Capitolo 1238: Mercoledì, 13 maggio 2015

Sono passati due giorni dalla nascita di Nic e dalla rinascita di Leo, finalmente guarito dopo tre lunghissimi anni; finora ne ha parlato solo con suo padre, ma è arrivato il momento per lui di dirlo a Cris, e poi a tutti i loro amici .

 

Il respiro di Cris che dorme accanto a me.

Lento, leggero, rassicurante.

Il respiro che mi ha accompagnato per tutte le notti, durante l’estate dell’anno scorso; l’estate che credevo sarebbe stata l’ultima della mia vita, e invece così non è stato.

Sta arrivando un’altra estate, e io sono ancora qui, di nuovo qui, accanto a lei che dorme, a sentirla respirare.

Ed è bellissimo.

Per così tanti mesi, dopo essere tornato in ospedale, ho sognato di poter dormire ancora accanto a lei, di potermene stare sveglio a guardarla e a sentirla respirare mentre dorme.

E adesso in mezzo a noi c’è pure un altro respiro, ancora più leggero, ancora più rassicurante.

Il respiro di mio figlio.

E stanotte proprio non ce la faccio a dormire. Me ne sto a guardarli, nel buio della stanza rischiarato appena dalla luce che viene da fuori, me ne sto a sentirli respirare, e penso di non aver mai provato nulla di simile, mai un senso di pace così profondo.

Penso di non essermi mai sentito così intero.

 

Nic comincia a muoversi e poi apre gli occhi; ho perso il conto di quante volte l’ho visto svegliarsi in questi due giorni, ma ogni singola volta mi lascia senza fiato.

“Ciao…” sussurro accarezzandogli la testa, e lui apre gli occhi ancora di più e mi guarda; sì, lo so che in realtà non è che riconosce la mia faccia, tutti non fanno che ripetermelo, ma lui mi guarda in un modo che mi fa credere di sì, e perciò fanculo quello che pensano gli altri. “Mi fai compagnia, Piscione?”; ma mentre sto per prenderlo in braccio lui scoppia a piangere, svegliando immediatamente Cris, che in due secondi è già perfettamente lucida, ha già acceso la lampada sul comodino, si è già messa seduta, e lo ha già preso in braccio; la guardo mentre si scopre il seno, con Nic che si attacca all’istante, e non riesco a staccargli gli occhi di dosso.

“Mi piace come ci guardi” mi dice lei sorridendo.

“Come vi guardo?” le chiedo mettendomi seduto anch’io.

“Come si guarda un’opera d’arte.”

“Lo siete”.

Cris mi sorride di nuovo e allunga una mano ad accarezzarmi il viso. “Però ci guardi anche come se dovessimo scomparire da un momento all’altro.”

“Sai com’è… non sono abituato a godere tanto a lungo delle cose belle. Succede sempre qualcosa.”

“Non succederà niente stavolta. Niente di brutto. Vedrai.”

“Cris, io…”; non sono ancora riuscito a dirle che sono guarito; aspettavo il momento giusto, ma poi non trovavo mai il coraggio; è una cosa bella, bellissima, non dovrei avere paura di dirgliela, e invece ce l’ho: è una cosa così bella da spaventarmi a morte.

“Leo…” mi ferma lei appoggiandomi una mano sul ginocchio. “Andrà bene. Presto verrai dimesso… e andremo a vivere tutti e tre insieme. E potrai guardarci in questo modo bellissimo tutte le volte che vorrai.”

“Cris…”

“E nel frattempo noi verremo a trovarti tutti i giorni.”

“Cris…”

“E poi magari la Lisandri ti lascerà uscire ogni tanto, no? Carola ha già detto che puoi fermarti a dormire quando vuoi.”

“Cris!” esclamo con decisione. “Fermati. E ascoltami”.

Lei si zittisce, e si sente solo Nic che ciuccia; forse non è il caso di dirglielo mentre lo allatta.

“Dimmi” mi dice scrutando il mio sguardo per cercare di capirci qualcosa.

“Aspetta. Finisci col Piscione, prima.”

“Perché?”

“Perché è una cosa importante, e non voglio che ti agiti mentre lo allatti”.

Lei mi scruta ancora, e sul suo viso passano mille emozioni, poi deglutisce e annuisce: “Va bene”; resta in silenzio per qualche minuto, poi sospira. “Mi hai già fatta agitare, lo sai?”

“Lo so” le rispondo annuendo. “Però è una cosa bella. Giuro.”

“È una cosa bella…” ripete lei con tono dolce, e le si illuminano gli occhi, ma si vede che ha tanta paura di illudersi.

“Sì…” sussurro mentre lei si avvicina di più a me e mi prende la mano.

 

Ce ne stiamo in silenzio finché Nic non si addormenta, poi lei si alza e va a metterlo nella culla. “Dai, dimmi adesso” mi dice incrociando le braccia.

“Vieni qui” le dico io battendo la mano sul materasso.

“No, sto qua.”

“Eddai Cris!” esclamo ridendo.

“No, voglio stare qua” ribatte restando in piedi vicino alla culla di Nic.

“Ok…” dico leccandomi le labbra. “Hai presente quello che stavi dicendo prima…? Di noi tre che andremo a vivere insieme… e io che potrò guard…”

“Sì” mi interrompe lei; è molto tesa, e trema anche un po’.

“Diciamo che abbiamo già cominciato.”

“Che vuoi dire?” mi domanda avvicinandosi di un passo.

Io deglutisco e prendo fiato: “Che non devo tornare in ospedale”. Lei sta per dire qualcosa, forse teme che voglia fare un’altra delle mie cazzate, allora decido di andare dritto al punto: “Sono guarito, Cris”.

Lei spalanca gli occhi e trattiene il respiro, del tutto sconvolta. “È… cioè…”; si porta una mano alla bocca e resta immobile a fissarmi. Io faccio per alzarmi, ma lei mi fa segno di aspettare con la mano. “Ne sei sicuro?”

“Sì” le rispondo sorridendo. “E ne sono sicuri pure la Lisandri e Alfredi, perciò direi che ci possiamo fidare.”

“Ci possiamo fidare” ripete lei quasi in trance.

“Sì” annuisco io ridendo, inarcando le sopracciglia.

Lei mi fissa negli occhi, resta immobile per un attimo, come congelata, poi scoppia a piangere e a ridere insieme, come il giorno che è nato Nic, e si tuffa praticamente addosso a me, sbattendo il ginocchio contro la mia gamba d’acciaio. “Ahia!”

“Cazzo Cris! Ti sei fatta male?”

“Tantissimo” mormora contro la mia spalla, senza smettere di piangere ma nemmeno di ridere; poi solleva la testa a guardami e mi butta le braccia al collo. “Sei guarito” dice deglutendo.

“Sì” sorrido io prendendole il viso tra le mani e asciugandoglielo con i pollici.

“Ma quando lo hai saputo?”

“Mentre il Piscione decideva che era ora di venire al mondo.”

“E per due giorni non mi hai detto niente?”

“Hai ragione, è che… non lo so, aspettavo il momento giusto… e poi avevo paura.”

“Di crederci per davvero?” mi domanda lei accarezzandomi il viso.

“Sì” ammetto io spostandole indietro i capelli.

“E adesso ci credi?”

“Non al 100%, però… vedrò di crederci il prima possibile” le dico sorridendo.

“Io ci credo già” mi risponde lei baciandomi.

“Il ginocchio come va? Ti fa male?”

“Eh… un po’…”

“Cazzo, si sta già gonfiando!” esclamo guardandolo. “Vado a prenderti il ghiaccio.”

“Grazie” mi dice lei mentre mi alzo dal letto per andare in cucina.

 

“Niente ghiaccio…” annuncio quando torno in camera. “In freezer ho trovato solo la parmigiana di Bianca” dico appoggiandole sul ginocchio la teglia che ho avvolto in uno strofinaccio, e lei ride.

“Vabbè, vorrà dire che abbiamo già il pranzo pronto!”

“Esatto!” esclamo io ridendo. “Per stasera invece bisogna che vado a fare la spesa.”

“Ma sei sicuro che non è meglio se prendiamo le pizze?”

“Beh, scusa, e che ci sta a fare il grande cuoco, allora?”

“Hai ragione, amore… Mi prepari l’impepata di cozze?” mi domanda sorridendo.

“Avevo in mente altro… però va bene, non posso dirti no, dopo la faticaccia che hai fatto per mettere al mondo mio figlio!”; anche se non ho per niente dei bei ricordi dell’ultima volta che l’ho preparata.

“Grazie mio grande cuoco!” esclama lei abbracciandomi. “Ma come pensi di fare con la spesa?”; il supermercato è lontanissimo, e sarebbe un casino tornare a piedi con tutto il necessario per una cena per dodici persone. “Potresti farmi la lista, e vado io a farla mentre tu stai con Nic.”

“No no.”

“Guarda che sto bene, posso benissimo uscire!”

Stavi bene, prima di fracassarti un ginocchio!” ribatto io spostando la teglia per vedere come è messo: di sicuro le verrà un livido enorme.

“Guarda che posso camminare! Non è rotto!”

“Voglio andare io. Punto.”

“E come farai a portare tutta la spesa a piedi fino a qua, da solo?”

“Ho già chiesto a mio padre se mi accompagna con la macchina.”

“Aaah!” esclama lei, rivolgendomi un sorriso dolcissimo. “Ok!”

“Che c’hai adesso? Che è quel sorriso?”

“Mi fa piacere che passiate del tempo insieme.”

“Ah beh! Negli ultimi mesi ne abbiamo passato pure troppo!” esclamo io ridendo. “Vedrai quando torneremo in città! Ce lo avremo sempre addosso!”

“Sì.. è probabile!” sorride lei. “Adesso che c’è anche Nic, poi…”; all’improvviso il suo sorriso si spegne e diventa malinconica; non le chiedo niente, penso non ci voglia un genio a capirlo: i suoi genitori non si sono nemmeno fatti sentire, non si sono degnati di telefonarle e nemmeno di mandarle un messaggio; e sono sicuro che sappiano della nascita di Nic, perché domani arriva Carola, ed è impossibile che non glielo abbia detto.

“Ehi…” le dico accarezzandole il viso col dorso della mano. “Non dovremo più separarci…, fantastico, no?”

“Sì, è meraviglioso!” esclama lei abbracciandomi.

“E ci sarò io a prendermi cura di voi” dico stringendola forte. “Sempre”.

Non so come, non so se ne sarò davvero all’altezza, ma giuro che sarà così.

 

“Hai detto a Cris che sei guarito, eh?” mi domanda papà quando saliamo sulla sua auto per andare al supermercato.

“Sì, stanotte” gli rispondo io allacciandomi la cintura, mentre lui mette in moto. “Da cosa l’hai capito?”

“Era troppo felice.”

“Beh…, era troppo felice pure ieri, se è per questo.”

“Sì, ma adesso ancora di più. Serena, ecco, forse questo è il termine giusto”.

Io sorrido e annuisco: “Sì…, è vero.”

“E tu? Sei sereno?”

Io?!”; sto per mentire, ma poi cambio idea. “Ci provo.”

“Hai…”; lui deglutisce e si volta a guardarmi. “Hai paura di ammalarti di nuovo?”.

Non credevo che avrebbe mai avuto il coraggio di farmi una domanda simile, e ne sono molto sorpreso. “Anche” ammetto sospirando.

“E cos’altro ti preoccupa?”

“Facciamo prima a dire cosa non mi preoccupa!” esclamo con tono sarcastico.

“Se hai bisogno di…”

“Non ho bisogno di niente” dico interrompendolo in modo brusco.

Lui resta per un attimo in silenzio, tamburellando con le dita sul volante. “Nemmeno di una casa?”. Una casa. Certo che ho bisogno di una casa. Una casa per me, Cris e Nic, senza nessun altro intorno, possibilmente. “Avete pensato a dove andare a vivere?”

“No” gli rispondo secco.

“E come…”

“Non lo so, papà! Non lo so!”

“Non ti agitare, stavo solo chiedendo…”

“Questa è una delle cose che mi preoccupa, ok?!” esclamo esasperato. “Non abbiamo ancora pensato a dove andare perché non ci aspettavamo che sarei stato dimesso proprio adesso!”

“Certo, lo capisco.”

“Per un po’ ce ne staremo qua sull’isola. Poi… si vedrà.”

“Io avrei una proposta.”

“Sentiamo” dico mentre cerco una canzone decente alla radio.

“Casa nostra.”

“Ti ringrazio papà…, però la mia vecchia camera è un po’ stretta per starci in tre…”

“Ma quella di Asia è molto grande.”

“Beh, ma tornerà prima o poi… E non mi sembra giusto obbligarla a cambiare stanza”; anche se, conoscendola, quella è così altruista che direbbe subito di sì.

Lui si gira verso di me e mi sorride: “Ho pensato di trasferirmi alla masseria. La casa sul porto sarebbe tutta per te. Per la tua famiglia”.

Non me lo aspettavo, e non so cosa dire.

Casa nostra.

Tornare a casa nostra.

Casa nostra che diventerebbe casa mia.

Mia e di Cris, e di Nic.

Troppo bello per essere vero.

“Papà, sarebbe fantastico!” esclamo sorridendo. “Ma… ne sei sicuro?”

“Sono sicurissimo.”

“E Asia che ne pensa?”

“Ha detto che dopo tutto questo tempo a New York, non vede l’ora di rilassarsi in campagna!”.

Io sorrido e scuoto la testa: “Quella là si trasferirebbe pure in una topaia, pur di rendere felice me.”

“Sì” mi risponde lui sorridendo. “Però era davvero contenta all’idea della masseria.”

“Ma non ti dispiace…, insomma…, quella è la casa che avete scelto tu e la mamma, la casa dove…”

“La casa dove sono stato molto felice insieme a lei” dice lui con la voce che gli trema. “Ancora di più quando è arrivata Asia, e poi tu. Però… avevi ragione quando hai detto che quella casa era diventata la mia tomba. Perciò adesso è giusto che abbia nuova vita, e non vedo modo migliore.”

“Grazie papà” gli dico con gli occhi lucidi. “Davvero”; appoggio una mano sulla sua gamba, e lui ci appoggia sopra la sua; annuisce senza dire niente, troppo emozionato per dire qualsiasi cosa, e si limita a stringere la mia mano, mentre alla radio Cremonini canta Buon viaggio.

 

“Un brindisi al grande cuoco!” urla Toni sollevando il bicchiere pieno di vino.

“Toni, e piantala con questi brindisi!” esclamo io; da quando ci siamo seduti a cenare ha già brindato a Nic, a me che sono diventato padre, a Cris che è diventata madre, a Bianca che ha portato la torta al cioccolato, a mio padre che ha portato il Prosecco, a Bobo che ha portato la chitarra… Insomma: peggio che a un matrimonio! “Con questa scusa stai bevendo un po’ troppo! Va a finire che mi tocca metterti a letto!”

“È l’ultimo! È l’ultimo! Non si può non brindare al grande cuoco! Eh!”

“Toni ha ragione” interviene Flam. “È tutto così buono! Cucini meglio di mia mamma!”

“Ah, meglio della mia è poco ma sicuro!” ride Bobo.

“Difendetelo…” dico io con tono serio, ma mi viene da ridere. “Difendetelo pure!”

“Al grande cuoco!” esclama Vale sollevando il suo bicchiere, dopo aver riempito quello di Bella.

“Al grande cuoco!” ripetono tutti, ed io sorrido e ringrazio alzando in alto le braccia. Aveva ragione Asia, quando mi punzecchiava sull’aver sbagliato scuola: se avessi fatto l’alberghiero, almeno adesso avrei un mestiere.

Abbiamo appena riappoggiato i bicchieri, che dal baby-talk si sente Nic che piange.

“C’ha ancora fame?!” domanda Chicco allibito. “Ma questo magna più de me, aò!”.

In effetti, Cris avrà finito di allattarlo sì e no dieci minuti fa e si è appena riseduta a tavola, dopo che lui si è addormentato.

“Vorrà essere cambiato” gli risponde Cris spostando la sedia per alzarsi. “Appena ha il pannolino sporco protesta subito!”

“Vado io” dico alzandomi e spingendo la sua sedia di nuovo vicina al tavolo. “Tu non hai ancora mangiato.”

“Va bene” sorride lei dandomi un bacio sulla mano. “Altrimenti qua divorano tutto e non riesco a mangiare le cozze!”.

 

Sto spogliando Nic quando la porta del bagno, che ho lasciato socchiusa, si apre: “C’è bisogno dello zio Vale…?”

“Ah, se vuoi farti passare l’appetito accomodati!” gli dico io ridendo.

“E che sarà mai?! Esageri sempre!”

“Vuoi pensarci tu?” gli chiedo togliendo il pannolino sporco a Nic.

“Ok, stavolta non esageri!” esclama lui tappandosi il naso e facendo finta di uscire dal bagno.

“Passami quelle salviette, va’!” gli dico indicando la mensola.

“Non ti facevo così bravo” sorride lui passandomele.

“Io sono bravo a fare tutto, no?!” esclamo strizzando l’occhio. “E tu Piscione non farmi lo scherzetto di ieri!”

“Che scherzetto ti ha fatto?”

“Indovina…”

“Pipì addosso?”

“Sì, mentre lo cambiavo”. No, stavolta niente scherzi, e poco dopo Nic è pulito, profumato e rivestito.

“Certo che…” comincia a dire Vale.

“Cosa?” gli domando io voltandomi a guardarlo, mentre rimetto a Nic i calzini che senza volere gli ho tolto insieme ai pantaloni.

“No, niente…”

“Eddai su! Stavi per dire qualcosa.”

“Stavo pensando a voce alta”.

Io prendo in braccio Nic e poi guardo Vale negli occhi: “Lo sai che con me non è permesso lasciare i discorsi a metà, no?”.

Lui sospira e poi annuisce: “Lo so… Ok… Stavo pensando che ti mancherà moltissimo, quando tornerai in ospedale”.

Io sorrido e vado verso il soggiorno. “Papà!”

“Dimmi, Leo!”

“Hai voglia di farlo riaddormentare?”

“Certo!” esclama lui alzandosi all’istante da tavola e raggiungendomi. Non vedeva l’ora: domani se ne torna anche lui in città, insieme a tutti gli altri, e oggi a quest’idea si è immagonato parecchie volte.

Papà se ne va in camera con Nic, e io e Vale ritorniamo a tavola; io però non mi siedo. “Devo dirvi una cosa!” annuncio a voce alta, e tutti mi guardano, zittendosi e fermandosi immediatamente. Io passo lo sguardo velocemente su tutti, e vedo Cris che mi sorride: deve aver già capito.

“Niente cazzate, eh Leader?!” esclama Chicco alzandosi con fare minaccioso; e Toni tappa le orecchie a Flam.

“No, niente cazzate” gli rispondo io sorridendo. “Siediti”. Lui si siede ed io mi schiarisco la voce. Sto per dire che ho mandato a fanculo la Bestia, ma non mi sembra il caso davanti a Flam, e a dirla tutta nemmeno davanti a Bianca, così lo dico nel modo più semplice e diretto possibile: “Sono guarito, ragazzi!” esclamo allargando le braccia e lasciandole ricadere.

Così come è successo a me, a papà, e a Cris, pure loro rimangono per un attimo inebetiti, poi cominciano con le urla di gioia e il casino, e me li ritrovo tutti addosso, ad abbracciarmi, a baciarmi, a congratularsi, finché Toni non richiama l’attenzione: “Fermi tutti! Fermi tutti!”; e poi va verso il tavolo e si riempie il bicchiere di vino. “Stavolta il brindisi ci vuole proprio, eh?!”

“Toni…” rido io scuotendo la testa, mentre ridono pure tutti gli altri, che sembrano essere d’accordo con lui e si avvicinano al tavolo per prendere i bicchieri.

“Al Leader!” esclama Toni sollevando il bicchiere, e tutti gli fanno da coro, pure Cris. “Anzi no: al Leader migliore assai che c’è!”.

Io sorrido, ma ho gli occhi lucidi.

Sono guarito.

Averlo detto a tutti loro, lo rende ancora più reale, ancora più forte, ancora più bello. Cris mi prende la mano e la stringe, ed io ricambio la stretta, voltandomi verso di lei per baciarla, mentre Toni, seguito da tutti gli altri, comincia a cantare “Oh oh oh, oh oh oh” .

 

Io non ho finito,
perché ho sete ancora.
Io non ho finito,
fuori è primavera
Io non ho finito,
non ti lascio ora.
Io non ho… finito.

 

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6 commenti su “Capitolo 1238: Mercoledì, 13 maggio 2015

    1. Ciao, mi dispiace ma non è prevista nessuna quarta stagione, al momento. Questa è una Fanfiction, totalmente di mia fantasia ??‍♀️.

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