Capitolo 134: Sabato, 5 maggio 2012

Un pomeriggio spensierato con Giulia, che lo coinvolge sempre di più ogni giorno che passa, l’entrata in scena di un paio di elementi che caratterizzano il nostro Re Leone e che ritroviamo anche in Braccialetti, e poi la sua mamma e quel loro legame così speciale, così magico e doloroso al tempo stesso…

 

Sabato, 5 maggio 2012

“COSA?!”; per poco il succo di mela non mi va di traverso. “Ti sei iscritta ai provini per la recita di fine anno?!” chiedo a Giulia, scioccato.

“Sì, perché?” mi risponde lei ruotando la cannuccia dentro al suo frappè alla banana.

“Come sarebbe perché?! Ma se tra un po’ ti vergogni pure a cantare davanti a me!”

“Lo so, ma non sopporterei di vedere quell’oca di Linda recitare Oh Romeo! Romeo! Perché sei tu Romeo?! Sarebbe vomitevole!”

“Beh, non proprio così vomitevole…” dico accennando un sorriso malizioso.

Se le mettono un bel vestitino scollato, non sarà affatto spiacevole da guardare! Anzi!

“Tutti uguali voi maschi!” esclama Giulia un po’ risentita. “Vuoi un servizietto da lei pure tu?!”

“Un servizietto?!” ripeto scoppiando a ridere.

“Quelli della nostra scuola direi che se li è passati tutti, adesso mi sa che vuole passare alla tua!”

“Ma si può sapere perché ce l’hai tanto con lei? Ancora per quella storia di Mattia?”

“E ti pare poco?! C’ha provato col ragazzo della mia migliore amica!”

Provato…!” dico muovendo in aria una mano. “Gli ha solo chiesto l’amicizia su Facebook…”

“Gli ha anche scritto! E lo sa benissimo che lui sta con Ceci! Se prova a farlo con te, non so cosa le faccio!”.

Sorrido, scuotendo la testa, e bevo un sorso di succo.

“Ma in ogni caso, sei proprio sicura di voler fare questo provino solo per provare a soffiarle la parte?”

“Ma non è solo per questo!” ribatte lei. “Già l’anno scorso mi attirava il progetto teatro e poi ho lasciato perdere.”

“Beh, se hai lasciato perdere ci sarà un perché, no?!”

“Uffa…!” dice mettendo il broncio. “Sembra che non vuoi che lo faccio!”

“Eh?! Che dici?! Perché non dovrei volere?! Mi sembri solo poco convinta!”

“Beh…, forse non ti va tanto a genio l’idea che baci Romeo… Tra l’altro lo fa Samuel, il più figo della scuola!”

“Vabbè, ma tanto mica lo baci per davvero, no?! È tutto finto!”

“Chissà…”

“Sì, ci devi solo provare!”

“E se lo bacio che fai?” mi domanda con tono malizioso.

“Cerco Linda per un servizietto!” le rispondo incrociando le braccia, ma lei anziché ingelosirsi scoppia a ridere, probabilmente per il modo in cui l’ho detto. “Non mi prendi sul serio?”

“No. Prima di metterti con me chissà quante ragazze hai avuto a disposizione per fare quello che ti pareva, eppure non sei mai andato oltre il bacio.”

“E tu che ne sai?” dico rivolgendole un’occhiata provocatoria.

“Me l’hanno detto”; sorride soddisfatta e beve un sorso di frappè con la cannuccia, e io la trovo eccitante da morire.

“Cecilia?”

“Alberto.”

“E ti pareva! Mai una volta che quello là tiene la sua boccaccia chiusa! Mai! Prima o poi glielo tiro per davvero un pugno in faccia, al posto di dirlo e basta!”.

Lei fa un sorriso dolce e inizia a giocare con l’elastico che ha al polso. “Ma questa per me è una cosa bella. Vuol dire che volevi aspettare la persona giusta”.

Oddio, non lo so se è proprio così.

Ad Ele le tette gliele volevo toccare, eccome! E probabilmente se lei me lo avesse permesso, non mi sarei fermato lì. E con Veronica, nel bagno del pub a Firenze, chissà cosa sarebbe successo se non fossero arrivati i miei amici ad interromperci perché Daniele si era scolato troppe birre ed era ubriaco perso e bisognava rimetterlo in piedi prima che i prof tornassero a prenderci. Lei mi aveva già slacciato il primo bottone dei jeans.

“Credo sia stato un caso” ammetto con onestà, stringendomi nelle spalle. “Non è che ho proprio voluto aspettare…”

“Ah, ok…” mormora Giulia mordicchiandosi l’unghia del pollice, ed è evidente che c’è rimasta un po’ male.

Forse tanto.

Le prendo la mano, allontanandola dalla sua bocca e avvicinandola alle mie labbra per baciarla sul dorso.

“Però adesso che ci sei tu…” dico dandole un altro bacio, stavolta sul polso, “Sono contento di non essere mai andato oltre il bacio, perché…”; deglutisco, imbarazzato e le stringo la mano, mentre lei resta in attesa. “Perché vorrei che succedesse tutto con te”.

Lei sorride emozionata e si sporge in avanti sul tavolino del bar per darmi un bacio.

“Anche io” dice tornando a sedersi ma afferrando le mie mani e tenendole strette nelle sue.

Servizietti compresi?!” esclamo facendo l’occhiolino, e lei mi guarda male e mi molla le mani di colpo, facendomele sbattere sul tavolino.

“Era impossibile che tu fossi così romantico!” si lamenta sbuffando. “Scema io che ci sono cascata!”

“Eddai! Era solo una battuta!”

“Pessima.”

“Ok ok, pessima. Ma non cancella quello che ti ho detto prima” le dico con dolcezza, riafferrandole le mani. “Lo penso veramente”.

Le è già passata l’incazzatura, si vede lontano un miglio, ma prova lo stesso a fare la sostenuta.

“Mannaggia a me e a quando ti ho rimorchiato!” esclama distogliendo lo sguardo.

“Giulia…” la richiamo io, cercando il suo sguardo.

“Mh?”; mi guarda, con finta noncuranza, ma le viene da sorridere.

“Davvero. Io voglio vivere tutto con te.”

“Ti toccherà aspettare molto.”

“No problem. Aspetto per tutto il tempo che vuoi. So già che ne vale la pena. Io voglio solo te”.

Ok, direi che le sue finte difese sono definitivamente crollate: si mordicchia il labbro, ma poi sorride.

“Anch’io” dice fissandomi dritto negli occhi. “Anch’io voglio vivere tutto con te”.

Io sorrido e le bacio la mano, iniziando a sfiorarle le dita con le labbra.

“Ma…” le chiedo un po’ titubante, perché la risposta mi mette parecchia ansia. “Cioè…, anche tu finora non hai mai…”

“Niente” mi risponde scuotendo la testa. “Solo baci.”

“Oh, fantastico!” esclamo sollevato.

“Una volta il mio ex ha provato a toccarmi il seno, ma gli è arrivata una sberla che secondo me se la ricorda ancora!”

“Oddio!” dico toccandomi istintivamente la guancia. “Devo stare attento allora!”

“Sarà meglio!” dice alzandosi e avvicinandosi a me. “Andiamo a guardare i negozi?” mi propone porgendomi la mano, facendo un sorriso molto convincente.

“Ok, andiamo” rispondo prendendole la mano e alzandomi.

Cazzarola, mi ha fregato anche stavolta!

 

Mi piace tenere Giulia per mano; è una sensazione dolce e rassicurante, come il suo profumo, come il suo sorriso. Sto proprio bene con lei, nessuna delle altre ragazze che ho frequentato prima mi ha mai fatto sentire così. Che poi lei in realtà non la sto frequentando e basta, lei è la mia fidanzata, e non è certo un caso che abbia aspettato proprio lei per fidanzarmi.

E magari anche per innamorarmi, chissà…

“Aaah!” urla a un certo punto, mentre passeggiamo tra i negozi del centro commerciale; mi molla la mano e corre verso la vetrina di un negozio di abbigliamento, per poi voltarsi verso di me. “Vieni! Ho visto una maglietta perfetta!”

“Sembri una bimba quando ti esalti così…” le dico avvicinandomi.

“Ma è stupenda! E anche il prezzo è ottimo! Guarda!” esclama indicando un manichino che ha indosso una maglietta blu con sopra la stampa della testa di un leone stilizzato.

“Ma è da maschio!”

“Appunto! E c’è il leone! È perfetta per te! Non ti piace?”

“Beh, sì…, è bella…”.

Molto bella. E sembra davvero fatta apposta per me.

“Entriamo!” esclama prendendomi per mano e tirandomi verso l’entrata del negozio.

“Non ho 25€ da spendere per una maglietta” le dico scuotendo la testa. “Ultimamente non ho messo un soldo da parte.”

“Te la regalo io!”

“Eh?! Ma no!”

“Ma sì! Domani è pure il nostro mesiversario! Dai! Mi piace troppo!”

“E allora prendila per te” le dico ridendo. “La usi come vestito.”

“No, la prendo per te e ogni tanto me la presti.”

“Oh, oltre alle lattine, adesso iniziamo a scambiarci anche le magliette?”

“E che c’è di male a scambiarsi una maglietta?! Non sono mica un paio di mutande!”

“Ah, quello sì che sarebbe perfetto!” esclamo ridendo. “Sarei proprio comodissimo con le tue mutande!”

“Perché? Come fai a sapere come sono?”

“Beh… Immagino…”

“Ti immagini le mie mutande?!”

“Ma no!” le rispondo con decisione, un po’ imbarazzato.

Oh sì che le immagino!

E immagino anche di togliertele.

E poi…

“Senti, entriamo, va’!” le dico entrando nel negozio, mentre sento l’orecchio destro in fiamme.

 

“Ti stava proprio benissimo!” esulta Giulia battendo le mani quando usciamo dal negozio. “Peccato solo che non c’era blu!”.

In blu erano rimaste solo taglie troppo grandi, così alla fine la maglietta l’ho presa rossa, però Giulia ha insistito per regalarmi anche il cappello con la stessa stampa, e quello l’ho preso blu.

“Grazie” dico dandole un bacio sulle labbra.

“Te la metti stasera?”

“Ok. Ora però mi sento in debito…”

“Non fare lo scemo! Per il primo mesiversario mi hai portato un sacco di cose! E anche l’altra volta mi hai regalato questo!” dice mostrandomi il fermaglio a forma di farfalla che ha tra i capelli.

“Sì, ma voglio regalarti qualcosa anche adesso! Cosa ti piacerebbe?”

“Mh…, vediamo un po’… Sono indecisa tra un anello di diamanti e una bella macchina sportiva!”

“Oh, se avessi tutti questi soldi non sarei qui con te, bimba!” esclamo ridendo.

“E dove saresti?! Sentiamo!”

“In giro per il mondo…, pieno di donne!”.

Lei mi guarda male e mi dà un colpo sul braccio. “Vai allora…, vai!”

“Eh, ma non ho soldi per andare!” dico ridendo ancora. “Altrimenti ero già alle Bahamas!”

“E comunque se non hai soldi per comprarti una maglietta, non ce li hai nemmeno per fare il regalo a me!”

“Venti euro ce li ho. Non volevo spenderli per la maglietta, ma per te li spendo.”

“No, tienili per la pizzeria.”

“Tranquilla, quelli convinco mia madre a darmeli di nascosto da mio padre!” dico facendo l’occhiolino.

“Non occorre, dai. Volevo regalartela e l’ho fatto. Non voglio niente in cambio.”

“E va bene! Ma appena prendo la prossima paghetta, giuro che ti compro qualcosa di bello!”

“Non mi serve niente. Ho già qualcosa di bello…” dice lei poggiandomi una mano sul collo e avvicinandomi a sé.

“Ma non ero un guaio?” le domando con tono malizioso, poggiandole le mani sui fianchi e mordicchiandole piano il labbro inferiore.

“Sì che sei un guaio…” mi risponde mordicchiandomi le labbra a sua volta. “Ma un guaio bellissimo!”.

Io rido e poi la bacio, prendendole il viso tra le mani; il bacio diventa subito profondo, come se non ci fosse nessuno intorno a noi, ma poco dopo veniamo disturbati dal mio cellulare che non smette di vibrare.

“Dai, rispondi” dice lei poggiandomi una mano sul petto per allontanarmi.

“Oh, è mia mamma!” esclamo guardando il telefono, e il cuore mi balza immediatamente in gola mentre rispondo. “Pronto?”

“Ciao amore!”

“Ciao” dico un po’ sollevato, ma non troppo; dal suo tono di voce direi che sta bene, ma lei è bravissima a fingere, e quindi poi tanto tranquillo non sono. “Dimmi.”

“Volevo sapere se hai preso le chiavi, perché noi tra poco usciamo tutti.”

“Cosa vuol dire che uscite tutti?! Anche tu?!”

“Sì, anche io. Perché?” mi chiede con aria divertita. “Mi serve il tuo permesso, per caso?”

“No, certo…, è che…”

“Sto benissimo.”

“Ma eri stanca. Hai detto che stavi a casa.”

“Lo so, ma adesso mi sono ripresa e ho voglia di uscire.”

“E dov’è che andate?”

“Senti, mi sa che qui si stanno invertendo i ruoli! Dimmi dove vai tu, piuttosto!”

“Io vado al Pizzicotto con Mattia e gli altri.”

“Ce li hai i soldi per la pizza?”

“Sì, tranquilla.”

“E le chiavi per rientrare?”

“Sì, le ho prese.”

“Mi raccomando, a casa entro l’una, altrimenti papà dà di matto.”

“Sì…, lo so…”

“Divertiti, amore!”

“Anche tu… E non ti stancare troppo.”

“No…”; la sento sorridere, mi manda un bacio, e poi chiude la telefonata.

“Tutto ok?” mi domanda Giulia abbracciandomi.

“Sì sì, tutto ok. Anzi…” dico con tono malizioso, poggiandole le mani sui fianchi e attirandola a me. “Mi è appena venuta un’idea fantastica!”

“Che idea?” mi chiede lei scrutandomi.

“Anziché andare a cena con gli altri…, perché non ceniamo io e te da soli, a casa mia?! Abbiamo casa libera!”

“Eh?!”

“Dai…, pensa che bello!”

“Non lo so, Leo… E se rientrano all’improvviso?”

“Ma no! Sicuramente vanno dai loro amici, e fanno sempre tardi di solito! E poi mia mamma mi ha pure chiesto se ho le chiavi, perciò vuol dire che rientreranno dopo l’una…”

“Ok…, ma solo se cucini per me” mi dice con un sorriso bellissimo.

“Ma se cucino, poi i miei capiscono che non sono più uscito!”

“Andiamo a fare la spesa, così non si accorgono se manca qualcosa, e poi mettiamo tutto a posto prima che tornano!”

“E l’odore?”

“Cucini qualcosa di inodore!”.

Io mi metto a ridere e congiungo le mani, agitandole. “Che cibo conosci che cucinato è inodore?!”

“E allora fai tutto crudo! Daaai!”

“E va bene! Dai, andiamo al supermercato…”

“Grazie!” esclama felice, abbracciandomi.

 

“Posso, Re Leone?”.

La mamma ha aperto piano la porta della mia stanza e adesso è ferma sulla porta. È truccata, ha un vestito rosso, ed è davvero bellissima.

“Certo” dico poggiando il Dylan Dog sul comodino.

Lei si avvicina sorridendo e viene a sedersi vicino a me, sul bordo del letto.

“Tutto bene, la tua serata?” mi domanda accarezzandomi il viso.

“Sì sì, benissimo.”

“La pizza era buona?”

“La pizza è sempre buona” rispondo evitando in tutti modi di sfregarmi l’occhio, dato che in realtà ho mangiato i tramezzini, seduto sul divano del soggiorno con Giulia. “E la tua serata, invece?”

“Piacevole, tranquilla…” dice stringendosi nelle spalle, ma poi scoppia a ridere. “Almeno finché non è rientrata Ele, incavolata nera perché ha litigato con il suo ragazzo, e ha messo in piedi una scenata delle sue che non finiva più!”.

“Non sapevo che fosse fidanzata!” esclamo mentre rido anch’io, immaginando Miss Perfettina in una delle sue tipiche scenate isteriche.

“Beh, cosa credevi, che stesse ad aspettare il cuginetto?!”

“Eddai mamma!” dico piuttosto imbarazzato. “No… Pensavo solo…, che una così insopportabile non la volesse nessuno!”

“Non è sempre insopportabile, dai!” ribatte lei dandomi un colpo sul braccio.

“Ah no. Quando tace in effetti è sopportabile. Sempre se non fa una di quelle sue smorfie d’alta classe!”.

La mamma scoppia a ridere di nuovo, di gusto, e intanto si toglie le scarpe, rannicchiando le gambe sul letto. “E come sarebbero queste smorfie d’alta classe?!”.

“Così…” ; provo a imitare le smorfie di Ele, e la mamma ride ancora.

“Povera Ele!”

“Beh, sto solo dicendo la verità!”

“La tua verità… Comunque non puoi negare che sia molto bella…”

“E chi lo nega! Però… per fortuna ci sono un sacco di ragazze molto belle che non se la tirano come lei!”

“Tipo Giulia?” mi chiede accennando un sorriso malizioso.

“Esatto!” esclamo io schioccando le dita. “Giulia è bellissima e non se la tira per niente!”

“E c’era anche lei, stasera?”

“Beh…, certo.”

“E verrà anche a Londra?”

“Eh?!” le domando sorpreso. “Che ne sai tu di Londra?!”

“So” mi risponde con quel suo tipico sorrisetto di quando è riuscita a fregarmi per l’ennesima volta.

“Boccaccia Larga?!” sospiro alzando gli occhi al cielo.

“No, stavolta no”; mi sorride di nuovo e prende la sua borsa, che aveva poggiato sul pavimento, la apre, e ne tira fuori un foglio piegato in quattro, che mi porge. “L’ho trovato sulla tua scrivania mentre mettevo un po’ in ordine. Quando pensavi di dirmelo?”

“Non lo so…” rispondo facendo il vago e poggiando il foglio sul comodino. “È che sono ancora indeciso se andarci oppure no, e quindi non ha senso chiederti il permesso se poi tanto non ci vado.”

“Strano che tu sia indeciso, dato che la tua ragazza ci va, e che ci vanno anche i tuoi amici.”

“E questo chi te l’ha detto?!”

“Ho chiamato la mamma di Mattia per informarmi.”

“E non potevi chiedere direttamente a me, scusa?!”

“Volevo confrontarmi con un’altra mamma. Ti sembra così strano?”

“No…” dico sospirando di nuovo. “Ma tanto sono indeciso, te l’ho detto! Quando avrò deciso se andarci oppure no, e allora ne riparleremo!”.

Lei si mette più comoda sul letto e poi mi fissa dritto negli occhi, incrociando le braccia.

“E perché saresti indeciso? Sentiamo.”

“Boh…, sì…, Londra è fighissima…, ma è pur sempre una vacanza-studio…! E io non ho per niente voglia di passare tre settimane della mia estate a studiare!”

“Lo sai che non è paragonabile allo studio che si fa a scuola! E poi l’inglese ti piace!”

“Sì, ma…”

“Niente ma. È un’esperienza unica e imperdibile, e io e papà abbiamo deciso che ci andrai. L’autorizzazione è già firmata da entrambi. Puoi portarla a scuola lunedì.”

Eh?!” esclamo alzando la voce. “Cosa vuol dire?! Non potete decidere voi per me!”

“Ah no?! Non è questo che fanno i genitori coi figli minorenni?”

“Cosa?! Ma che c’entra questo?! Sei sleale così!”

“E tu sei un pessimo bugiardo” dice lei alzandosi. “Almeno con me.”

“Che stai dicendo adesso?!”.

Cazzarola! Avrà capito che non sono andato in pizzeria con gli altri ma che sono rimasto a casa da solo con Giulia?! Ma che c’entra questo con Londra?!

“Sto dicendo… che sia io che te sappiamo benissimo che non vedi l’ora di andarci, e sappiamo benissimo anche il perché invece sei indeciso, perciò è inutile che provi a raccontarmela. Ci vai e basta. Ti obblighiamo noi, così non sei più indeciso.”

“Mamma…” mormoro deglutendo.

“È deciso” dice chinandosi verso di me e prendendomi il viso tra le mani. “Punto”. Mi dà un bacio sulla fronte e poi mi sorride. “Buonanotte, fai dei bei sogni.”

“Anche tu”.

È già sulla porta, ma poi si ferma e torna indietro da me. “Ah…, la prossima volta che vieni qui a casa con la tua fidanzata, accertati che non lasci in giro delle tracce!” esclama infilando una mano nella tasca della sua giacca e prendendo un elastico per capelli blu. “Era sul divano. E…, no, non è di Asia. Non ci provare.”

“No…” dico io imbarazzato, prendendo l’elastico. “Non è di Asia… Deve averlo perso Giulia…”.

Probabilmente quando le ho sciolto i capelli per infilarci dentro le mani.

“Spero proprio per te che sia l’unica cosa che è andata persa stasera.”

Eh?! Mamma!” urlo spalancando gli occhi. “Ma no! Non è successo niente!”

“Niente?”

Niente!”

Niente di niente, a parte i soliti baci. L’istinto di infilare la mano sotto la sua maglietta e di toccarle il seno l’ho avuto, più di una volta, ma dopo quello che mi ha detto oggi sul suo ex, mi è mancato il coraggio di farlo.

“Davvero” aggiungo annuendo con decisione.

“Mh…, sembri sincero.”

“Ma sì! Lo sono! Giuro.”

“Ok…, almeno per stanotte dormirò sonni tranquilli” dice dandomi un bacio. “Buonanotte, Re Leone.”

“’notte mamma”.

Appena lei se ne va, faccio per riprendere il Dylan Dog, ma l’occhio mi cade sul foglio dell’autorizzazione per Londra. Sospiro e lo prendo, lo apro, e mi soffermo con lo sguardo sulle firme di mamma e papà. Il fatto che lei lo abbia convinto così alla svelta ha dell’incredibile. Ero sicuro che lui avrebbe voluto in cambio promesse e giuramenti, e che magari avrebbe messo anche qualche condizione, del tipo che per partire devo essere promosso senza materie da recuperare, o robe così, e invece sembra che tutti e due non vedano l’ora di spedirmi lontano per tre settimane.

Tre settimane lontano da Lei.

Non lo so se ce la faccio.

So già che mi mancherebbe da morire, e soprattutto starei costantemente con la paura che possa stare male mentre io non ci sono, e che ovviamente mi tengano all’oscuro di tutto.

Non lo so.

Sospiro di nuovo e ripiego il foglio, poggiandolo sul comodino.

Se decido di non andarci, non possono certo obbligarmi e mettermi sull’aereo con la forza, perciò la decisione alla fine è solo mia.

E io davvero non so che fare.

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2 commenti su “Capitolo 134: Sabato, 5 maggio 2012

  1. Ciao, come stai? Devo dire che mi sono mancati i tuoi capolavori, ma spero che hai passato una buona estate e ti sia divertita molto, e ora che sei tornata eccomi qui a scriverti.
    Si dice che venerdì 17 sia un giorno sfortunato, ma forse sono tremendamente fortunata perché proprio ora ho letto uno dei tuoi capolavori che sono tornati finalmente e che mi sono mancati sul serio, ormai eri nella routine.
    Ma passiamo al capitolo che è un capolavoro te l’ho già detto giusto? Ho amato il fatto che sia Giulia a regalargli quella maglietta e a fargli promettere che gliel’avrebbe prestata, quella stessa maglietta che vediamo spesso, quella stessa maglietta che lui le darà per portarsela a Londra. Amo il fatto che intrecci e fai comunicare capitoli che hai scritto in periodi molto diversi anche con una banale e semplice frase, perché dai chi è che non mette le maglie o le felpe del proprio ragazzo? Comunque è anche questo che mi fa capire quanto impegno ci metti. Sono felice che non hai continuato subito con quelli di settembre né sarei stata distrutta, anche se molto probabilmente (lo sappiamo entrambe) avrei amato anche quello.
    Leo è geloso si sa, e anche se non è il centro del capitolo spunta un pò per far capire pur sempre che è lui, e poi è molto dolce anche se spesso cerca di nasconderlo.
    Leo e la sua mamma hanno un rapporto unico e fantastico si capiscono al volo, e ogni volta che lui cerca di dirle una bugia lei lo sgama, grazie alla loro complicità. Ma è anche vero che si somigliano fin troppo infatti nessuno dei due vuole pesare sugli altri.
    Mi ha fatto ridere immaginare Ele, e ti prego fai in modo di scrivere una delle sue sfuriate sono troppo curiosa, e anche Leo che la imita e Irene che guarda il figlio e se la ride, insomma non c’è una virgola che non ho amato.
    Amo tutto ciò che scrivi e l’impegno che ci metti che traspare da ogni capitolo, impeccabile come al solito, alla prossima ciao💙

    1. Ciao, ben ritrovata 🥰!

      Ho trascorso un’estate molto bella, vagabonda ed emozionante, e sono tornata a casa con un bagaglio esperienziale e soprattutto emotivo notevole, che sicuramente non potrò fare a meno di riversare in Leo. Io e lui siamo stati in contatto astrale per tutta l’estate (😜) e non vedevo l’ora di poter tornare a dargli voce. Ormai è una parte di me e onestamente non so quando e se potrò mai separarmene.

      Ammetto che quando mi sono di nuovo seduta al pc, davanti alla pagina bianca, non è stato né facile né immediato ripartire: io e Leo abbiamo dovuto riprendere confidenza, proprio per questo ho scelto di ritornare con un capitolo leggero, adolescenziale, seppure arricchito dall’entrata in scena di due oggetti così significativi e simbolici come la maglietta e la cuffia con il leone.

      Via via che scrivevo, però, ho iniziato a sciogliermi e a scendere sempre più in profondità dentro di lui e dentro di me, fino ad arrivare a Irene, questa donna straordinaria che sia io che lui amiamo immensamente e che tocca sempre corde importanti.

      Temevo di aver scritto un capitolo poco emozionante stavolta, ma quando l’ho riletto mi sono resa conto che Leo aveva fatto la sua magia un’altra volta, e sono felice che questo sia arrivato anche a te e agli altri lettori.

      Alla prossima, nel 2016 😉!

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