Capitolo 1558: Martedì, 29 marzo 2016

Leo rivede il suo vecchio amico Mattia dopo tre anni, ed è molto emozionato all’idea; questa, però, non sarà l’unica emozione: un imprevisto per niente piacevole gli scombussolerà la giornata e non gli permetterà di stare propriamente… tranquillo.

 

Martedì, 29 marzo 2016

Sono agitato.

Quasi quasi quanto stamattina mentre aspettavo che mi chiamassero per entrare in sala tac. Ok, forse proprio così tanto no, ma diciamo che ci vado parecchio vicino.

L’orologio sul cruscotto della macchina segna le 15:59. Aspetto ancora un minuto e poi scendo e vado verso Chocoloso. Ho trovato parcheggio abbastanza vicino, e in pochi secondi sono già davanti all’ingresso. Prendo fiato ed entro, guardandomi intorno un po’ disorientato; il locale è pieno di gente e non sono sicuro di riconoscere Mattia dopo tutti questi anni. Mi sento strano, nemmeno agli appuntamenti con le ragazze mi sentivo così strano. Continuo a guardarmi intorno e sto per prendere il cellulare per chiedergli se è già arrivato, quando mi sento toccare una spalla e mi giro.

È lui.

E non avrei potuto non riconoscerlo. Beh, del resto sono passati tre anni e non venti, ma è identico a come me lo ricordo. A parte la barba, s’intende. Ha la barba incolta, tendente al rossiccio, abbastanza folta. Chissà la mia quand’è che sarà così folta.

“Oh… ciao…!” esclamo sorpreso, e anche un po’ imbarazzato.

“Ciao!” mi risponde lui sorridendo. E direi che è parecchio emozionato pure lui. “Sei… qui da molto?”

“No, sono appena arrivato. Non credevo che ci sarebbe stato tutto ‘sto casino, altrimenti sceglievo un altro posto.”

“È l’ultimo giorno delle vacanze…”

“Ah già!”

“Guarda, là c’è un tavolino libero” dice indicandone uno vicino alla vetrata, e così andiamo a sederci, uno di fronte all’altro.

“Crêpes col gelato?” gli chiedo io senza neanche aprire il menu.

“Certo! Con tanto di bis, ovviamente”.

Ci sorridiamo, ancora un po’ a disagio, ma alla fine basta questo per ritrovarci: un sorriso e un’abbuffata di crêpes.

Come ai vecchi tempi.

 

“E così studi Medicina…”

“Sì…”

“Non me lo sarei mai aspettato, lo sai?”

“Nemmeno io” mi risponde lui sorridendo. “E tu fai il dj.”

“Sì…”

“Beh, questo un po’ da te potevo aspettarmelo. E come l’hai deciso?”

“Mah… in realtà è stato un caso… Diciamo che mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. E tu?”

“E io… boh… L’ho deciso verso la fine del terzo anno di liceo, e non ho più cambiato idea. Una specie di chiamata!”.

Vorrei chiedergli se in qualche modo c’entro io, in questa specie di chiamata, ma non mi sembra il caso di prendere un argomento del genere così, dopo appena mezz’ora che ci siamo rivisti.

“E con Cecilia come mai è finita?” gli chiedo mentre sorrido alla cameriera che ci ha portato le seconde crêpes. “Stavate così bene insieme!”. Spero di non aver toccato un tasto doloroso, ma di sicuro lo è comunque meno dei miei tre anni passati a fare a cazzotti con la Bestia, perciò…

“Sì, stavamo bene” mi risponde lui, e giurerei di aver sentito una nota malinconica nella sua voce. “Ma si cresce, si cambia…, e a volte ci si perde.”

“Wow! Forse più che Medicina dovevi fare Filosofia!” esclamo io ridendo, e ride anche lui.

“Tu invece sei sposato” mi dice indicando la fede.

“Già…” sorrido io sollevando la mano.

“E hai pure un bambino”.

Sorrido di nuovo, un po’ imbarazzato, e mi lecco le labbra. “Certo che Giulia chiacchiera più di Boccaccia Larga, eh?!”

“Ci siamo sentiti ieri per metterci d’accordo per il rientro a Roma. Viene in macchina con me.”

“E già che c’eravate avete un po’ spettegolato…”

“Ma no, dai! Mi ha solo raccontato del vostro incontro. Era contenta. Le ha fatto piacere.”

“Anche a me ha fatto piacere. L’ho vista bene. Mi è sembrata felice… E anche tu mi sembri felice.”

“Sì…” annuisce lui. “Mi sto godendo le gioie della vita da single che per troppo tempo mi sono perso!” esclama ridendo. “Anche se l’università è parecchio tosta, e non mi lascia molto tempo libero… E tu sei felice?”

“Sì. Molto. Al posto delle gioie della vita da single ho quelle di pannolini sporchi, pranzi e cene molto movimentati, e pianti inconsolabili per colpa dei dentini, ma… sono felice.”

“Messa così non sembra molto allettante però, eh?!” dice lui ridendo, e fa ridere anche me, ma poi torno serio.

“Nic è fantastico. Non lo cambierei con niente, nemmeno potendo tornare indietro. Ha dato un senso a tutto. Ma a tutto, proprio”. Mi è tremata un po’ la voce e mi sono venuti gli occhi lucidi. Parlare del mio Piscione mi emoziona sempre in un modo che non si può spiegare. “E anche il mio lavoro è fantastico!” esclamo con tono allegro, per mascherare il fatto che mi sono commosso. “E Cris…, beh, è fantastica anche lei!”

“Cris è tua moglie?”

“Sì.”

“E che tipo è? Com’è? Oltre ad avere un’enooorme pazienza, ovviamente!”

“Ovviamente!” ripeto io ridendo. “Beh… Cris è… è tante cose. È dolcissima, ma è anche una delle persone più determinate che io conosca. Ed è forte, solare…, intelligente, passionale…”

“Ah, è perfetta in pratica!”

“Sì!”; io rido e affondo la forchettina in un pezzo di fragola che era rimasta nel piatto, la mangio, e poi faccio un sorriso malizioso. “E ovviamente… è anche una strafiga!”

“Ah, non lo metto in dubbio! Hai sempre avuto buon gusto!”

“Aspetta, te la faccio vedere”. Prendo il cellulare dalla tasca, e proprio in quell’esatto momento compare la foto di Cris sullo schermo perché mi sta chiamando. “Non ci credo!” esclamo mostrando il telefono a Mattia. “Mi sta chiamando proprio adesso!”.

Lui si avvicina un po’ per guardare meglio e poi si guarda intorno. “Ma non è che ci sta spiando?”

“Ah, magari pensa che in realtà non sono qui con te ma con Giulia! Si è incazzata di brutto per quella storia lì…”

“E allora è meglio se le rispondi, no? Comunque hai ragione, è una strafiga!”

“Ehi! Vacci piano! Stai parlando della mia donna, eh?!”

“Ma se tu…”; lui si ferma con una mano a mezz’aria e poi la lascia ricadere. “Vabbè, lasciamo perdere. Rispondi che è meglio.”

“Sì…” dico io ridendo. “Cris?” rispondo con tono allegro, ma mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va.

“Leo…”; le trema la voce, e istintivamente mi si contrae lo stomaco in una morsa dolorosa.

“Che c’è?” le domando con urgenza. “È successo qualcosa?”.

 

No, ti prego, no, fa che non sia successo niente, fa che stiano tutti bene. Forse Cris ha solo un attacco d’ansia, è così agitata per l’esame di psicologia… Studia fino a tarda notte, e magari Nic sta facendo i capricci e non la lascia studiare…

“Nic è caduto dalla culla.”

“Come sarebbe?!” esclamo alzandomi in piedi di scatto, mentre Mattia mi guarda perplesso e preoccupato. “Come ha fatto?!”

“Ha scavalcato, voleva uscire”.

Io sospiro e mi passo una mano in mezzo ai capelli. “Ma sta bene, no?” le chiedo trattenendo il fiato. Mi tremano le gambe. Mattia si alza e si avvicina a me, poggiandomi una mano sulla spalla. “Ti sei solo presa un grosso spavento, no?”

“Non lo so… Ha un taglio sulla fronte, mi sembra profondo… Nella ci sta accompagnando in ospedale, siamo quasi arrivati”.

Mi manca il fiato e il cuore mi sta battendo all’impazzata. “Ma è sveglio? È cosciente?”

“Sì sì.”

“Non lo sento piangere…”

“Ha il ciuccio, si è appena calmato…”

“Ok, sto arrivando!”

“Fai presto, ti prego…” mi dice con un tono che mi stringe il petto.

“Arrivo subito. Sto arrivando, ok? Dieci minuti e sono lì.”

“Sì…”

“Arrivo”; rimetto il telefono in tasca e guardo Mattia. “Devo scappare.”

“Il bambino?”

“Sì…, è caduto e… Devo… devo andare subito… Devo… Ma dove cazzo ho messo le chiavi?!”; le sto cercando freneticamente nelle tasche della felpa ma non le trovo, e non sono nemmeno in quelle dei jeans.

“Eccole” dice lui, prendendole dal tavolino. Ah, già. Le avevo appoggiate lì perché ce le avevo nei jeans e mi davano fastidio. “Meglio se guido io, però, eh?”

“Non puoi guidare la mia macchina” gli rispondo scuotendo la testa. “Ha i pedali invertiti, per via della gamba.”

“E allora andiamo con la mia.”

“Ok”.

Sì, forse è meglio, sono troppo agitato per guidare. Mentre siamo in macchina provo a richiamare Cris, ma non mi risponde, e nemmeno Nella. Cazzo!

Ti prego, fa che Nic stia bene. Ti prego ti prego ti prego.

Ti prego.

Chi o cosa io stia pregando, davvero non lo so.

Chiunque.

Chiunque va bene purché Nic stia bene.

 

Entro a precipizio al pronto soccorso, ma mi dicono che Nic e Cris sono nello studio di Carlo. Ok, allora non è grave, altrimenti lo avrebbero mandato in Traumatologia. Però questo non basta a tranquillizzarmi, non mi metto tranquillo finché non vedo coi miei occhi che sta bene. L’ascensore non vuol saperne di arrivare, e a niente serve schiacciare ripetutamente il tasto di chiamata. Decido di prendere le scale e corro, corro più veloce che posso, investendo quasi un tizio col deambulatore, e mancando per un soffio Ester che prova a fermarmi e mi urla dietro preoccupata: “Leo, che è successo?! Dove corri?!”. Ma non ho tempo per fermarmi a spiegare. Devo vedere Nic. Subito.

“Nella!” chiamo vedendola da lontano, appena imbocco il corridoio che porta allo studio di Carlo. Lei si alza per venirmi incontro, ma non fa in tempo a muovere due passi che io l’ho già raggiunta. “Sono dentro?”

“Sì, sono appena entrati” annuisce lei. “Ma stai tranquillo, Nic…”.

No, non sto tranquillo. Col cazzo che sto tranquillo! Apro la porta ed entro nello studio, senza nemmeno bussare. Cris è seduta sul lettino, con Nic sulle sue gambe, e appena mi vede mi sorride sollevata, ma al tempo stesso le si riempiono gli occhi di lacrime. Probabilmente ha trattenuto la tensione finora, e adesso non ce la fa più.

“Ehi…” dico avvicinandomi a loro, col cuore in gola. Nic ha un brutto taglio sulla fronte, ma sembra stare bene ed è tranquillo, non piange nemmeno, e tira il camice di Carlo che sta osservando la ferita.

“Pa-pà-pà” mi chiama togliendosi il ciuccio e tendendo le braccia verso di me per farsi prendere.

“Ciao Piscione” gli dico dandogli un bacio sulla testa. “Aspetta, ti prendo dopo. Aspetta”.

Ma lui insiste e non sta fermo, e allora mi siedo anch’io sul lettino e lo prendo.

“Non è un taglio molto profondo” dice poi Carlo. “Non occorrono punti, mettiamo gli strips”. Mi giro a guardare Cris, accennando un sorriso, e le prendo una mano, accorgendomi che è sporca di sangue. Pure la sua maglietta è sporca, e pure la felpa di Nic. Dev’essersi spaventata da morire.

“Ma com’è successo?” le domando cercando di mantenere la voce calma. Sono ancora parecchio sottosopra.

“Io ero in soggiorno a studiare… e lui stava facendo il riposino in camera, nel suo letto. Si è svegliato e ha iniziato a chiamarmi, gli ho detto che arrivavo, ma prima ho voluto finire di scrivere lo schema che stavo facendo… Mi mancavano poche parole… E poi ho sentito il rumore, e lui che è scoppiato a piangere…”; si mordicchia il labbro e si asciuga gli occhi con una mano. “Sarei dovuta andare da lui subito, non sarebbe successo.”

“Oooh, stella bella!” esclama l’Elvira che è stranamente rimasta in silenzio fino ad adesso. “Non fartene mica una colpa, sai?! Un giorno sì e uno no, qua c’è sempre un cinno che s’è inzuccato! Per non dire un giorno sì… e l’altro pure!”.

Carlo sorride e annuisce. “È l’incidente più comune che capita ai bambini piccoli. E non ci sono quasi mai gravi conseguenze.”

“Non credevo che fosse capace di scavalcare…” dice Cris accarezzando la testa di Nic. “Non lo aveva mai fatto! Finora si alzava in piedi aggrappandosi alle sbarre del lettino, ma non aveva mai…”

“Tentato la fuga!” esclamo io con tono allegro, per cercare di smorzare la tensione. “È un ribelle come suo padre!”

“Se seee…” dice l’Elvira avvicinando a Carlo il carrello con l’occorrente per la medicazione. “L’è proprio cunpagn a sò pèder! L’è sänza pazenzia, l’è!!”.

Io rido, ma poi mi torna in mente la frase di Carlo sulle “gravi conseguenze” che non ci sono quasi mai. “Carlo, ma siamo sicuri che sta bene?” gli domando mentre stringo una mano di Cris e una di Nic. “Non è che…”

“Dopo lo visito, ma a parte il taglio non sembra essersi fatto niente, stai tranquillo”.

Tranquillo! Ancora quella cazzo di parola! Ma perché tutti pretendono che me ne stia tranquillo quando mio figlio è caduto e ha sbattuto la testa?!

“Ok…”.

Non dico niente perché non voglio mettere a Cris più agitazione di quanta non ne abbia già, però col cazzo che sto tranquillo!

“Tienilo stretto, questo brucia un po’” mi dice Carlo cominciando a disinfettare la ferita, e Nic comincia a piangere e ad agitarsi. Cris gli dà il ciuccio e gli parla, ma non conta molto, e lui urla disperato; e per fortuna che Carlo è abbastanza veloce a medicarlo, e per fortuna che non sono serviti i punti.

“Devi fargli l’antitetanica?” gli chiedo preparandomi ad altre urla.

“No, non occorre. Non è una ferita a rischio infezioni.”

“Sicuro?”

“Sì Leo, sì. Sicuro” mi risponde lui togliendosi i guanti e buttandoli via. “Adesso mettilo sul lettino che gli do un’occhiata”. Io e Cris ci alziamo, e io metto Nic sdraiato sul lettino, ma lui non è molto collaborativo mentre Carlo lo visita. È nervoso, non sta fermo, e continua a chiamare Cris per farsi prendere.

“Fai il bravo, amore…” gli dice lei accarezzandogli i capelli; le trema ancora la voce ed è ancora sul punto di piangere. Mi sa che appena arriviamo a casa scoppia in uno di quei pianti che non si fa da un bel po’.

“Sta bene” annuncia Carlo sorridendo. “Prendilo pure” dice a Cris, e finalmente Nic si mette buono in braccio a lei. “Non ha niente di rotto, risponde correttamente a tutti gli stimoli… Direi che potete andare a casa. Magari tenetelo d’occhio per un paio di giorni… Meglio non mandarlo al nido fino a venerdì, per sicurezza.”

“Ma per sicurezza non è meglio fare un tac?” gli domando io. Non mi piace l’idea che si becchi tutte quelle radiazioni, però ho troppa paura che possa essersi fatto più male di quel che sembra.

“No” mi risponde Carlo accennando un sorriso. “Non ce n’è bisogno.”

“E se…”

“Una tac sarebbe davvero superflua.”

“E se ha un trauma cranico?”; e alla sola idea mi sento soffocare.

“Non ha nessun sintomo di trauma cranico. Non c’è ragione di fare una tac, davvero.”

“E come fai a esserne così sicuro, eh?!”

“Forse perché sono un dottore?” mi risponde lui incrociando le braccia. E mi sa che gli sto facendo perdere la pazienza, ma io non sono ancora tranquillo, e non mi metto tranquillo finché non ho la certezza assoluta che Nic stia bene veramente.

“Voglio il parere della Lisandri” dico sostenendo il suo sguardo.

“Leo…” mi chiama Cris prendendomi per un braccio. “Non c’è bisogno. Dai, andiamo a casa. Nic è stanco e ha bisogno di andare a casa. E mi sa che ha anche fame, non ha fatto merenda. Sta bene, hai sentito no? Dai, stai tran…”

“Non dirmi pure tu di stare tranquillo!” la interrompo io alzando la voce, e Nic che stava facendo uno dei suoi monologhi sbrodolosi giocando coi capelli di Cris, si ferma di colpo e scoppia a piangere. Ecco, l’ho pure spaventato. Fantastico! “Voglio che lo veda la Lisandri” ribadisco con tono fermo, ma sforzandomi di mantenerlo basso.

Carlo si stringe nelle spalle e annuisce. “Come vuoi… Provo a sentire se è libera.”

“Bene”. Cris sospira e si risiede sul lettino, con Nic in braccio. È stravolta, e forse ha bisogno di andare a casa ancor più di Nic, ma io ho bisogno del parere della Lisandri. “Scusa se ho urlato” sussurro chinandomi verso di lei e accarezzandole i capelli; le do un bacio, e lei accenna un sorriso scuotendo appena la testa. “Scusami anche tu, Piscione.”

“Pa-pà-pa-pà!” esclama lui ridendo e buttandomi le braccia al collo, e poi inizia a riempirmi la faccia di baci bavosi. Ok, direi che mi ha già perdonato.

 

“Quindi dice anche lei che la tac non serve?”.

La Lisandri mi rivolge uno sguardo dolce e scuote la testa. “No. Non serve. Sono totalmente d’accordo con Carlo. Non ha perso i sensi, non ha rimesso, non perde sangue dalle orecchie o dal naso, ci vede e ci sente bene… E mi sembra vivace come al solito!”; per tutta risposta Nic le afferra gli occhiali e glieli toglie. “Ecco!” esclama lei ridendo mentre se li riprende e lui protesta. “Visto?”

“Tieni stella bella!” gli dice l’Elvira dandogli in mano un pupazzetto di gomma. “Gioca con questo!”

“Non sei convinto” mi dice la Lisandri col sorriso compiaciuto di chi mi conosce fin troppo bene.

“No”.

Lei sospira e si appoggia contro la scrivania. “Anche se avesse un trauma cranico, e ti assicuro che non ce l’ha, fare una tac adesso sarebbe comunque inutile, perché a volte passano addirittura ventiquattro ore prima che il trauma risulti visibile! Perciò, la cosa migliore da fare adesso è che ve ne andiate a casa, e che vi rilassiate. Tutti e tre. Se dovessero insorgere dei segnali d’allarme, e allora in quel caso faremo la tac. Ma adesso non ce n’è motivo. Oltre ad esporlo a radiazioni non necessarie…, un bambino così piccolo va per forza di cose sedato durante una tac, e direi che glielo possiamo risparmiare. Tu che dici?”.

Io sbuffo e mi arrendo. “E va bene, andiamo a casa!” dico guardando Cris, e lei mi sorride. “La medicazione quando va rifatta?”

“Ci vediamo tra cinque giorni” mi risponde Carlo. “Non togliete il cerotto che copre gli strips, ed evitate di bagnarlo.”

“Va bene, grazie” dice Cris andando verso la porta, e io la seguo.

“Leo…” mi richiama la Lisandri.

“Sì?”

“Non devi dire niente a Carlo?”.

Io resto per un attimo spiazzato e mi stringo nelle spalle. “N… no. Cosa? Che gli devo dire?”

“Pensaci bene” mi dice lei con quel sorrisetto del cazzo che avrò visto mille volte.

Io sospiro e mi avvicino a Carlo, poggiandogli una mano sulla spalla. “Scusa. Lo so che sei un bravo dottore”.

Lui sorride e mi dà una pacca sulla schiena. “Non ti preoccupare.”

“Grazie”; gli do una pacca anch’io, saluto, ed esco dallo studio. Nella era ancora qui ad aspettarci, e Cris l’aggiorna su Nic mentre ci avviamo lungo il corridoio.

“Leo!”. Stavolta a chiamarmi è Carlo, affacciato alla porta del suo studio, sventolando un foglio. “Il referto.”

“Ah già!”.

Torno indietro a prenderlo, lui me lo dà, e poi ride. “E mi raccomando, stai tranquillo, eh?!”

“Fanculo Carlo!” gli rispondo io, ma a voce bassa per non farmi sentire da Nic.

 

Nic sta dormendo nel lettone, in mezzo a me e Cris, e io finalmente sono abbastanza tranquillo, anche se mi sono spaventato così tanto che mi sa proprio che passerò la notte sveglio a guardarlo e a controllare che stia bene.

“E adesso avrà anche lui la cicatrice…” dico spostandogli i capelli dalla fronte. “Vuole essere uguale a me proprio in tutto, eh?!”.

Cris fa un sorriso dolce e sfiora la mia cicatrice. “Beh…, uguale uguale no, dai. La sua sarà dritta, la tua sembra una stellina.”

“Mannaggia a te, Piscione! Dovevi inzuccarti anche tu contro lo spigolo del comodino, anziché contro il bordo!”.

Ci rido su, ma oggi è stato davvero un incubo, e Cris sembra leggermi nel pensiero. “Hai avuto tanta paura, vero?”

“Sì” le rispondo io deglutendo. “Quando ho chiuso la telefonata con te ero completamente nel panico, non trovavo nemmeno le chiavi. Meno male che c’era Mattia.”

“Peccato che sia già ripartito, avrei tanto voluto conoscerlo.”

“Lo conoscerai. In estate ritorna.”

“Bene… Ma il fatto che studia Medicina…, dici che c’entra con te?”

“Non lo so” le rispondo accarezzandole i capelli. “Può darsi. Non me la sono sentita di chiederglielo.”

“Sì, lo capisco…”. Lei guarda Nic, e si china a dargli un bacio leggero mentre lo accarezza. “Anch’io ho avuto tanta paura” mormora guardandomi. “E mi sento anche tanto in colpa.”

“Non devi, Cris!” dico prendendole una mano. “Poteva succedergli con chiunque! Pure se era con me, o con mio padre, o con tua sorella! Con chiunque! Non potevi mica prevederlo…!”

“Non so nemmeno come ho fatto a rimanere lucida e a non svenire appena ho visto il sangue…! Gli ho messo subito il ghiaccio, e poi sono corsa a suonare il campanello a Nella, che per fortuna era in casa.”

“Sei stata bravissima. Anche a tranquillizzarlo. Quando sono arrivato sembrava che non gli fosse successo niente. Rideva!”

“Perché lui è come te” sorride lei poggiandomi una mano sul viso. “Però, sì…, ho cercato in tutti i modi di non trasmettergli la mia ansia e la mia paura… Ma la verità è che ero spaventatissima, e finché non ho saputo che andava tutto bene…”; sospira, poi mi sorride di nuovo. “Però appena sei arrivato tu mi sono già sentita meglio. Al sicuro. Come se con te lì…, non potesse succedere nulla di troppo brutto”.

Magari.

Magari fosse davvero così.

“Sei dolce…” sussurro contro le sue labbra, dandole un bacio. Poi le prendo il viso tra le mani e la guardo negli occhi. “Vi amo da morire. E farò sempre di tutto per proteggervi, te lo prometto”.

Tutto.

Tutto.

Sempre.

Tutto il possibile.

E anche l’impossibile.

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2 commenti su “Capitolo 1558: Martedì, 29 marzo 2016

  1. Eccomi, un capitolo totalmente a caso che però è dentro il mio cuore e ho deciso di scriverti qui giù.
    Sai quanto amo il rapporto tra Leo e Mattia, lui il saggio Leo l’impulsivo, entrambi due fratelli di vita, che si sono persi ma basta poco per farli incontrare e unire di nuovo, anche solo una Crepes col gelato e ovviamente con tanto di bis.
    Mattia è forse tra le creature inventate da te una delle mie preferite, successiva solo a Irene, che io considero una tua creatura a tutti gli effetti, d’altro canto in TV ci hanno solo detto che era tanto legata a Leo, che è morta il giorno del suo compleanno e che non si parlava con il padre; Mattia lo vedo un po’ come la ragione di Leo a volte, come quando lo spinge a tornare a casa invece che stare con loro, o quando gli offre il limoncello di suo padre, o quando scrive a Asia per dirgli che Leo sta bene e di non preoccuparsi, o anche quando Leo deve dare la notizia ai suoi amici e lui gli dice di mangiare prima di bere la birra.
    Leo e Mattia sono quegli amici veri che anche se si separano si continuano a volere bene e quando si rincontrano ricominciano a vivere insieme le loro vite.
    So che Mattia è una delle tue creature che più ti è dentro e sai che è anche dentro me ormai, mi fa sorridere che è stata proprio Giulia il collegamento tra Leo e Mattia, due amici come ho già detto impossibili da dividere nell’anima, anche se non si sentono per anni.
    Mattia ha capito e accettato le scelte di Leo per quanto costino tanto anche a lui, e d’altro canto per lui Leo è un fratello non lo può dimenticare e non lo dimenticherà.
    E infine la caduta del Leoncino dalla culla te lo devo pure dire che mi sono spaventata anche io? So che non gli faresti accadere nulla di grave perché Leo la merita la sua tranquillità però ho avuto paura;poi lui che non è sicuro di ciò che dice Carletto preso dall’ansia ma anche perché lo ha conosciuto quando era alle prime armi e ancora si ricorda quel Carletto imbranato e che diventava rosso agli interrogatori della Lisandri, o che tremava quando gli ha dovuto fare la sua prima visita. E infine la Dotty Lisa e Cris che cercano di calmare Leo con lo sguardo di chi lo conosce troppo bene, e Dotty Lisa che rimbocca Leo per chiedere scusa a Carletto proprio come una mamma.
    Non c’è che dire credo di essere sempre ripetitiva ma amo quello che scrivi sei spettacolare, non so se te l’ho mai detto ma davvero se non fossi esistita ti avrebbero dovuto inventare, sei speciale, in tutto e per tutto, fantastica davvero, ti ridico un vecchio pensiero e tu dico che il premio strega se dipendesse da me sarebbe già tuo da tempo, non so neanche come descriverli i tuoi capolavori, perché questo sono, non so come descriverli perché, per me, sono realmente la perfezione, scritti da una sempre disponibile e fantastica scrittrice e donna, non ti conosco ma leggendo le avventure buschiniane e i capitoli e le risposte ai commenti suppongo sei una persona Spettacolare di quelle con la S maiuscola,grazie davvero alla prossima ciao?

    1. Hai scelto un capitolo a me molto caro… Da tempo, prima di scriverlo, sentivo forte dentro di me il desiderio di far tornare Mattia nella vita di Leo, e quando l’ho fatto ero felice ed emozionata come se fosse stato il mio migliore amico di sempre a tornare ?.

      Quanto sono belli i ritorni, quelli importanti! Ed è proprio vero che basta poco per ritrovarsi, quando c’è stato qualcosa di profondo. E il legame tra Leo è Mattia, profondo lo è davvero; così diversi, così complementari…

      Mattia è appena tornato nella vita di Leo, ed ha subito ripreso il proprio ruolo: quel “meglio se guido io, però, eh?”, non è perfettamente coerente con tutti quegli altri episodi che tu hai citato, in cui si è preso cura di Leo?

      Leo ovviamente non può che andare in panico per l’incidente del Leoncino (era già andato in panico per il primo vaccino…! Alla fine ha più cose in comune con suo padre di quante non voglia! ?), però, sì, non potrei fargli mai succedere niente di grave ?!

      PS: le tue “ripetizioni” mi lusingano e mi gratificano molto e non vedo l’ora di poterti donare il capitolo di domani. Sono sicura che si guadagnerà un posto tra i tuoi preferiti ???.

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