Capitolo 1267: Giovedì, 11 giugno 2015

È il diciannovesimo compleanno di Leo, e lui non è per niente dell’umore di festeggiare, visto come sono andati i tre compleanni precedenti; vorrebbe far passare questa giornata come una qualsiasi, ma Cris ha in mente per lui più di una sorpresa!

(ATTENZIONE: SCENE CALDE! )

 

Giovedì, 11 giugno 2015

Oggi il mio Piscione compie un mese.

E io compio 19 anni.

Visto come sono andati gli ultimi tre compleanni, non c’è da stupirsi se non sono molto entusiasta e se non ho per niente voglia di festeggiare. A dire il vero non ho nemmeno tanta voglia di alzarmi, e passerei volentieri tutta la giornata a letto.

Cris ha insistito per uscire stasera, e alla fine le ho detto che va bene, ma ho messo bene in chiaro che usciamo per festeggiare il primo mese di Nic, e non il mio compleanno. Nemmeno il fatto che è trascorso un mese dalla mia rinascita, voglio festeggiare, che non si sa mai che porti sfiga.

Mi stiracchio e mi giro nel letto, dando le spalle alla porta; Cris si è già alzata e la sento trafficare in cucina, Nic sta dormendo beato nella sua culla, e quasi quasi mi riaddormento anche io. Sono indeciso se alzarmi per prendere Nic e metterlo nel lettone, quando sento Cris entrare in camera e mi giro verso di lei.

“Buongiorno!” esclama lei sorridendomi e appoggiando sul comodino un vassoio che è un vero e proprio paradiso cibesco.

“Ma ti avevo detto che…” comincio a protestare mettendomi seduto, ma lei mi ferma.

“Non è una colazione da compleanno!” ribatte sedendosi sul letto e dandomi un bacio. “Ti sembra forse una colazione da compleanno?! Io non vedo la torta, e nemmeno le candeline!”

“Ma non è certo una colazione da tutti i giorni…!”

“È per festeggiare Nic, no?”

“Ah certo!” annuisco io con sarcasmo. “E guarda caso ci sono tutte le cose mandano ai matti me!”

“Vabbè, che c’entra… Nic va matto solo per il latte!” esclama lei ridendo e avvicinandomi una fragola alla bocca.

“Farò finta di crederti…” le dico mordendo la fragola, e lei sorride e mi porge il bicchiere col caffellatte freddo. “Il Piscione ha già mangiato, o tra poco si sveglia?”

“Ha già mangiato” mi risponde lei cominciando a bere un succo d’arancia. “Per almeno un paio d’ore dovrebbe essere a posto.”

“Oh, bene…” le dico con tono malizioso, accennando un sorriso, e lei mi dà un altro bacio.

“Ma almeno gli auguri te li posso fare, o non vuoi nemmeno quelli?”

“Sì…” sospiro io. “Gli auguri sì…”.

Lei si illumina in un sorriso e mi butta le braccia al collo. “Auguri amore!”.

Mentre la stringo e respiro il profumo dei suoi capelli, mi ritrovo a pensare che è la terza volta che trascorriamo insieme il mio compleanno; in realtà mi sembra strano che siano passati solo due anni da quando lei è nella mia vita, perché mi sembrano molti, molti di più.

Spero solo che oggi fili tutto liscio.

 

La colazione, almeno, è filata liscia: Nic non si è svegliato e ci ha lasciato mangiare in pace, indisturbati. Cris ha pensato proprio a tutto quello che mi piace e c’erano anche i cornetti alla crema e il pane con la marmellata di albicocche.

“Ma dobbiamo per forza uscire, stasera?” le domando circondandole le spalle con un braccio.

“Non ricominciare! Dobbiamo festeggiare il primo mese di Nic!”

“Ma possiamo festeggiarlo anche qui in casa, no? Cucino quello che vuoi. L’impepata di cozze?”; cerco di usare un tono convincente e sfodero anche uno dei miei migliori sorrisi, ma non c’è niente da fare.

“No. Ho pure prenotato.”

“E dove?”

“Al Paradise Beach”.

Mi piace quel posto, e fanno pure una pizza incredibilmente buona, ma non sono dell’umore giusto per uscire.

“Però non siamo mai usciti con Nic di sera…”

“Beh, è pure ora di cominciare, direi!”

“E se c’è troppo freddo e si ammala?”

“E smettila! Ormai si sta benissimo anche di sera!”; temo di aver finito le obiezioni e non sono riuscito a farle cambiare idea. “Basta brontolare, su!”.

Ok. Basta brontolare: Nic sta dormendo, e Cris ha indosso quella camicia da notte scollata così sexy, ancora più sexy da quando grazie a lui il seno le è cresciuto di due taglie.

Le accarezzo una guancia e poi la mia mano scende lungo il suo collo e il suo petto. “Mi piace questa camicia da notte…” le dico mentre con le dita sfioro il solco tra i seni.

“Lo so” sorride lei avvicinandosi per baciarmi; sa di dolce, e mentre le prendo il viso con una mano e la bacio, mi viene in mente quel nostro primo bacio da fidanzati, che sapeva di amarena, e i suoi capelli che profumavano di shampoo alla camomilla, come adesso, e come le innumerevoli altre volte che l’ho avuta così vicina a me.

“Ti amo…” sussurro accarezzandole i capelli, facendo scorrere una ciocca in mezzo alle mie dita.

Lei sorride e mi appoggia una mano sul viso. “Anch’io. Non si può spiegare quanto”.

Non sono ancora riuscito a convincermi del tutto che adesso questa è davvero la mia vita; dopo anni passati a lottare, a pensare che ogni momento bello potesse finire da un momento all’altro e non tornare mai più, faccio proprio una dannata fatica a credere che fa tutto parte del passato e che adesso la mia felicità non ha una data di scadenza.

Mi sembra quasi troppo.

Troppa felicità.

Troppa perfezione.

 

“Sei proprio sicuro che non c’è niente di particolare che vorresti fare oggi?” mi domanda Cris con tono dolce. “Non so, potremmo andare…”

“Tutto quello che voglio è in questa stanza” la interrompo baciandole il collo, e lei si stringe a me e appoggia la testa sulla mia spalla, per poi sollevarla a cercare le mie labbra; io le circondo la vita con un braccio e la bacio intensamente, a lungo. Sento le sue mani afferrare la mia maglietta e sollevarla, me la lascio togliere, e subito dopo faccio lo stesso con la sua camicia da notte. “Batte fortissimo” le dico accorgendomi che il suo cuore sta battendo più veloce del solito, mentre accarezzo la sua pelle nuda, liscia, morbida.

Lei sorride e sembra quasi imbarazzata, ma sostiene il mio sguardo. “È l’effetto Leo…”.

Mi chino a baciarle il petto, e poi il seno, più delicatamente che posso; lei sospira il mio nome e mi accarezza la testa, passando con le dita in mezzo ai miei capelli.

Quanto amo sentirla sospirare di piacere.

Faccio scorrere le mie mani sul suo corpo, la spingo piano contro il materasso, facendola sdraiare, e con le labbra scendo lentamente dal seno alla pancia; da quando è nato Nic, mi fa sempre uno strano effetto: per mesi ho baciato la sua pancia sapendo che lì dentro c’era lui, e adesso lui è un corpo a parte, ma la pancia di Cris, così come il suo seno, è diversa: più rotonda, più morbida, più femminile, e provo una specie di spaesamento, uno stordimento, come se stessi baciando il corpo di una dea.

Cerco il suo sguardo, ma lei è totalmente abbandonata, con le labbra socchiuse e gli occhi chiusi. All’improvviso è come se lo avvertisse, che la sto guardando: apre gli occhi e li fissa nei miei, sorridendomi, lasciandosi poi sfuggire un altro sospiro mentre la bacio più giù, appena sopra all’elastico delle mutandine. Resta a guardami mentre le mie mani si muovono sulle sue cosce, risalendo fino ai suoi fianchi. Non mi stacca gli occhi di dosso nemmeno quando le sfilo le mutandine e le mie mani si spostano all’interno coscia, e faccio scorrere sul pube le mie labbra, e poi la lingua.

Lei continua a guardarmi, e questa cosa mi eccita da morire, come se già non lo fossi abbastanza. Sento il cuore martellarmi nel petto all’impazzata, sento i boxer sempre più stretti, e devo deglutire e prendere fiato prima di scendere ancora più giù. La guardo un’ultima volta negli occhi, e non lo posso spiegare quanto sono eccitato. Pochi secondi dopo, sono completamente perso in miriadi di sensazioni: il suo calore, il suo sapore, i suoi gemiti, le sue dita tra i miei capelli, il suo respiro sempre più accelerato.

“Leo…” mormora dopo qualche minuto. “Aspetta…”.

Io sollevo la testa e le rivolgo uno sguardo interrogativo. Le ho dato fastidio in qualche modo? Non mi sembra, anzi, direi che le stava piacendo molto.

“Facciamo l’amore” mi dice con un sorriso che mi lascia senza fiato.

“Cosa…?” le domando con un filo di voce, mentre me ne sto fermo, in mezzo alle sue gambe, e lei annuisce. “Possiamo?”.

E se credevo di aver raggiunto il massimo della tachicardia e dell’eccitazione, mi sbagliavo di grosso, perché adesso è ancora peggio e rischio di andare fuori di testa.

“Sì” mi risponde sorridendo.

“Ma sei sicura?” le chiedo mettendomi seduto.

“Sì” sorride ancora lei. “Adele ha detto che possiamo.”

“È la verità?”

“Ma certo!”.

Resto ancora per qualche secondo incredulo, interdetto, ma un attimo dopo mi libero dei boxer e le salto praticamente addosso.

Ho desiderato da impazzire questo momento e non vedevo l’ora che arrivasse, ancora di più da quando ho lasciato l’ospedale sapendo di non doverci più tornare: finalmente libero, guarito (cazzo, faccio ancora fatica anche solo a pensarla quella parola!), poter fare l’amore con Cris senza angosce, senza brutti pensieri, senza dover contrattare con la Bestia un po’ di pace.

Respiro, provo a riprendere il controllo sul mio istinto, la bacio con impeto, sperando che serva a smorzare un po’ tutta la carica che mi sento addosso: la desidero da diventar matto.

Piano.

Mi devo calmare.

Devo fare piano.

La voglio subito, ma devo fare piano.

Ci baciamo ancora, Cris mi stringe a sé, mi accarezza i capelli sulla nuca, respira contro la mia bocca.

È strano: la desidero da impazzire, eppure sto prendendo tempo, sto rallentando, sto aspettando; e io non sono uno molto bravo ad aspettare, si sa, ma ho paura di rovinare tutto, e ho anche paura di farle male.

“Ti voglio, Leo…” la sento sussurrare a un soffio dalle mie labbra, e a questo punto non resisto più e scivolo dentro di lei all’improvviso, cogliendola di sorpresa, ma mi fermo subito, reggendomi sulle braccia.

“È tutto ok?” le domando con un po’ di apprensione.

Lei annuisce e accenna un sorriso. “Sì.”

“Ti sto facendo male?”

“No.”

“Ma non è che me lo dici per…”

“Shhh, basta” mi interrompe lei sfiorandomi le labbra con le dita. “È bellissimo come sempre”.

Mi è difficile crederle davvero, ma poi lei inizia ad accarezzarmi la schiena, scendendo lungo la colonna vertebrale, facendomi rabbrividire, e decido di fidarmi e di lasciarmi andare. Comincio a baciarle il collo, scivolando sempre più dentro di lei, che geme contro la mia spalla.

Piano.

Devo fare piano.

Mi muovo piano, lentamente, con la maggior delicatezza possibile. Lei dice che è tutto ok, ma io ho ancora paura di farle male e mi trattengo, anche se è difficilissimo, e non so quanto potrò resistere a questo ritmo.

Pochissimo.

Cris inizia a muovere i fianchi contro di me, ed è la fine: l’istinto prende subito il sopravvento e la penetro fino in fondo, facendola gemere forte. Perdo definitivamente la testa e mi muovo con impeto, velocemente, continuando ad affondare dentro di lei che ha la testa abbandonata all’indietro sul cuscino e che si aggrappa alla mia schiena.

Così.

Per sempre così.

Io e lei fusi insieme.

Lei totalmente abbandonata a me.

Abbandonata al piacere.

Abbandonata all’amore.

Rallento per potermi beare di tutto questo, per poterla guardare bene senza perdermi una singola espressione che passa sul suo viso, e lei riapre gli occhi, appena appena, e mi rivolge un sorriso così dolce, così dolce… che è la fine del mondo.

Riprendo a muovermi con spinte veloci e profonde. Cris ha ancora gli occhi socchiusi, ma il suo sorriso è diventato diverso…, provocante, e io non ragiono più.

Mi muovo ancora più forte, come forse mai prima ad ora ho fatto, dimenticandomi completamente dei miei propositi di calma e delicatezza, e lei mi asseconda, spingendosi contro di me e gemendo forte ad ogni mio affondo.

Esco e rientro con un unico movimento, guardandola dritta negli occhi che adesso sono bene aperti, e non l’ho mai sentita tanto mia.

Non c’è più niente in mezzo al nostro amore, è così, devo convincermene: questo senso di libertà che mi dà alla testa è reale, d’ora in poi sarà sempre così, ed è una gioia così profonda da essere quasi insopportabile.

La bacio, mentre non riesco più a fermarmi e mi muovo frenetico, fino in fondo. Lei mi stringe con le gambe, con le mani si aggrappa ancora di più alla mia schiena, e ormai conosco troppo bene questi suoi gesti, fanno parte di me come se fossero miei. Smetto di baciarla per poterla guardare mentre gode, per poter vedere il suo viso stravolto dal piacere, mentre sento il suo respiro spezzarsi tra un gemito e l’altro, e mi lascio andare anch’io.

 

Nic dorme ancora, e anche noi ce ne stiamo a letto, appagati, senza voglia di alzarci, sdraiati sul fianco, uno di fronte all’altra, con le teste sullo stesso cuscino.

“Perché non ce ne stiamo tutto il giorno a letto?” dico a Cris, spostandole una ciocca di capelli dal viso.

“Hai cattive intenzioni?” mi chiede lei sorridendo maliziosa.

“Ho intenzioni buonissime”; le do un bacio sulle labbra, poi sotto la mascella, poi sul collo. “Abbiamo da recuperare, no?”.

Lei sorride di nuovo maliziosa, e si avvicina di più al mio viso. “E vuoi recuperare tutto oggi?”

“Perché no?!” le rispondo baciandola, ma poi mi viene in mente una cosa a cui prima non ho minimamente pensato. “Oddio, Cris!” esclamo mettendomi seduto di scatto. “Non è che adesso sei di nuovo incinta?!”

“Mi pare un po’ tardi per pensarci…” dice lei, per niente agitata.

“Cazzo…”.

E chi ci pensava?!

Ero completamente annebbiato dal poter fare di nuovo l’amore con lei per poter pensare con lucidità.

“Tranquillo” sorride lei tirandomi giù. “Ho iniziato a prendere la pillola”.

Io tiro un sospiro di sollievo e torno a sdraiarmi accanto a lei. “E da quando, scusa?”

“Da lunedì…, quando Adele mi ha dato il via libera.”

Lunedì?!” esclamo io alzando la voce. “E tu hai aspettato tre giorni, prima di dirmi che avevamo il via libera?!”

“Non urlare che svegli Nic!” mi dice lei coprendomi la bocca con una mano, e le viene da ridere. “Volevo aspettare oggi.”

“Ah”; mi giro, mettendomi a pancia in su e incrociando le mani dietro la testa. “Volevi aspettare oggi.”

“Sì…”; il suo tono è molto dolce, ma giurerei che potrebbe scoppiare a ridere da un momento all’altro.

“Quindi alla fine mi hai fregato.”

“In che senso ti avrei fregato?” mi domanda mettendosi seduta per guardarmi in faccia.

“Ti ho detto mille volte che oggi non volevo niente! Nessuna festa, nessuna sorpresa, nessun regalo! E tu hai ben pensato di riservare una cosa del genere, che io desideravo da impazzire, per oggi!”

“Il regalo l’ho fatto a me, mica a te” dice lei passandomi una mano in mezzo ai capelli. “Anch’io lo desideravo da impazzire.”

“Beh, ma non è mica il tuo compleanno, oggi!”

“No, non lo è. Ma un mese fa sono diventata ufficialmente una mamma, e oggi volevo tornare a essere ufficialmente anche una donna. La tua donna”.

A questo non ci avevo pensato.

Ho pensato al mio compleanno, al fatto che è trascorso un mese da quando è nato Nic e da quando io sono stato dichiarato guarito e libero di andarmene dall’ospedale, ma al fatto che quello stesso giorno Cris è diventata una mamma, beh, a questo non ci ho proprio pensato. È pure un mese che io sono un papà, a pensarci bene, ma è una cosa molto diversa: Nic non è stato dentro di me per tutti quei mesi e non l’ho partorito io; e poi non è il momento di pensare a me.

“Scusa” dico allargando le braccia verso di lei, che non perde tempo e si sdraia su di me. “Auguri alla mamma di Nic” sussurro stringendola. “E auguri alla mia donna”.

La mia donna.

La mia bellissima, dolcissima, fortissima, fantastica donna.

 

È arrivata l’ora di andare a cena. Cris è bellissima, e non sono male nemmeno io: ho indossato la camicia blu, i miei capelli sono finalmente di una lunghezza decente e ci ho pure messo il gel, e anche il mio umore è notevolmente migliorato dopo la sorpresa che Cris mi ha fatto stamattina. Nic, neanche a parlarne, è stupendo: Cris gli ha messo uno di quei costosi completini firmati comprati da Carola, ma mio figlio è stupendo pure in pannolino e canottiera.

“Ciao! Seguitemi pure!” ci dice Jessica quando arriviamo al Paradise, dopo aver fatto non so quante moine a Nic, ovviamente. Noi la seguiamo fino alla sala più interna, ma poi ci chiede se preferiamo accomodarci fuori, sulla terrazza: “Stasera abbiamo la musica dal vivo.”

“Sì, dai!” esclama Cris entusiasta.

“Ma non darà fastidio al Piscione?” le domando io dubbioso, accarezzando la testa a Nic, che è in braccio a lei ed è sveglio.

“Ma no! Basterà mettersi lontani dalle casse.”

“Ok…”; annuisco, prendendo il passeggino che avevo già parcheggiato vicino a un tavolo. “Andiamo fuori.”

“Scegliete pure il tavolo che volete” ci dice Jessica. “Io vado a prendervi i menù”.

Cris va avanti, e io la seguo. Appena lei mette piede fuori, si sentono un paio di colpi di batteria, e poi altri ancora; mi pare presto per l’esibizione, sono da poco passate le 8! Forse la band sta facendo le prove, e direi proprio che ne hanno bisogno, perché ‘sto batterista mi sembra un po’ imbranato.

E certo che è imbranato: è Toni!

Non ci credo!

Sul palco, insieme agli strumenti, ci sono Toni, Vale e Ruggero, e di fronte a me tutti gli altri: papà, Bianca e tutti i suoi nipoti, compresa Mela, Rocco e Piera, Bella, Chicco, Bobo, Flam coi suoi genitori e suo fratello, Margi, Thomas, Lilia ed Allegra, Emma, Olga, il nonno di Toni… C’è perfino Carlo, e pure Ulisse con tre dei suoi figli!

Penso di avere un’espressione da perfetto cretino.

Tutti applaudono e urlano “Sorpresaaa!”, e io li guardo incredulo; poi guardo Cris che mi sorride, anche se si vede benissimo che teme un po’ la mia reazione, ma prima che io possa dire qualsiasi cosa, lei dà Nic in braccio a papà, mi prende per mano e va verso il palco, mentre io mi faccio trascinare, troppo sconvolto per oppormi.

Toni parte di nuovo con la batteria, Cris mi porge la chitarra e poi si sistema dietro all’asta col microfono; Vale comincia a suonare la tastiera, Ruggero il basso, e io non posso non riconoscere Io non ho finito. Inizio a suonare meccanicamente, quasi in trance, mentre guardo ancora tutte le persone che sono qui davanti a me, per me, e mi viene da piangere.

“Canta anche tu, su!” mi dice Cris dandomi una gomitata, e in qualche modo mi scuote e comincio a cantare, anche se sono emozionatissimo e mi trema la voce.

 

Quando finiamo, mi precipito giù dal palco per abbracciare tutti, finché tra le braccia mi ritrovo Cris. “Stavolta però è vero che mi hai fregato” le dico stringendola.

“Sei arrabbiato?” mi domanda lei giocando coi bottoni della mia camicia.

“Tu che dici?” le chiedo cercando di mantenere un tono e una faccia seri.

“Io dico che sei felice!” esclama lei baciandomi, e io sospiro e alzo gli occhi al cielo. “Dai, ammettilo!”

“No. Non lo ammetterò mai.”

“Dai…!”

“E va bene!” sbuffo. “Sono felice”; lei sorride e mi bacia di nuovo.

“Tanto?”

“Tanto”; e stavolta sono io a baciarla.

“Ahò! E basta co’ ‘ste smancerie! E su!” esclama Ulisse arrivando con in braccio Nic che sta piangendo. “Me sa che il pupo c’ha fame.”

“Oh… vieni qua amore” dice Cris prendendolo e allontanandosi con lui.

“Come hai fatto a ottenere un giorno di permesso?” domando io ad Ulisse.

“Ma che permesso! Ho appena fatto lo smonto notte, e domani è il mio giorno di riposo. Sarebbero voluti veni’ tutti, ma io ero l’unico col turno giusto per farlo!” mi dice ridendo. “Figurati se la Lisandri me dava un giorno de permesso per anna’ a un compleanno! Anche se il compleanno del re Leone non è mica ‘na roba da poco!”

“Appunto!” esclamo io. “È una specie di miracolo!”

“E secondo me la Lisandri ‘sta pure a rosica’ per non essere potuta veni’!”.

Io rido e prendo la birra che Vale mi sta porgendo. “Ah, può essere!”

“Cento di questi giorni?” dice Vale avvicinando la sua bottiglietta alla mia.

“Fai passare la mezzanotte e poi te lo dico” gli rispondo io ridendo, facendo scontrare le bottigliette.

“Potevi portarne una pure a me, però!” si lamenta Ulisse.

“Scusa…” gli risponde Vale imbarazzato. “È che non sapevo se ti piace o no, e…”

“Vabbè, lascia sta’! Me la vado a prendere. Anzi, prima me sa che magno qualcosa! C’è ogni ben di Dio!”.

In effetti c’è un buffet davvero fantastico, e Jessica e Simone fanno avanti e indietro dalla cucina, portando di continuo nuovo cibo.

“Scusa un attimo” dico a Vale, andando verso Cris che è seduta su un divanetto e sta allattando Nic. “Cris, ma tu sei sicura che possiamo permetterci una festa del genere? No perché…”

“È il regalo di tuo padre” mi risponde lei con un sorriso dolce, accarezzando la testa di Nic.

“Ah ok”; sono senza parole. “Vado a ringraziarlo allora”; ma prima passo dal buffet e preparo un piatto per Cris. “Prima che Chicco faccia fuori tutto” le dico appoggiando il piatto sul tavolino davanti a lei.

“Grazie amore”.

 

“Grazie papà” gli dico abbracciandolo, e lui resta per un attimo disorientato, non so se per il grazie o per l’abbraccio.

“Per cosa?”

“Per tutto questo, no?!” esclamo allargando le braccia.

Lui sorride e annuisce. “Volevo regalarti un compleanno felice” mi dice col mento che trema.

Sorrido anch’io e gli appoggio una mano sulla spalla. “Me ne hai regalati tanti”; persino l’anno scorso, a modo suo ci ha provato, regalandomi una mega torta e bibite a volontà per la festa, peccato che poi è andata com’è andata. Pure per il mio sedicesimo compleanno mi ha regalato una mega festa, insieme alla mamma, con una mega torta e pure una mega Vespa, e poi… Tre anni. Sono passati tre anni. Ma non voglio indugiare in questi pensieri. Non adesso.

Papà prende il suo portafogli e ne tira fuori una busta un po’ stropicciata. “Tuo nonno ti manda questa”.

Mio nonno. Ancora non ci riesco proprio a pensare al Generale in questi termini. Apro la busta e resto a bocca aperta: non ho mai visto tanti soldi in contanti, e tantomeno li ho mai avuti tra le mani; c’è pure un cartoncino bianco, semplice, dove c’è scritto che mi fa gli auguri e che vuole incontrarmi quando tornerò in città per gli esami di maturità, perché mi deve parlare di alcune questioni importanti. Non è che quest’idea mi alletti molto.

“Pare che anche lui abbia voluto regalarmi un compleanno felice” dico a papà con tono ironico. “Però mi ha scritto anche che mi vuole vedere. Dici che mi posso fidare, o è meglio se ci vado armato?”

“Dico che ti puoi fidare” mi risponde lui sorridendo. “Però se vuoi ti presto la mia pistola.”

“Guarda guarda!” esclamo io ridendo. “Abbiamo dell’ironia, qui! Verrà a nevicare!”

“Seriamente, se vuoi posso venire con te.”

“Naaa! L’ho affrontato da solo quando ero mezzo morto, figuriamoci adesso!”.

E anche se non muoio dalla voglia di vederlo, sono proprio curioso di scoprire che cos’ha di così importante da dirmi.

 

Cerco di dedicare un po’ di tempo a tutti: è davvero fantastico averli qui, anche se la maggior parte di loro ripartirà domattina. La musica dal vivo c’è sul serio, e per fortuna non fatta da noi, ma da Mela e la sua band, e la mia festa è una vera figata, con tanto cibo che Chicco dice che non ne può più, e tanto alcool che tra un po’ davvero mi tocca mandare Toni a letto; e risate, e musica, e balli, e io e Cris che ogni tanto ci ritroviamo a guardarci, anche se in quel momento siamo in due parti opposte della terrazza; e anche se non ci diciamo nulla, sappiamo con certezza che stiamo entrambi pensando a stamattina. E a stanotte, magari.

Ma se pensavo che le sorprese fossero finite, mi sbagliavo! Tanto per cominciare, tutti insieme mi hanno regalato l’iscrizione al Club di Canottaggio, e pure quella alla palestra, per un anno. “Volete forse dirmi che mi sono rammollito?!” ho protestato mettendo in mostra il bicipite, ma in realtà il loro regalo è fichissimo, e non vedo l’ora di tornare in una palestra vera.

Ad un certo punto, Carlo mi mette in mano il suo telefono, dove in video-chiamata ci sono la Lisandri, Alfredi, Laura, Ester, Orietta, e praticamente tutti i dottori e tutti gli infermieri che conosco, più un sacco di altra gente, tutti a cantarmi Tanti auguri re Leone.

Dopo mi chiama anche Asia, e lei addirittura mi ha regalato tre giorni in una capitale europea a scelta; anzi: ci ha regalato, a me e Cris, “dato che non avete nemmeno fatto la luna di miele…”, e abbiamo tempo fino a dicembre per decidere dove andare e quando.

“Il Piscione lo spediamo a te!” le dico ridendo. “Mica ce lo portiamo dietro, eh!”

“Ah, io lo prendo volentieri, ma smettila di chiamarlo in quel modo!”.

Non ci penso proprio: è il mio adorato Piscione.

 

Mezzanotte è ormai passata, e la festa sta ancora andando avanti.

Il mio compleanno è ufficialmente finito, e non è successo niente di catastrofico, anzi: è stato il compleanno più bello di sempre, e mentre spegnevo le diciannove candeline sulla mia mega torta, circondato da così tanto amore, mi sono reso conto di non avere desideri da esprimere, se non che tutto rimanga così com’è.

Sempre.

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