempre e solo un nuovo punto di partenza per desiderare di più.

(Marcel Proust)

 

 

Non ce la faccio più così – la lontananza da te, questa astrazione – perché non riesco a contenere tutto quello che sta succedendo: ho veramente bisogno di un contatto diretto. Di un contatto diretto con te. Basta, vieni con il tuo corpo, nella tua interezza, completa o parziale, divisa o moltiplicata. Ma vieni a braccia aperte.

(David Grossman)

 

 

Nel mio disordine,
tu sei sempre stato
al posto giusto.

(Mauro Soldano)

 

 

È vero, con il tempo tutto passa, ma ci sono casi in cui il tempo si attarda a dar tempo al dolore di stancarsi, e altri casi ci sono stati e ci saranno, fortunatamente più rari, in cui il dolore non si è stancato e il tempo non è passato.

(José Saramago)

 

 

Chiediglielo tu alle cicale, di tacere il loro frinire.
Chiediglielo tu alle lucciole, di giustificare la loro intermittenza al buio.
Domanda al grano.
Domanda alle briciole.
Domanda al tuo cuore.
Alle tue orecchie.
Chiediglielo tu alla bellezza, di scomparire.
Ai viaggi di non partire.
Ai sogni di dissolversi.
Chiediglielo tu alla sete, di non bere.
Alla voglia, di non provare.
Alle sensazioni, di non esprimersi.
Ad un bambino, di non giocare.
Chiediglielo tu ai miei baci, di dimenticare i suoi capelli.
Alle mie mani di dimenticare il suo sorriso.
Chiediglielo tu al mio tempo, di dimenticare il nostro tempo insieme.
Sai cosa ti dico?
Non fare domande inutili…
Chiedigliela tu la verità, alle risposte.

(Gianluca Nadalini)

 

 

Voglio immaginare
che il meglio per ognuno di noi
sia sempre sfiorarsi e poi perdersi,
dunque ferirsi,
piuttosto che non essersi toccati
mai.

(Massimo Bisotti)

 

 

Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta,
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov’ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingermi un po’ col piede, no-
e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio,
di comprendere l’azzurro, o le stelle.
Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
mascherato da sasso nero tra i sassi neri
nel bianco iato dell’inverno-
come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
dai milioni di guance perfettamente cesellate
che si posavano a ogni istante per sciogliere
la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
angeli piangenti su nature spente,
Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
La prima cosa che vidi fu l’aria, aria trasparente,
e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
limpide come spiriti. Tutt’intorno giacevano molte
pietre stolide e inespressive,
io guardavo e non capivo.
Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
per riversarmi fuori come un liquido
tra le zampe d’uccello e gli steli delle piante
Non m’ingannai. Ti riconobbi all’istante.
Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
Ora assomiglio a una specie di dio
e fluttuo per l’aria nella mia veste d’anima
pura come una lastra di ghiaccio.
È un dono.

(Sylvia Plath)

 

 

Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.
No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.

(Karin Boye)

 

 

In pratica come si fa a lasciarli andare via i pensieri, quando quelli sono piantati nella tua testa come chiodi che più cerchi di tirarli fuori, più ti lacerano l’anima.

(Gianrico Carofiglio)

 

 

La curva della tua schiena
è un pensare impronunciabile
anche per l’amore.
Tua arte,
tua parte,
l’audacia con la quale respiri
è un delicato colore di petali.
Se tu potessi fermare adesso
l’incontrollabile,
se tu potessi insegnarmi
a non sognare mai più,
cosicché la posa ragionasse di ragione
e i gesti tra le stelle diverrebbero soltanto inutili luci, dimmelo ancora una volta!
Vita mia,
tu,
cosa puoi fare con queste lacrime di gioia
che non perdonano rimpianti?

(Gianluca Nadalini)

 

 

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.
Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi.
Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri.
“Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiducioso mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento.

(Dino Buzzati)

 

 

In qualche luogo vissuto
è stato lasciato uno spazio
inconfessato dall’anima
che nessuno ha occupato.
Ecco, lui è adesso
in tutti quei posti segreti
che gli avevo riservato.

(A. Arfini)

 

 

Immersa nella tua bellezza
vedo spiegata la vita
e la soluzione dell’enigma oscuro
svelata.
Immersa nella tua bellezza
voglio pregare.
Il mondo è santo
perché tu esisti.
Senza respiro per chiarezza
annegata nella luce,
volevo morire vicina a te,
immersa nella tua bellezza.

(Karin Boye)

 

 

Più dolce sarebbe la morte,
se il mio ultimo sguardo avesse come orizzonte il tuo volto.
E se così fosse, mille volte vorrei nascere,
per mille volte ancor morire.

(William Shakespeare)

 

 

Cuore nel cuore. Respiro nel respiro.
Così vicino a me, tanto da non vederti.
Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.
Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.
La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.

(Blaga Dimitrova)

 

 

Oggi mi manchi
mi manchi così forte che vorrei entrare
nella foto in cui mi sorridi
e carezzarti la pelle, un attimo
mi basterebbe un attimo.

(Patrizia Fortunati)

 

 

Ho una solitudine
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te
di congedi passati
o baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine
ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore
senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te
sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto
i miei ospiti accorrono
giungono come sogni
con i loro rancori
l’assenza di purezza
io metto una scopa
dietro la porta
perché voglio stare solo
col mio volto di te
ma il volto di te
guarda da un’altra parte
con gli amorosi occhi
che non m’amano più
come viveri
che cercano la fame
guardano e guardano
e spengono il mio giorno
i muri se ne vanno
resta la notte
la nostalgia va via
non resta nulla
il mio volto di te
ormai chiude gli occhi
ed è una solitudine
tanto desolata.

(Mario Benedetti)

 

 

“Non guarirò mai fino alla fine dei miei giorni; la fiamma dell’amore mi ha colpito e brucio senza rimedio; lui è una spina piantata dentro di me… è parte di me ovunque io vada e ovunque lui si trovi”.

(Gabriel Garcìa Marquez)

 

 

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

(Victor Hugo)

 

 

Tu mi ricordi una poesia che non riesco
a ricordare
una canzone che non è mai esistita
e un posto in cui non devo essere
mai stata.

(Efraim Medina Reyes)

 

 

Capita che sfiori la vita di qualcuno,
ti innamori
e decidi che la cosa più importante è toccarlo,
viverlo,
convivere le malinconie e le inquietudini,
arrivare a riconoscersi
nello sguardo dell’altro,
sentire che non ne puoi più fare a meno…
e cosa importa se per avere tutto questo
devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni
notti comprese.

(Gabriel García Márquez)

 

 

Quieta voglio ringraziare il mio destino:
mai ti perdo del tutto.
Come una perla cresce nella conchiglia,
così dentro di me
germoglia dolcemente il tuo essere bagnato di rugiada.
Se infine un giorno ti dimenticassi –
allora sarai tu sangue del mio sangue
allora sarai tu una cosa sola con me –
lo vogliano gli dei.

(Karin Boye)

 

 

Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu – fermo e chiaro.

(Cesare Pavese)

 

 

Ancora non potevo saperlo con che con quelle labbra mi avresti detto le peggiori cose, ma mi avresti anche fatto provare quelle più belle di sempre, non lo sapevo che con quelle labbra mi avresti trafitto il cuore.

(Marzia Sicignano, Aria)

 

 

Le persone che contano sono incise laddove nessuno può cancellare il loro nome. Stanno lì, anche quando le distanze le tengono separate. In quel luogo dove non esiste un “non posso” e nulla è proibito, dove sosta l’amore, dove vive la magia.

(Silvana Stremiz)

 

 

“Non hai mai smesso di mancarmi, in realtà.
Hai solo smesso di venirlo a sapere.”

(Nicolas Paolizzi)

Se tu dovessi venire in autunno
mi leverei di torno l’estate
con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
come fa la massaia con la mosca.

Se entro un anno potessi rivederti,
avvolgerei in gomitoli i mesi,
per poi metterli in cassetti separati –
per paura che i numeri si mescolino.

Se mancassero ancora alcuni secoli,
li conterei ad uno ad uno sulla mano –
sottraendo, finché non mi cadessero
le dita nella terra della Tasmania.

Se fossi certa che, finita questa vita,
io e te vivremo ancora –
come una buccia la butterei lontano –
e accetterei l’eternità all’istante.

Ma ora, incerta della dimensione
di questa che sta in mezzo,
la soffro come l’ape-spiritello
che non preannuncia quando pungerà.

(Emily Dickinson)

 

 

“Vorrei solo essere lì dove sei tu. Vorrei solo fidarmi di te ed amarti e stare con te. Solo con te, dentro di te, intorno a te, in tutti i posti concepibili ed in quelli inconcepibili. Mi piacerebbe essere lì dove ci sei tu.”

(Frida Kahlo)

 

 

Vorrei prendere tra le dita l’universo
come si prende un fiore di campo
e con tutto l’universo tra le mani
andare incontro a te
come fanno i bambini
quando vanno incontro alla gioia.

(Fabrizio Caramagna)

 

 

E quando potrò tornare
da te,
la tua bellezza mi toglierà ancora una volta il fiato
e ancora una volta me lo
restituirà.
Ma sarà diverso, sì.
Sarà diverso.
Perché questa lontananza
profondissima
ed eterna
come solo tu puoi essere,
ha scavato nella mia memoria
grotte
caverne
gole
che traboccano
della tua meraviglia.

(Maria Corrao)

 

 

“Era amore puro, senza altro fine che l’amore stesso. Senza possesso e senza gelosia….. Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono.”

(Luis Sepúlveda)

 

 

L’amore?
Non so.
Se include tutto,
anche le contraddizioni
e i superamenti di se stessi,
le aberrazioni e l’indicibile,
allora sì, vada per l’amore.
Altrimenti no.

(Frida Kahlo)

 

 

Sei la finestra
a volte
verso cui indirizzo parole di notte,
quando mi splende il cuore.

(Alda Merini)

 

 

Io non credevo si potesse amare cosi!
Col sangue nell’anima,
con lo sguardo incantato
ad osservarti ,
con il cuore in tumulto,
con il respiro sospeso nell’attimo.
Io non credevo di poterti amare cosi tanto!
Con la voglia di sentirti e abbracciarti,
essere con te unico atomo nell’atomo,
unica vita e unica morte,
movimento immortale che non muore.
Io non credevo di poterti amare cosi tanto!
Con lo stesso dolore, la stessa tenerezza,
la stessa forza,
lo stesso dolore nel rimpianto.
Con la passione di essere con te
unico corpo e unica materia,
terra e mare…vento…
sorriso…lacrima…solitudine.
Io non credevo di poterti amare cosi tanto
amore mio del mio divenire!

(Sop Det)

 

 

Niente cancellerà via l’amore,
né i litigi
né i chilometri.
È meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe,
lo giuro:
amo
d’un amore immutabile e fedele.

(Vladimir Majakovskij)

 

 

“Così aveva finito per pensare a lui come non si era mai immaginata che si potesse pensare a qualcuno, presagendolo dove non era, desiderandolo dove non poteva essere, svegliandosi all’improvviso con la sensazione fisica che lui la contemplasse nel buio mentre lei dormiva.”

(Gabriel García Márquez)

 

 

Ci sono notti
che non accadono mai
e tu le cerchi
muovendo le labbra.
Poi t’immagini seduto
al posto degli dèi.
E non sai dire
dove stia il sacrilegio:
se nel ripudio
dell’età adulta
che nulla perdona
o nella brama
d’essere immortale
per vivere infinite
attese di notti
che non accadono mai.

(Alda Merini)

 

 

È impossibile, e la mia più intima vita si ribella, se penso che noi ci perdiamo.

Per millenni andrò errando di stella in stella, assumerò tutte le forme, parlerò tutte le lingue della vita per incontrarti ancora una sola volta.

(Friedrich Hölderlin)

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