Capitolo 1999: Martedì, 13 giugno 2017

Leo è pensieroso: sta aspettando i referti degli ultimi esami, suo padre gli ha appena detto di voler andare a convivere con Anna, e come se non bastasse, è tormentato dalla gelosia verso Cris, che riceve un po’ troppe attenzioni da parte di un suo collega di università.

La giornata prenderà però una piega inaspettata.

 

Martedì, 13 giugno 2017

La sveglia suona troppo presto.

Stanotte continuavo a pensare e ripensare ai referti, a papà e Anna, a quel coglione seduto accanto a Cris, alla discussione con lei, e non riuscivo proprio a prendere sonno; era davvero molto tardi quando mi sono addormentato, e adesso dormirei almeno altre tre ore, ma non posso.

Apro gli occhi malvolentieri e mi accorgo che Cris si è già alzata e che anche il Piscione non è nel suo letto.

Li trovo in bagno, mentre lei lo sta vestendo e lui protesta dicendo a modo suo che voleva vedere ancora i cartoni.

“Buongiorno” dico dando un bacio a Cris, che però rimane sulle sue, e poi a Nic, che invece mi accoglie con entusiasmo e tra un po’ cade giù dal fasciatoio.

“Papà! Peppa e Geoge! Faaango! Tutti spocchi! Come io!” mi racconta ridendo. “E mamma! E papà! Tutti faaango!”

“Lo sai a memoria quell’episodio!” gli rispondo dandogli un altro bacio. E praticamente lo so a memoria pure io, ormai.

Cris è troppo silenziosa, e questa cosa non mi piace per niente.

“Senti, possiamo parlare?” le chiedo sfiorandole i capelli.

“Non ho tempo” mi risponde lei brusca. “Devo finire di preparare Nic e portarlo al nido, e poi mi vedo in biblioteca con Linda e gli altri per studiare”.

Immagino che negli altri sia compreso anche il coglione.

“Lo porto io Nic al nido” le dico cercando il suo sguardo. “Adesso però per favore parliamo.”

“No, lo porto io, mi è di strada” ribatte lei mettendogli le scarpe. “E poi almeno così per una volta arriva puntuale!”.

Io alzo gli occhi al cielo e mi sforzo di non cadere nella sua provocazione. “Alle 8 e un quarto devo essere alla Radio, perciò lo porto puntuale per forza.”

“Non occorre, ormai mi sono organizzata”; lo mette giù dal fasciatoio e poi si china verso di lui. “Vai a prendere il ciuccio” gli dice accarezzandogli i capelli, e lui corre in camera.

“Cris, per favore…” insisto io prendendola per un braccio mentre sta uscendo dal bagno.

“Non adesso. E comunque…, non capisco cos’hai da dirmi. Mi pare tu abbia detto abbastanza ieri sera”.

Io sospiro e mi passo una mano in mezzo ai capelli. “Scusa, tanto per cominciare. E poi che avevi ragione tu, che ieri ero davvero intrattabile. E magari spiegarti anche il perché.”

“Io ieri sera ti ho aspettato sveglia per parlare” mi dice lei senza alzare la voce, ma è come se lo stesse facendo perché traspare tutto il suo nervosismo. “Hai avuto la tua occasione, e l’hai usata davvero malissimo!”

“Lo so. E ti chiedo scusa, mille volte scusa! Ero nervoso e ho detto delle cazzate, ok? Lo sai che sono fatto così!”.

Cris scuote la testa e ha gli occhi lucidi. “Certo, lo so benissimo come sei fatto! Ma questa non può essere una giustificazione tutte le volte!”

“Mamma, io ponto!” annuncia Nic, arrivando con il ciuccio in mano.

“Va bene amore, mi metto le scarpe e andiamo” gli risponde lei, e poi mi lascia lì come un cretino e va verso l’ingresso per mettersi le scarpe.

“Torni a casa per pranzo, almeno?” le chiedo andandole dietro, mentre una morsa mi stringe lo stomaco e mi viene quasi da piangere al pensiero di stare così per tutto il giorno, senza chiarirci.

“Non lo so, non credo. Probabilmente mangeremo qualcosa al volo e poi continueremo a studiare.”

“Ok, fammelo sapere se torni”.

Lei non dice niente e io sto cercando di capire se sia il caso oppure no di insistere, quando il mio telefono squilla, e nel vedere chi è che mi sta chiamando mi scappa quasi una parolaccia che riesco a correggere in tempo.

“Oh caz… cavolo!”.

Cris si è già messa la borsa a tracolla e stava quasi per uscire, ma si ferma davanti alla porta, mentre io mi allontano per rispondere perché Nic ha iniziato ad urlare. “Mammaaa! Api mamma! Via!”.

Pare che oggi non veda l’ora di andare al nido. Meglio così.

 

“È tutto ok?” mi domanda Cris raggiungendomi in camera poco dopo, appena sente che ho chiuso la telefonata.

“Sì… Cioè…, speriamo di sì.”

“Era l’ospedale?”.

Io annuisco, piegando le labbra di lato. “Sì, sono pronti i referti.”

“Bene, dai, almeno ci togliamo il pensiero”; accenna un sorriso dolce, e sembra quasi essersi dimenticata di essere incazzata con me.

“Eh…, ma adesso non riesco ad andarci, non farei in tempo. Mi tocca aspettare il pomeriggio.”

“Ah…” dice lei guardando l’orologio, mentre Nic, dall’ingresso, ha ricominciato a chiamarla a gran voce. “Vuoi che ci vada io? Lascio Nic al nido, passo a prenderli, e poi ti chiamo.”

“No no. Preferisco andarci io.”

“Se è perché vuoi aprirli prima tu…, posso portarteli alla Radio.”

“Sì, e poi? Metti che va storto qualcosa…, come faccio a fare la trasmissione?! E poi è comunque meglio se ci vado io, così li faccio vedere subito alla Lisandri.”

“Va bene, come preferisci.”

“Mammaaa!”.

Nic spunta sulla porta, visibilmente spazientito. Non che in generale ne abbia mai troppa, di pazienza.

“Ciao Piscione, fai il bravo” gli dico sollevandolo da terra per dargli un bacio, e poi rimettendolo giù, mentre lui ride.

“Papà, fai bavo” ripete abbracciandomi la gamba vera. Anche se ovviamente non ha ancora ben chiara la faccenda della mia super gamba, ormai lo ha imparato che se la stringe troppo si fa male.

“Ciao” mi dice Cris accarezzandomi il viso. “Ci vediamo a pranzo.”

“Ok” le rispondo sorridendo, e prima che vada via riesco anche a rubarle un bacio.

 

Pausa musicale di mezz’ora, finalmente. Non ne potevo più di parlare con gli ascoltatori e di sorridere per tutto il tempo.

Il modo in cui ci siamo salutati io e Cris un po’ mi ha tranquillizzato (anche se non faccio i salti di gioia al pensiero che passi tutta la mattina con quel coglione che le sbava dietro), però dopo la telefonata dell’ospedale, l’ansia per i referti non ha fatto che crescere, e in più non sono nemmeno riuscito a rintracciare la Lisandri per chiederle di vederci.

“A penny for your thoughts…” mi dice Barbara avvicinandosi a me con la sedia girevole.

“A nickel for a kiss” le rispondo io, e lei mi rivolge uno sguardo piuttosto sorpreso. “È una canzone” le spiego accennando un sorriso.

“Aaah! Mai sentita!”

“Eh, è vecchissima! Io e te non eravamo nemmeno nati. Mia madre l’adorava”.

Ah! Quanti lenti c’ho ballato con questa canzone, quando avevo la tua età! E quanti baci che…”

Dai mamma, non lo voglio sapere!”

Beh, perché no?! Tu mi racconti delle tue collezioni e io non posso raccontarti dei baci di trent’anni fa?!”

No, non puoi. Già mi dà fastidio vederti baciare papà, figurati!”.

“Comunque, sul serio, è tutto ok?” insiste Barbara.

“Sì sì, perché?”

“Mi sembri strano.”

“In che senso? Si è notato qualcosa durante la trasmissione?!”

“No, tranquillo, non si è notato niente. Però non sei stato fermo con la gamba nemmeno per un attimo. E quando è così vuol dire che hai dei pensieri. Ormai ti conosco” mi dice facendo un sorriso compiaciuto. “Allora?”

“Un penny non è abbastanza” le dico con tono molto serio. “I miei pensieri non valgono così poco”

“Nemmeno i miei baci valgono un nickel, se è per questo” ribatte lei facendomi l’occhiolino.

“Ah, non l’ho mai pensato!” esclamo ridendo. “Comunque non ti preoccupare, niente di che… Solo qualche scocciatura.”

“Di cui non vuoi parlare.”

“Esatto!” esclamo agitando l’indice in aria.

“Ma non ti va di parlarne in generale, o non ti va di parlarne con me?”

“In generale.”

“Ok…”; lei torna al suo posto, dà un’occhiata alla scaletta, scrive qualcosa, poi solleva la testa dal tavolo e mi guarda. “Pranziamo insieme? Magari davanti a un bicchiere di vino ti sciogli. Bianco e ben freddo” dice facendomi l’occhiolino.

“No, appena abbiamo finito devo scappare.”

“È una scusa per non pranzare con me perché Cris è gelosa?”

“No… Ho da fare. Cose mie. E per pranzo sono già d’accordo con Cris.”

“Va bene…” sospira lei, e a dirla tutta sembra anche parecchio delusa. “Se hai bisogno sono qua.”

“Ok, grazie” le dico alzandomi. “Vado a fare una telefonata. Giuro che torno in tempo!”.

Lei ride e io esco dalla saletta per provare per l’ennesima volta a rintracciare la Lisandri, ma incrocio Giulio che mi ferma.

“Ah, Leo! Stavo venendo proprio da te! Quando hai finito la trasmissione, vieni in ufficio che ti devo parlare”.

Eh no, cazzo! Finita la trasmissione devo volare in ospedale! E poi che vuole?!

“Ma non possiamo fare domani?”

“No, è una cosa abbastanza urgente”.

Più urgente di sapere se la Bestia è tornata a trovarmi?

“Ma di che si tratta?” gli domando corrugando le sopracciglia.

Non è che anche lui, come Barbara, si è accorto che ero nervoso durante la trasmissione e adesso per completare il quadro mi tocca pure il suo cazziatone?!

“Te lo spiego dopo” mi dice lui allontanandosi. “È una buona notizia, comunque! Credo che ti piacerà!”.

Una buona notizia.

Non ho idea di cosa possa essere, ma spero davvero che mi tiri un po’ su il morale.

 

Asterischi.

Ci sono dei cazzo di asterischi accanto ad alcuni valori dei miei esami.

E io non so che cazzo vogliono dire. So solo che gli asterischi non significano mai niente di buono. Me lo ricordo benissimo quando stavo messo da panico e i miei referti erano pieni di asterischi.

E la Lisandri è in sala operatoria.

Eccheccazzo!

Ogni volta che ho bisogno di lei, è a trapanare la testa di qualcuno!

Che faccio?!

Provo a capirci qualcosa guardando su internet?!

No, dopo vado in paranoia.

E però non mi va di cercare nessun altro medico.

Voglio solo la Lisandri.

Queste sono cose solo mie e sue.

La tac comunque è tutta negativa, perciò direi che posso stare abbastanza tranquillo…

No, mi prendo per il culo da solo.

Anche se la tac è negativa, se i valori sono sballati, io non sono tranquillo lo stesso.

Che faccio?

Ci vorranno ore prima che la Lisandri si liberi.

Cerco un altro medico?

Per leggere degli esami del sangue mica bisogna essere dei mostri sacri come la Lisandri, lo sanno fare tutti, no? Potrei andare da Carlo, magari…, oppure…

“Leo! Che bello vederti! Ciao!”

“Dottor Alfredi!” esclamo alzandomi di scatto dalla sedia dell’hall su cui sono seduto. “È l’Universo che la manda!”

“Addirittura?” risponde lui con un sorriso bonario un po’ imbarazzato.

“Sì! Ho bisogno di lei.”

“Oh, dimmi… Se posso…, volentieri.”

“Deve dare un’occhiata a questi” gli dico porgendogli la busta coi miei esami. “La Lisandri non è reperibile, e io sto diventando matto. Non posso aspettare.”

“Temi che ci sia qualcosa che non va?” mi domanda lui rigirandosi la busta tra le mani.

“La tac è pulita, ma negli esami del sangue ci sono degli asterischi” gli rispondo io deglutendo. “Tre”.

Lui annuisce, pensieroso, e poi mi fa un altro sorriso dei suoi, poggiandomi una mano sulla schiena. “Va bene, vieni, andiamo nel mio studio”.

 

Appena metto piede nello studio del dottor Alfredi, mi sento quasi mancare l’aria.

È come tornare indietro di tre anni.

Tre anni e tre giorni, per essere precisi.

Avanti dottor Alfredi! Non è lei che dice sempre che ai pazienti… bisogna dire la verità?! Beh, me la dica, la Verità!”

Se è di un numero che hai bisogno…”

Sì! Voglio il numero esatto però!”.

E anche adesso voglio la Verità, e so che lui me la dirà, come ha sempre fatto, però mi tremano le gambe.

“Siediti pure” mi dice indicando la poltrona, e io lo faccio, ma è come se mi vedessi dall’esterno, sono come estraniato. “Vediamo un po’…”.

Lui apre la busta e tira fuori i fogli, mentre io trattengo il respiro e aspetto che mi dica come stanno le cose.

“Sono valori legati al fegato” dichiara poi guardandomi, e io cerco di capire dal suo sguardo quant’è grave la situazione. “Ma non sono allarmanti.”

“Cioè?!” gli chiedo mentre un nodo mi stringe la gola. “Mia… madre ha avuto un tumore al fegato”.

Il terzo, l’ultimo, quello che le ha dato il colpo finale e me l’ha portata via per sempre.

“Non credo proprio che sia un tumore” mi risponde lui con tono lento e pacato. “Gli altri valori sono nella norma. E poi si sarebbe visto qualcosa dalla tac. Hai detto che è pulita, giusto?”

“Sì” gli dico porgendogli la busta della tac. “Guardi lei stesso”.

Lui prende il cd, lo mette nel computer, e nel frattempo sfoglia i fogli con i referti, mentre io mi devo di nuovo ricordare come si respira e fisso lo sguardo sui quadri appesi alla parete.

“Sì, Leo, la tac è completamente negativa. Un tumore mi sento proprio di escluderlo.”

“Oh, grazie!” esclamo abbandonandomi contro lo schienale della poltrona. “E allora? Ho mangiato troppe schifezze?!” gli dico sollevando le sopracciglia.

“Ah, questo lo saprai tu!” risponde lui divertito, rimettendo i fogli nella busta. “Potrebbero semplicemente essere gli strascichi della mononucleosi.”

“E lei che ne sa della mononucleosi, mi scusi?!”; lui fa un’espressione imbarazzata, e non ci vuole un genio a capire chi gliel’ha detto. “E meno male che c’è il segreto professionale, eh?!”

“Ad essere onesto, la dottoressa Lisandri non mi ha mai fatto il tuo nome” mi risponde congiungendo le mani. “Un giorno l’ho vista molto in ansia e lei mi ha solo detto che c’era un suo paziente con dei sintomi che la preoccupavano.”

“E come ha fatto a capire che ero io?!”

“Beh…”; sorride, muovendo un po’ la testa, e poi allarga le mani. “Maria Pia è un libro aperto per me, ed è un medico dotato di un forte autocontrollo. In tutti questi anni…, le ho visto perdere il controllo solo quando c’eri di mezzo tu”.

Sorrido tra me e me, ripensando a tutte le volte in cui le ho fatto perdere il controllo, e chissà quante altre volte è successo e io non l’ho saputo.

“E poi è venuta a dirle che era solo mononucleosi?”

“Sì. E io ne sono stato molto felice. Ma non le ho mai detto che avevo capito che si trattasse di te.”

“Ma quindi posso stare tranquillo? Ne è sicuro? E devo prendere qualcosa o passa da solo?”

“Sono sicuro che non si tratti di un tumore, e sono quasi sicuro che i valori alterati siano una conseguenza della mononucleosi, però per stare proprio tranquilli che si tratti di questo…, meglio fare un’ecografia al fegato”.

Che. palle.

“Va bene…” dico sospirando.

“Consultati con la dottoressa Lisandri, ovviamente. Io però intanto ti faccio la richiesta, così puoi andare subito in accettazione a farti dare l’appuntamento.”

“Ok, grazie. Può scriverci anche che voglio la mia Bella Radiologa?”.

Lui scoppia a ridere e si ferma un attimo dallo scrivere. “La Bella Radiologa? E chi sarebbe?”

“Quante belle radiologhe conosce, mi scusi?!”

“Sara?” mi domanda con un sorrisetto complice.

“Esatto!”

“Purtroppo non posso fare questo tipo di richieste” dice con tono divertito, porgendomi la prescrizione. “Ti toccherà accontentarti del radiologo di turno.”

“E ti pareva! Però, senta, un’altra cosa per me la può fare!”

“Cosa?”

“Svelarmi una delle sette leggi per essere felici!” esclamo puntando l’indice contro di lui. “Lo so che ha promesso di non farlo, però a Davide una l’aveva detta! Ne dica un’altra a me!”

“La situazione è diversa. Davide… rischiava di morire”.

E poi è morto per davvero.

Piego le labbra di lato, annuendo, ma poi metto da parte il mio magone e sorrido. “Beh, ma se contiamo tutte le volte che in questi cinque anni ho rischiato di morire…, mi scusi ma avrei il diritto di conoscerle tutte quante le leggi, altro che storie!”

“Ah, se la metti così…” mi dice togliendosi gli occhiali. “Non hai certo tutti i torti…”

“Eh beh!”

“Va bene, te ne svelerò una.”

“Però mica quella che ha detto a Davide, eh?! Quella la so già”.

La so a memoria, e in questi anni ho potuto sperimentare quanto sia dannatamente vera.

Le perdite possono essere delle conquiste.

 

“Sono a casa!” annuncio richiudendo la porta. “Ma che è ‘sto odore?!”.

Non le sarà mica venuto in mente di cucinare, mi auguro!

“Cibo cinese!” mi risponde Cris venendomi incontro. “Sono passata a prenderlo quando mi hai scritto che ritardavi, così è già tutto pronto. Meglio no?”

“Sì, ma…” dico entrando in cucina e vedendo la tavola piena di roba che mi piace da matti. “Oh, quanta roba!”.

Cris prende l’acqua dal frigo e poi si siede, mentre io mi lavo le mani. “Ti ho preso doppia razione di verdure pastellate! Ma tecnicamente è come se le avessi prese tu, dato che ho pagato coi tuoi soldi…” mi dice con un tono un po’ pungente.

“Eddai, Cris! Sono stato un coglione a dirti quella cosa. Per favore dimenticatela e spendi tutto quello che vuoi quando vuoi.”

“Più che coglione…, direi che sei stato stronzo…”

“Ok… Facciamo sia coglione che stronzo, va bene? Però davvero non ci pensare più. Non esiste mio e tuo. Siamo una cosa sola, no?”; mi chino a baciarla, spostandole all’indietro i capelli, e lei ricambia il bacio.

Direi che la pace è ufficialmente fatta.

“Dai, mangiamo!” esclama iniziando a riempirsi il piatto di spaghetti di soia. “Muoio di fame!”

“Purtroppo non posso mangiare nulla di questo ben di Dio!” sospiro io aprendo il frigo. “Mi faccio una bistecca al volo.”

“Cosa?” mi chiede lei perplessa. “Perché non puoi mangiare niente?”

“Sono a dieta.”

“Ah, ok, ti dai alla carriera di modello?!” ride lei senza prendermi troppo sul serio.

“Effettivamente sì. Sarò su Vogue di luglio.”

“Per la collezione uomo estiva? O già per quella autunnale?”.

Io rido, metto a cuocere la bistecca, e poi mi siedo di fronte a lei. “Dico sul serio. Quelli di Vogue vogliono fare un servizio su di me. Oggi Giulio mi ha convocato nel suo ufficio per dirmelo, e domani vedo il giornalista per l’intervista. E nei prossimi giorni faccio il servizio fotografico”.

Cris mi guarda negli occhi, cercando di capire se le sto dicendo una cazzata oppure no, e io rido.

“È la verità!” dico sollevando una mano. “Giuro! Sono interessati alla mia storia di… riscatto e rinascita. Così l’hanno chiamata!”

“Amore, ma è fantastico!” esclama lei alzandosi e venendo ad abbracciarmi. “Wow! Mia madre compra sempre Vogue, le prenderà un colpo!”

“Ah, guarda, fosse solo per questo ne vale già la pena!”

“Ma perché ti hanno messo a dieta, scusa?!” mi domanda sedendosi sulle mie gambe. “È assurdo!”

“Stai dicendo che sono perfetto?” le chiedo con un sorriso compiaciuto.

“E certo che sei perfetto!” risponde lei baciandomi. “Sul serio, questa cosa non ha senso!”.

Io accenno un sorriso e piego un po’ la testa di lato. “Non è Vogue che mi ha messo a dieta, ma il dottor Alfredi. Devo fare un’ecografia al fegato.”

“Cosa? Ma perché?!” esclama allarmata. “Ma mi avevi detto che era tutto a posto!”

“Sì, perché per quanto riguarda la Bestia è tutto a posto” le dico accarezzandole i capelli e facendole il sorriso più rassicurante possibile. “Ho qualche valore alterato, ma non è niente di preoccupante. Probabilmente sono strascichi della mononucleosi, tutto qui”.

Cris sospira e mi accarezza i capelli, alla base del collo. “Ma dimmi la verità…, se non fosse che non puoi nascondermi che devi stare a dieta…, me lo avresti detto?”

“Sì che te l’avrei detto…”

“Non so se ti credo… Magari me lo avresti detto, ma solo dopo.”

“No, giuro che te l’avrei detto comunque subito, anche perché il dottor Alfredi è molto tranquillo, e pure io.”

“Vabbè…, ma quindi cosa puoi mangiare, in pratica?”

“Lascia stare, è una tristezza infinita. Anni fa ne ho fatta una e sono morto di fame per tre giorni! Per fortuna poi almeno mi sono consolato con Sara! Speriamo che ci sia lei anche stavolta!” esclamo facendo l’occhiolino, e Cris mi dà un colpo sul braccio.

“Mi sa che vengo con te, stavolta. Quand’è che la fai?”

“Venerdì. Ma non puoi mica venire, eh!”

“Certo che posso! Sono tua moglie, e tu sei troppo bello per startene da solo mezzo nudo con un’altra donna!”

“E la Lisandri, allora?” le chiedo ridendo.

“Vabbè, che c’entra, lei è una specie di madre…”

“E Sara è una specie di… cugina!” esclamo ridendo ancora, e Cris mi guarda male. “Ah, se cominci ad essere gelosa delle dottoresse, siamo a posto! E non ti dico le infermiere…! Loro hanno visto praticamente tutto!”

“Basta così” dice alzandosi e andando a spegnere il fuoco. “È pronta” aggiunge impiattando la bistecca e mettendomela davanti. “Ma mangi solo questa?”

“Magari dopo mangio anche una banana.”

“Oh…” sospira sedendosi. “Mi sento in colpa a mangiare queste cose davanti a te…”

“Ma no, non ti preoccupare”.

Le sorrido, e mi sorride anche lei.

Vederla mangiare di gusto, per me è una delle cose più belle del mondo.

“Perché mi fissi?” mi domanda spostandosi i capelli dietro l’orecchio.

“Non ti sto fissando… Sto mettendo in pratica una delle sette leggi per essere felici.”

“Cioè?” mi chiede lei divertita. “Quelle del dottor Alfredi?”

“Sì…”

“Te ne ha detta una?”

“Sì, ma adesso mangia che altrimenti si fredda e poi non ti piace”.

Cris sorride e ricomincia a mangiare.

 

Trova quello che ti piace guardare, e guardalo.

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2 commenti su “Capitolo 1999: Martedì, 13 giugno 2017

  1. Capitolo spettacolare davvero.
    Leo e Cris si amano non c’è nulla da dire e per quanto Leo ha un caratteraccio, che come fai dire a Irene nel capitolo di capodanno 2012 “Non ti bastava prendere i miei occhi e i miei capelli, pure il mio caratteraccio dovevi prendere?!” ha ereditato da lei, Cris è pronta a perdonarlo, sempre, certo questa volta ha esagerato ma si sa come si fa a non perdonare il Re Leone? Soprattutto se lo ami da morire, ed è tuo marito e il padre di suo figlio? E la cosa bella che per quanto possano litigare e per quanto possano essere arrabbiati e offesi l’uno con l’altro o d’altro canto per quanto possano sbagliare ci saranno sempre l’uno per l’altra, a sostenersi, a tranquillizzarsi, a farsi coraggio e a farsi forza.
    Se devo essere sincera mi è piaciuto tanto il fatto che hai fatto esaminare gli esami a Alfredi e non alla Lisandri, perché in effetti mancava il suo personaggio, che è stato comunque importante nella vita di Leo, e inoltre L’ho sempre trovato un medico con grande empatia, intuito, saggezza e che ti infonde calma, non me lo sono mai immaginato Alfredi arrabbiato che fa una sfuriata come quelle della Lisandri e non credo di poterlo immaginare, amo il fatto che conosce la Lisandri così nel profondo e che l’aiuta, e ho adorato il fatto che abbia tenuto per se il fatto di sapere, e anche il fatto rivela una delle sette leggi per essere felici a Leo.
    E infine mi immagino già la faccia della cara nonna Vitto quando vedrà Leo su Vougue, e non posso fare a meno che ridere.
    Grazie mille ancora una volta, ti superi sempre non vedo l’ora di leggere il prossimo grazie ancora e ciao?

    1. Eh sì, sull’amore tra Leo e Cris, direi che non ci sono dubbi ?! Ti dirò che ero convinta che in questo capitolo avrebbero litigato ancora, e invece poi la telefonata dell’ospedale ha rimesso le cose nella giusta prospettiva, e Cris non poteva che stare vicina a Leo in una situazione che lui vive sempre con molta ansia (nonostante la sua uscita infelice del giorno prima l’abbia ferita parecchio, e come hai visto non è mancata la frecciatina ?).

      Amo la Lisandri, e amo scrivere i dialoghi tra lei e Leo, ma come hai detto tu, Alfredi mancava da un bel po’, e mi è sembrato giusto dargli spazio (e poi credo che la sua flemma e i suoi sorrisi bonari fossero proprio quello che serviva a Leo in quel momento!).

      PS: la “legge” che Alfredi svela a Leo (così come quella che ha svelato a Davide), in realtà è una delle “scoperte” che Albert Espinoza ha fatto vivendo la malattia e l’ospedale. La legge che viene rivelata da lui nel suo libro (e solo una può rivelarne, finché non sarà in punto di morte), in Braccialetti Rossi non è mai stata nominata ??‍♀️.

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